Ipotesi opa, Mediobanca fredda

LA POSSIBILITÀ CHE DELFIN OLTREPASSI IL 20% ISPIRA LE SALE OPERATIVE, MA NON IL MERCATO
di Andrea Montanari
E se l’avanzata di Leonardo Del Vecchio e Francesco Gaetano Caltagirone su Mediobanca culminasse in un’opa? Nelle sale operative i broker iniziano a riflettere su questa ipotesi, mentre il mercato rimane guardingo, con il titolo della merchant che ieri ha chiuso gli scambi in progresso dello 0,14% a 10,63 euro. Non è del resto scontato che si debba arrivare a questa soluzione per venire a capo del rebus che riguarda il principale asset della merchant bank guidata da Alberto Nagel – ovvero la quota nelle Generali, vero target dei due imprenditori italiani -, attesa dall’assemblea del prossimo aprile per il rinnovo del board. Così l’anticipazione di MF-Milano Finanza di ieri, relativa alla possibilità che la Delfin di Del Vecchio dopo aver raggiunto la soglia del 18,9% possa incrementare il suo investimento su Piazzetta Cuccia alzando l’asticella ben oltre quel 20% finora autorizzato da Bce ha stuzzicato gli analisti di Piazza Affari. In particolare Bestinver Securities ieri in un report ha evidenziato come l’asse tra l’industriale milanese dell’occhialeria e il costruttore-editore romano possa portare a una eventuale opa. «Il rischio che la partecipazione combinata superi la soglia di un’offerta pubblica d’acquisto obbligatoria, ipotizziamo il 25%, è rilevante, a nostro avviso», hanno messo nero su bianco senza mezzi termini gli analisti. «Quindi è possibile vedere entrambe le parti arrotondare le loro partecipazioni ma, dovremmo supporre, non in modo consistente».

Un parere che evidentemente trova punti di contatto anche con il pensiero dei broker di Equita sim, secondo i quali «aumenta l’appeal speculativo sul titolo, su cui restiamo positivi sulla base di fondamentali molto solidi».

Se Del Vecchio ancora non si sarebbe formalmente attivato con la Bce e non avrebbe sondato Bankitalia per saggiare le reazioni a questa ipotesi, oltre a non aver condiviso questa possibile nuova mossa con i vertici di Piazzetta Cuccia, proseguono gli acquisti su Generali. In particolare, ieri Caltagirone ha comunicato al mercato di avere arrotondato ulteriormente la propria partecipazione, comprando 3,65 milioni di titoli e portandola dal precedente 7,19% all’attuale 7,258%, tenendo conto anche della quota della società collegata Aqua Campania. Così, adesso, la partecipazione del patto parasociale tra il costruttore-editore romano, lo stesso mr EssilorLuxottica e la Fondazione Crt pesa per il 14,04% rispetto al 12,9% detenuto storicamente da Mediobanca, la quale tuttavia nel frattempo – proprio in vista dell’assemblea di aprile – si è portata, con un prestito titoli, a una soglia del 17,22% dei diritti di voto della compagnia assicurativa. Mentre i Benetton che hanno il 3,9% del Leone di Trieste si sono per ora tenuti le mani libere e il gruppo De Agostini (1,46%) potrebbe presto vendere il pacchetto sul mercato, pur con un accorgimento: ricorrere a un leasing, il che consentirebbe loro di conservare i diritti di voto e farli dunque valere in assemblea.

Ieri intanto Mediobanca ha organizzato l’evento Beyond Esg & Sustainability – A new strategic direction, dedicato all’approfondimento dei fattori Esg come driver delle strategie corporate e del mercato dei capitali. L’ad Nagel ha aperto l’incontro con un approfondimento sul ruolo strategico del sistema finanziario nella transizione green e sulle iniziative implementate fino a ora dal gruppo bancario. «Il contributo delle istituzioni finanziarie a un mondo più sostenibile va in realtà oltre la filantropia e l’adozione di comportamenti di consumo responsabile: la vera sfida, ma anche opportunità, è integrare i criteri Esg nei modelli di business.

Nel piano strategico al 2023 abbiamo condiviso diversi obiettivi di sostenibilità con l’intento di contribuire al raggiungimento di sei dei diciassette macro-obiettivi di sviluppo della sostenibilità promossi dalle Nazioni Unite», ha sottolineato il banchiere milanese. «Le tematiche Esg non devono essere percepite come un obbligo, bensì come un’opportunità in grado di generare valore per tutti i nostri stakeholder. Abbiamo adottato a livello di gruppo una politica Esg molto rigorosa, con l’obiettivo di definire linee guida strutturate per l’integrazione dei criteri nelle diverse attività della banca: dai finanziamenti, agli investimenti di fondi propri fino all’attività di consulenza ai clienti». (riproduzione riservata)

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