Bce: inflazione vicina al picco

IL CAROVITA DOVREBBE RESTARE ATTORNO AL 10% PER ALCUNI MESI E POI SCENDERE AL 6-7%
di Francesco Ninfole
L’inflazione potrebbe essere a un punto di svolta nell’Eurozona. I livelli più alti sul carovita potrebbero essere alle spalle. Ieri il vicepresidente Bce Luis De Guindos, rispondendo in un incontro Analysis a una domanda di MF-Milano Finanza sulla possibilità che sia stato raggiunto il punto più alto dell’inflazione, ha detto: «Forse. Siamo molto vicini al picco. L’inflazione dovrebbe restare attorno agli attuali livelli del 10% nei prossimi mesi, ma nel primo semestre dovrebbe scendere attorno al 6-7%, se non succede nulla di strano o inatteso».

La prossima settimana Eurostat pubblicherà il dato sul carovita a novembre, che secondo alcuni economisti potrebbe indicare la prima discesa da metà 2020. A ottobre il valore ha toccato il 10,6%, mentre la parte core, cioè quella al netto di cibo, energia ed alcol, è arrivata al 5%. De Guindos ha aggiunto ieri che il calo dell’inflazione potrebbe essere accompagnato da un aumento della componente core che secondo il vicepresidente Bce sarà quella più indicativa in futuro, dato che il valore principale (headline) risente di più di sussidi fiscali e price cap sul gas. Riguardo al governo italiano, il banchiere centrale ha osservato che finora ha adottato una politica di bilancio «prudente».

De Guindos ha ribadito che la Bce «deve fare il proprio lavoro», ovvero «non perdere la credibilità» alzando i tassi fino a riportare l’inflazione al 2%. Per raggiungere l’obiettivo, ha aggiunto, la recessione in arrivo potrebbe non bastare: perciò sono necessari, secondo il banchiere centrale, ulteriori interventi della politica monetaria.

La prossima riunione Bce a dicembre definirà un rialzo di 50 o 75 punti base. Gli ultimi indici Pmi hanno indicato minori pressioni sui prezzi nell’Eurozona e hanno spinto S&P Global a indicare una minore necessità di un approccio aggressivo sui tassi. La maggior parte degli economisti prevede un aumento dello 0,5%. Ma Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo, ha mantenuto un approccio falco sottolineando ieri che «lo spazio per rallentare il ritmo degli aggiustamenti rimane limitato» e che i tassi dovranno salire «probabilmente in territorio restrittivo». Un’ulteriore stretta secondo Schnabel potrebbe essere legata alle misure dei governi: «Molti interventi fiscali popolari tra gli elettori, come i price cap o i sussidi ad ampio raggio, rischiano di alimentare ulteriormente l’inflazione a medio termine», ha detto. Questo «potrebbe in ultima analisi costringere la politica monetaria ad aumentare i tassi oltre il livello che sarebbe considerato appropriato senza stimoli fiscali». Invece per il banchiere centrale portoghese Mario Centeno i rialzi devono proseguire fino a quando l’inflazione rallenterà, come potrebbe accadere presto.

Già nell’ultimo consiglio direttivo, quello del 27 ottobre, i membri Bce hanno discusso sull’entità del rialzo dei tassi. Secondo le minute della riunione, pubblicate ieri, «una larga maggioranza» è stata a favore dell’aumento dello 0,75%, ma «alcuni membri» ne avrebbero preferito uno dello 0,50%, dato che l’incremento è stato accompagnato da altre misure restrittive, tra cui quelle sui rifinanziamenti Tltro. Questi banchieri centrali hanno evidenziato l’importanza della «prudenza», considerando la fragilità dei mercati, il crescente rischio di un rallentamento significativo dell’attività economica e l’inasprimento già visibile nelle condizioni di finanziamento. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf