Mobilità, è tempo d’integrare

DALLE AUTO ALLE BICI, LE PIATTAFORME COMBINANO ORA I VARI MEZZI. IL FUTURO SECONDO ARVAL
di Marco A. Capisani
Monopattini, scooter, bici, di proprietà o a noleggio, e poi ancora automobili, private o in modalità sharing, senza dimenticare treni e mezzi pubblici urbani: oggi ci sono molti mezzi di spostamento a disposizione e ognuno può scegliere in base alle sue preferenze e necessità. In un periodo storico in cui si parla tanto di mobilità green, poi, si decide come affrontare un viaggio in base alla comodità, alla velocità ma anche alle emissioni di anidride carbonica. Eppure un problema sorge quando bisogna prendere diversi mezzi. Chi suggerisce la combinazione più veloce o comoda? È possibile pagare in un’unica volta tutti i passaggi? «Ora è tempo di integrare le differenti modalità di spostamento, includendo il numero di mezzi più ampio possibile. Soprattutto per chi vive nei grandi centri urbani, dove si concentrerà il 70% della popolazione e dove, in un’ottica di sostenibilità, bisogna mantenere una certa qualità dell’aria», conferma a ItaliaOggi Grégoire Chové, managing director Europe di Arval (gruppo Bnp Paribas), società specializzata nel settore del noleggio a lungo termine e nei servizi di mobilità. «Esistono già piattaforme digitali che, via app, consigliano la soluzione migliore coniugando l’uso di auto, bici o monopattino per esempio». Quindi, dovendo andare da un punto all’altra della città, un utente può sapere prima, con un solo clic, se gli conviene prendere una bicicletta in condivisione fino alla metropolitana più vicina e poi servirsi di una vettura a noleggio oppure, dovendo recarsi fuori città, fino a dove può arrivare coi mezzi pubblici e come può coprire l’ultimo tratto di strada. «Per gli spostamenti di lavoro, c’è anche la possibilità di usufruire di piattaforme di car pooling, venendo informati se un collega sta compiendo lo stesso tragitto con l’auto aziendale», aggiunge Alessandro Pigazzi, direttore retail Arval Italia. «L’obiettivo è sempre lo stesso, per privati o aziende: ridurre i costi, la propria impronta ambientale e potersi spostare facilmente, senza che ognuno di noi debba obbligatoriamente usare una macchina».

Esempi di piattaforme digitali che integrano i vari mezzi di locomozione sono nati in tutta Europa. In Germania c’è Sixt, in Francia e Olanda c’è la stessa Arval impegnata nella costruzione di un sistema di Maas (Mobility as a service), che dalle flotte auto aziendali (suo storico business) estende i servizi ai dipendenti delle aziende e alle loro famiglie. Invece in Italia Telepass (di cui è partner la società del gruppo Bnp Paribas) ha ampliato la gamma di servizi offerti spaziando da Telepass Pay Plus, l’applicazione che comprende tra l’altro l’acquisto dei biglietti di treno e mezzi pubblici, fino al più recente accordo che Urbi, operatore nella mobilità condivisa del gruppo Telepass, ha stretto con Voi Technology per includere i monopattini in sharing nei suoi servizi.

Per agevolare l’uso di queste soluzioni tecnologiche, però, «bisogna coinvolgere sempre di più le società di instant payments e armonizzare i singoli sistemi di pagamento», prosegue Chové, «in modo che si possano saldare con un’unica transazione tutte le fasi del viaggio. Al momento la formula dominante è il pagamento a consumo, che è più facile da omogeneizzare sulle diverse piattaforme. Ma esiste pure la possibilità di pagare un abbonamento, seguendo un modello subscription». Arval, per esempio, concentra oggi la sua attenzione su un accesso a una mobilità più flessibile con contratti di media durata, sottoscrivibili anche con formule di abbonamento annuale. «Cerchiamo di coprire lo spazio di mercato tra noleggio a breve e lungo termine grazie a nuovi prodotti con una durata che varia da un mese ai due anni», sottolinea Pigazzi ricordando che, a livello di servizi, «le app per organizzare uno spostamento si stanno aprendo sia agli operatori di instant payments sia, tra gli altri, alle società immobiliari». L’intenzione è giungere a offerte sempre più mirate pensando a target specifici di pubblico, come una famiglia che compra un appartamento in una nuova costruzione eco-sostenibile e può trovare nel pacchetto di acquisto anche un servizio condominiale di auto elettriche.

Insomma, «vanno integrate le diverse offerte ma perché l’intero sistema funzioni bene», rilancia Chové, «serve che il settore pubblico sia capofila di questa integrazione e coordini le iniziative, anche per garantirne la dimensione green». Decideremo la nostra mobilità tutta via app? «Nel breve periodo, immaginiamo un futuro in cui si punta su un mix di fisico-digitale, soprattutto per convincere i consumatori a spostarsi progressivamente dalla proprietà dell’auto al noleggio», risponde Pigazzi. «Si tratta di una scelta importante e il cliente ha bisogno di tempo per decidere, volendo anche toccare con mano i veicoli che avrà a disposizione. Inoltre, spesso, il cliente preferisce essere supportato da un esperto». Ecco perché Arval ha iniziato in Italia ad aprire dei negozi fisici, gli Arval Store, in cui vengono valutate le vetture usate di proprietà e si determina un equivalente credito da spendere nel noleggio dell’auto sostitutiva. Oggi gli store fisici del gruppo sono tre (a Milano, Firenze e Torino) ma per l’inizio del 2022 ci sono due inaugurazioni in programma.

Da ultimo ma non meno importante, quello che resta da fare è «accompagnare il privato in questa trasformazione della mobilità, sensibilizzandolo e spiegandogli le nuove soluzioni», conclude Chové. A conferma «l’utente che sceglie di muoversi con un’auto elettrica, talvolta, si preoccupa che il veicolo non abbia abbastanza autonomia per coprire tutto il percorso. Ma, analizzando i big data», chiosa Pigazzi, «noi sappiamo che l’80% di chi opta per questa mezzo non supera i 20-25 km di tragitto garantiti».
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