IL METAVERSO, la nuova frontiera della multicanalità

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Da quando Mark Zuckerberg ha annunciato l’utilizzo del nome Meta per indicare l’insieme di tutte le sue iniziative imprenditoriali in ambito social (Facebook, Instagram e Whatsapp, solo per citare le più famose) si è finalmente ripreso a parlare di Metaverso e dei numerosi concetti collegati.

Il termine metaverso nasce all’interno della cultura cyberpunk ed è stato utilizzato per la prima volta nel 1992 da Neal Stephenson in Snow Crash. Il cyberpunk nasce verso la fine degli anni ‘70, in un unicum tecnologico-culturale davvero straordinario: la società attuale, nel bene e nel male, è in buona parte il prodotto di quelle visioni.

Diversi scrittori di talento possono essere considerati appartenenti al genere cyberpunk, uno su tutti William Gibson, l’inventore del termine cyberspazio, utilizzato per la prima volta nel 1984 in Neuromante. Suo il libro da molti considerato la massima vetta del cyberpunk, nonché un ottimo punto di partenza per chi volesse approfondire il genere: Luce Virtuale.

Per gli amanti del pop, invece, ricordiamo Ready Player One di Ernest Cline (preso poi in mano da Spielberg) che ci racconta un 2054 davvero Meta.

Nel nostro piccolo, molti di noi hanno respirato e condiviso quelle tendenze. Lo stesso attualissimo IAssicur City trova le sue radici tecnologiche e filosofiche nel cyberspazio e nel metaverso. Nonostante lo scempio sociale sotto gli occhi di tutti, noi siamo degli inguaribili ottimisti: la tecnologia è sempre la benvenuta quando amplifica le capacità umane ed estende i confini della realtà. Diventa cattiva solo quando sostituisce, appiattisce o, peggio del peggio, “narcotizza”.

Metaverso e cyberspazio rimandano ad universi paralleli a cui è possibile accedere tramite opportuni strumenti tecnologici. La principale misura di confronto tra i vari universi è il grado di immersività. Limitandosi all’aspetto visivo: gli attuali smartphone hanno un livello di immersività molto basso e all’estremo opposto abbiamo gli occhiali che proiettano direttamente le immagini sulla retina.

Quando emergerà uno standard riconosciuto è facile prevedere che l’umanità inizierà ad occupare i territori del metaverso e quindi ad avere rapporti di natura sociale ed economica nella nuova dimensione, estendendo significativamente l’attuale concetto di multicanalità.

Molti cercheranno di gareggiare per diventare lo standard e riuscire quindi a “vendere” lo spazio nel metaverso. Tanto per capirci, Internet è fondamentalmente libero ma Google o Facebook sono solo gratuiti. C’è una bella differenza in termini economici: oggi tutti passano da Google o Facebook ed è per questo che, insieme a pochi altri, sono loro i veri “padroni”. Meta di Zuckerberg ha l’obiettivo dichiarato di diventare uno standard del metaverso e con oltre diecimila persone coinvolte nel suo sviluppo la candidatura è senza dubbio seria.

Nella pratica, dal 1990 tutte le aziende si sono progressivamente dotate di un sito internet. Poi sono arrivate le ricerche alla Google, i social alla Facebook, le vendite online, l’home insurance e il telelavoro. Il prossimo passaggio sarà quindi probabilmente la realtà virtuale immersiva, magari passando per il livello intermedio della realtà aumentata.

Naturalmente è impossibile prevedere le tempistiche esatte. Le automobili in grado di parcheggiare da sole sono disponibili da almeno dieci anni ma solo ora stanno diventando un optional di serie. Chi però volesse provare lo stato dell’arte della tecnologia custom – quella disponibile al di fuori dei laboratori di ricerca – può fare un “giro” su Google Earth utilizzando un casco con una discreta definizione (ad esempio HTC Vive Pro). Già con questo tipo di tecnologia, tutto sommato ancora abbastanza elementare, potete rendervi conto del “prima” e del “dopo”.

Poter visitare qualsiasi zona della Terra, sorvolare alla velocità desiderata un deserto o un oceano, essere teletrasportati con un click davanti alla propria porta di casa, viaggiare fino a Manhattan, magari passando per Piazza San Marco a Venezia, è un’esperienza davvero unica.

Tra l’altro, se non ho frainteso le sue intenzioni, durante il mio ultimo viaggio nel metaverso un tizio a Times Square si stava avvicinando per vendermi una polizza viaggi: meno male che con un semplice click mi sono ritrovato nell’atmosfera, a guardare il Sole spuntare dietro l’Australia.

Gabriele Rossi, CEO Diagramma