Fondi, l’Europa torna a rendere

A OTTOBRE IN POSITIVO IL 70% DELLE CATEGORIE GEOGRAFICHE E IL 94% DELLE SETTORIALIdi Marco Capponi
L’Europa torna a generare rendimento in portafoglio. Un movimento tutt’altro che scontato in un anno in cui, complici la guerra in Ucraina, la successiva crisi energetica, le dinamiche di inflazione e le politiche monetarie restrittive, i mercati del Vecchio Continente sono stati tra i più penalizzati a livello di performance. Il rally di ottobre, che per il Ftse Mib ha comportato il 15° miglior mese degli ultimi 50 anni, ha favorito un rimbalzo solido di molte categorie d’investimento geografiche focalizzate sull’Europa, che sono risultate tra le migliori del periodo.

È quanto emerge dalla FidaRating Analysis della società di analisi finanziaria Fida, che ha calcolato i rendimenti mensili delle varie categorie di prodotti d’investimento. In generale il mese è stato positivo per la gran parte dei comparti del risparmio gestito. Il 70% delle specializzazioni azionarie geografiche ha chiuso ottobre con il segno più e tra quelle settoriali la quota è salita addirittura al 94%, con un rendimento medio del 4,3%. Ottobre è stato invece un mese più in chiaroscuro per il reddito fisso, complici i rendimenti obbligazionari in calo, ma comunque la metà delle categorie ha registrato rendimenti sopra la parità.

Guardando alle singole categorie, a confermarsi campioni di ottobre sono stati gli azionari Turchia, con una performance prossima al 19% (75% da gennaio). Il risultato si spiega con i massimi storici toccati dalla borsa di Istanbul, ma deve comunque fare i conti con l’inflazione turca all’85,5% e con una valuta nazionale che ha il valore di carta straccia. Seguono, al secondo posto, gli azionari energetici (15,5%), trainati ancora dalla corsa delle commodity e nonostante la forte caduta, a fine mese, del prezzo del gas. Dalla terza posizione in poi c’è un quasi monopolio europeo, intervallato solo, al sesto posto, dagli azionari Usa focalizzati sulle small cap (9,6%). Compaiono nell’ordine i mercati emergenti del Vecchio Continente (10,7%), la Norvegia (10,4%), i mercati emergenti che escludono la Russia (10,2%), la Germania (9,3%) e, all’ottavo posto, large e mid cap di Piazza Affari, con un rendimento del 9,1%, poco sopra il 9% dell’Austria. Va precisato tuttavia che, nonostante il recupero di ottobre, il bilancio da gennaio delle categorie di risparmio gestito, al pari degli indici azionari di riferimento, rimane in gran parte negativo. Per i comparti su società italiane a medio-alta capitalizzazione, ad esempio, la performance del 2022 è in rosso del 16%.

Guardando invece alle ultime della classe, non stupisce trovare le categorie che investono nell’azionario cinese, messo sotto pressione per tutto il periodo dalla politica zero-Covid del governo di Pechino e dalla nuova ondata di lockdown, che hanno frenato in modo significativo le catene produttive e i consumi. Gli azionari Grande Cina a ottobre hanno perso il 15,6%, quelli di Hong Kong il 15,5%, la categoria Cina il 14,8%. Leggermente meglio la Cina A Shares (-10,9%), basata su azioni che possono essere acquistate da investitori istituzionali stranieri solo nell’ambito di piani governativi regolamentati e che sono scambiate soprattutto a livello domestico tramite il canale retail. In forte rosso anche il resto dell’area con le varie categorie di azionari Asia-Pacifico (escluso Giappone) in perdita fino al 9,2% e quelli di Taiwan in flessione del 6,8%.

Focus infine sugli Etf, dove i comparti a leva sono stati protagonisti del periodo ma senza riuscire a compensare del tutto le perdite accumulate da inizio anno. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf