L’INIZIATIVA DI ASSOFONDIPENSIONE E CDP PER L’ ECONOMIA REALE RAGGIUNGE 500 MILIONI
di Anna Messia
Nei giorni scorsi è arrivata anche l’adesione del primo fondo pensione preesistente, quello di Cariplo. Il progetto portato avanti da Assofondipensione e Cassa Depositi e Prestiti per indirizzare il risparmio previdenziale verso l’economia reale ha raggiunto così una raccolta di oltre 250 milioni da parte dei fondi pensione, che arriva a 500 milioni se si considera anche l’apporto promesso da Cassa Depositi e Prestiti (pari a quello dei fondi). L’obiettivo è arrivare a 1 miliardo entro la prossima primavera grazie anche a un nuovo fondo dedicato alle infrastrutture. L’operazione è stata attuata con l’intento di supportare la crescita e la competitività delle imprese italiane e facilitare l’afflusso di investimenti previdenziali, per definizione di lungo termine, verso l’economia reale nazionale. Lo strumento utilizzato è la piattaforma, costituita da fondi di fondi, gestita Fondo Italiano di Investimento sgr (Fii), per investire in particolare in fondi di private equity e di private debt. Il piano, complici le chiusure imposte dalla pandemia, ha impiegato un po’ di tempo a prendere quota (i primi accordi erano stati firmati nel 2019), ma ora è «definitivamente decollato e nonostante i rallentamenti è un successo di tutto il sistema», commenta il presidente di Assofondipensione Giovanni Maggi, il primo a credere con convinzione nell’iniziativa, che sarà presto estesa a un terzo fondo di fondi, dedicato questa volta alle infrastrutture. Il closing dei primi due fondi di fondi è stato posticipato a metà dell’anno prossimo con l’obiettivo ambizioso di arrivare a una raccolta complessiva di 1 miliardo di euro, compreso il terzo fondo, spiega Maggi sottolineando l’ampia adesione del sistema. «A investire, tra impegni e versamenti, sono stati 20 dei 31 fondi complessivamente esistenti e anche il primo preesistente ha sposato il progetto», specifica Maggi, ricordando che si tratta di strumenti che investono al 100% in Italia, in linea con i requisiti Esg.

In rampa di lancio c’è, come detto, un terzo fondo dedicato alle infrastrutture (su cui il co-investimento di Cassa Depositi e Prestiti è ancora in discussione) destinato a partire la prossima primavera per altri 200-250 milioni. «Anche questo sarà gestito dal Fondo Italiano di Investimento sgr e l’interesse dei fondi pensione per le infrastrutture è già molto alto», aggiunge Maggi.

Il secondo pilastro previdenziale, nato dalla riforma di metà anni ‘90, è insomma pronto a fare la sua parte per sostenere la ripresa dell’economia italiana, forte di un patrimonio che ha raggiunto complessivamente asset per 63 miliardi di euro, ma chiede una maggiore attenzione da parte del governo. «L’80% delle adesioni ai fondi pensione negoziali risalgono al 2007, quando si aprì la finestra per il silenzio-assenso dei lavoratori. Chiusa quella, c’è stata una crescita media del 3% l’anno», osserva Maggi, che da tempo chiede al governo di organizzare una nuova campagna di silenzio-assenso per rilanciare la previdenza integrativa, diventata sempre più centrale con il passaggio del sistema previdenziale al contributivo e l’assottigliarsi della pensione pubblica, mentre sta per essere approvata Quota 102 e c’è una nuova riforma delle pensioni all’orizzonte. Temi che saranno al centro della prossima assemblea di Assofondipensione, in programma per il 3 dicembre. «Oggi le adesioni sono pari appena al 30% del potenziale», aggiunge il presidente dell’associazione, che è pronto a chiedere al governo Draghi una maggiore attenzione per i fondi pensione «alla luce dei cambiamenti demografici in atto, visti l’invecchiamento della popolazione e il fatto che, secondo le previsioni, nel 2030 il 70% dei lavori saranno mestieri nuovi, che oggi non esistono». Una rivoluzione in cui il supporto della previdenza integrativa diventerà sempre più rilevante, mentre oggi «il secondo pilastro non sembra affatto nella sensibilità di chi governa il Paese», conclude Maggi, nonostante i fondi siano già oggi un pilastro importante per l’economia italiana. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf