Un terzo dei pagamenti è in contanti

PER LE TRANSAZIONI SOTTO I 25 EURO L’UTILIZZO DEL CASH BATTE GLI ALTRI METODI DI TRASFERIMENTO, SOPRATTUTTO NELLE REGIONI DEL SUD
di Andrea Pira
Un pagamento su tre in Italia avviene in contanti perché l’acquirente è impossibilitato a farlo altrimenti. E questo nonostante l’obbligo per gli esercenti di accettare i pagamenti con Pos sia in vigore ormai da dieci anni. Il dato emerge da uno studio pubblicato dalla Banca d’Italia nell’ambito della collana Questioni di economia e finanza che segnala come in linea di massima i pagamenti elettronici siano ben visti tra gli italiani. Il tema è di stretta attualità data la scelta del governo di alzare a 5.000 euro il tetto all’uso del contante in vigore dal prossimo primo gennaio. L’esecutivo avrebbe voluto agire già con il decreto Aiuti quater. Su indicazione del Quirinale, mancando i requisiti di urgenza per adottare da subito la misura, si è deciso però di rimandare l’incremento della soglia alla legge di Bilancio.

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni ha detto di essersi adeguata alla media Ue e di aver seguito le indicazioni dell’Eurocamera. Tra i 27 Stati della Ue, soltanto in 12 c’è una soglia per i pagamenti in contanti. In altri sei il tetto vale soltanto in determinate situazioni. Nei restanti nove non ci sono limiti alle transazioni. A livello di esecutivo comunitario i riferimenti principali sono ai 10mila euro che è possibile trasportare in aereo senza dover dichiarare alcunché. Stessa cifra citata nella direttiva antiriciclaggio del 2015 che lascia spazio ai governi per adottare soglie più basse o disposizioni più rigorose. Diecimila euro è anche il limite che gli alleati leghisti avrebbero voluto imporre alla coalizione con un progetto di legge depositato alla Camera che ha portato il tema del contante in cima al dibattito politico.

La mancata accettazione del Pos non è tuttavia l’unica ragione per la diffusione dell’uso del contante nella penisola. Spesso, anche in presenza di alternative per pagare, i contanti sono la soluzione preferita per le piccole cifre, di solito sotto i 25 euro, mentre sopra i 200 euro prevalgono le carte. Al riguardo Via Nazionale mette in evidenza come velocità e facilità nell’uso dei mezzi di pagamento giochino un ruolo chiave. Ecco perché, ad esempio, l’uso di carte contactless scoraggia dal pagare in contanti. «In prospettiva l’evoluzione dei mercato dei pagamenti verso strumenti innovativi e digitali, comprese le Central bank digital currencies (Cbdc) possono cambiare completamente i comportamenti di pagamento”, si legge nell’analisi. In Italia, scrivono gli autori Alberto Di Iorio e Giorgia Rocco, occorre inoltre portare avanti un lavoro di sostegno alla base culturale. Lo studio mette in evidenza come donne e residenti nelle regioni del Sud siano più propensi a usare il cash. (riproduzione riservata)
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