Doris (Mediolanum): non temo le nozze tra Mediobanca e B. Generali

di Marco Capponi
Banca Mediolanum continuerà a correre da sola, e anche un’eventuale aggregazione tra Mediobanca e Banca Generali non spaventa l’amministratore delegato dell’istituto, Massimo Doris. Interpellato a margine dei conti del gruppo, il manager ha precisato che un’eventuale scalata di Piazzetta Cuccia sulla controllata dell’assicuratore triestino non è attualmente in cima alla lista delle preoccupazioni di Banca Mediolanum. «Banca Generali ce l’ho già come concorrente nel mercato, così come Mediobanca». Certo, ha ammesso Doris, «la fusione tra le due realtà creerebbe un gruppo un po’ più forte, con qualche mezzo in più, grazie alle economie di scala; ma il mercato è già competitivo».

L’ad ha parlato inoltre della governance di Piazzetta Cuccia, una banca nella quale ha interessi non solo di mercato, ma anche diretti in qualità di azionista rilevante: tra gruppo e famiglia, i Doris detengono il 3,9% della merchant milanese, conferito per intero al patto di consultazione. «Sul rinnovo di Alberto Nagel alla guida di Mediobanca? Discussioni non ce ne sono state e confermo la mia fiducia a Nagel, che ha sempre gestito molto bene l’istituto». Nonostante ciò, Doris è apparso ben intenzionato a separare i suoi interessi di azionista da quelli di manager. Interpellato su un possibile disegno strategico che prevederebbe la fusione tra Banca Mediolanum e la merchant, l’erede di Ennio ha risposto: «Ribadisco il mio apprezzamento per Mediobanca e per come Nagel la gestisce, ma preferisco mantenere le società separate e andare avanti da solo». Quell’ipotesi, ha concluso, «non tornerà in auge».

Le parole di Doris sono rientrate nel più ampio contesto della presentazione dei risultati di Banca Mediolanum relativi ai nove mesi da gennaio a settembre, a margine dei quali il consiglio ha deliberato la prima tranche di acconto sul dividendo da 24 centesimi (con stacco il 21 novembre), in aumento dai 23 assegnati nel novembre 2021. A spingere il consiglio verso questa decisione ci sono stati gli utili del periodo, pari a 371,5 milioni di euro, leggermente sotto i 375,8 del 2021 ma in un contesto di mercato molto più incerto. «L’utile di fine anno», ha segnalato Doris, «non potrà essere in linea con l’anno scorso a causa delle commissioni di performance: poiché i mercati sono scesi, queste non saranno nemmeno lontanamente vicine ai 348 milioni del 2021». Nonostante ciò il margine operativo è salito del 25%, raggiungendo 474,6 milioni, e le commissioni nette sono state di 762,3 milioni, segnando un incremento anno su anno del 6%.

Lato risultati commerciali, quelli dei nove mesi sono stati positivi per 8,63 miliardi (9,7 contando anche ottobre), in calo dell’8% rispetto ai 9,4 miliardi dello scorso anno. Su una raccolta netta totale di 5,62 miliardi (-13%), quella gestita è arrivata a 4,23 (-9%), ma Doris si è detto fiducioso sul fatto di potersi avvicinare al target di fine anno di 6 miliardi. I crediti erogati hanno raggiunto 2,88 miliardi, in linea con lo scorso anno, mentre i premi assicurativi delle polizze protezione sono stati pari a 133 milioni, in aumento del 12%. (riproduzione riservata)
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