Non Autosufficienza: riforma a rischio?

A mettere in guardia sul rischio che la Legge di Bilancio non preveda misure sufficienti per una riforma del sistema sono le organizzazioni aderenti al Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, che denunciano il mancato stanziamento delle risorse necessarie per avviare il processo di riforma del sistema.

Su 30 miliardi di euro previsti dalla manovra, appena 100 milioni sono destinati ai servizi domiciliari. Ora la partita si sposta in Parlamento.

Il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza è una rete composta da oltre 40 organizzazioni della società civile che chiede alle istituzioni un dialogo aperto sul progetto di riforma del sistema agli anziani non autosufficienti.

Nel luglio scorso – si legge su Percorsi di Secondo Welfare – il Patto aveva incontrato il Ministro della Salute Roberto Speranza e al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando chiedendo loro impegni concreti in tal senso. Poche settimane fa le organizzazioni erano tornate a farsi sentire presentando proposte puntualiper dare il via alla riforma: incrementare da subito le risorse per il Servizio di assistenza domiciliare erogato dai Comuni e utilizzare i nuovi fondi a disposizione dell’Assistenza domiciliare integrata delle Asl.

Il testo della Legge di Bilancio trasmesso dal Governo al Parlamento, tuttavia, ha deluso le aspettative del Patto, che ha diffuso un comunicato per sottolinearlo. Lo riportiamo di seguito.

La Legge di Bilancio stanzia, per il 2022, solo 100 milioni di euro per i servizi domiciliari sociali erogati dai Comuni agli anziani non autosufficienti. Dunque, 200 milioni in meno di quanto previsto dal Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza, che aveva chiesto che l’1% delle risorse stanziate con la Legge di Bilancio – ossia 300 milioni su 30 miliardi – fosse destinato a costruire un rafforzamento stabile dei servizi di assistenza domiciliare erogati dai Comuni.

Sebbene la manovra li configuri come livelli essenziali delle prestazioni, così come da noi richiesto, si prevede per questi servizi appena lo 0,3% del totale delle risorse investite. Briciole, rispetto alle esigenze degli anziani e delle loro famiglie. Con tali risorse non solo si potrà fare ben poco per invertire la tendenza rispetto alla scarsità attuale delle risposte fornite a questa fascia di popolazione – oggi riceve domiciliarità sociale appena l’1,3% degli anziani – ma anche per le prospettive di riforma. Nelle intenzioni del Patto, infatti, le maggiori risorse per la domiciliarità sociale avrebbero dovuto affiancare i nuovi fondi previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la domiciliarità sanitaria delle Asl, pari nel 2022 a 584 milioni, per iniziare a realizzare nei territori quelle risposte unitarie e integrate, tra Comuni e Asl, che rappresentano la migliore risposta per gli anziani.

Chiediamo pertanto che nel passaggio parlamentare si proceda ad un re-integro dei fondi. A tal fine presenteremo degli emendamenti sui quali chiediamo il sostegno unitario di tutte le parti politiche.