I casi Tim e Generali e l’azione decisiva di governo e authority

Due sono i principali casi di gruppi economici e finanziari che calamitano in questi giorni l’attenzione. Il primo è il caso Tim. In settimana si dovrebbe riunire il comitato interno preposto alla valutazione della «manifestazione di interesse» da parte di Kkr per l’acquisizione, con un esborso di 11 miliardi circa, del gruppo di telecomunicazioni. Dovrebbe altresì iniziare l’esame, ai fini dell’attivabilità o no della normativa sul golden power, a opera del Supercomitato di ministri all’uopo costituito. Il governo finora ha posto dei paletti per gli eventuali sviluppi dell’iniziativa di Kkr (grande attenzione ai profili occupazionali, alla rete, alla tecnologia, ai dati) rimanendo comunque in una posizione generica, al limite sostenibile solo per brevissimo tempo. Le dimissioni dalla carica di ad di Luigi Gubitosi sono state viste come la conseguenza della caduta dei ricavi, della forte delusione provocata dall’accordo sul calcio con Dazn, dell’inadeguatezza strategica, dell’esigenza di una migliore rappresentatività dei pesi dell’azionariato da parte della governance. I problemi in questione sembrano coinvolgere l’intera società, non risolvibili, dunque, con un solo pur importante atto. Ma appare difficile immaginare che con la decisione di Gubitosi si chiudano le misure da adottare, essendo l’assetto varato, con le deleghe dell’ad al presidente Salvatore Rossi e con la nomina di Pietro Labriola a nuovo direttore generale, chiaramente ascrivibile ai tipici provvedimenti dell’interim, quindi di carattere transitorio, destinati anche a essere eventualmente confermati, senza con ciò perdere per ora la loro attuale natura. Alle valutazioni interne della «manifestazione» di Kkr non può, però, non accompagnarsi un più netto orientamento del governo da far conoscere ai soggetti direttamente coinvolti, al mercato, ai risparmiatori-investitori. Si tratta di un pilastro delle decisioni che saranno prese, se così sarà, nel mercato, al quale lo stesso governo ha fatto riferimento, senza però trarne le necessarie conseguenze, essendo lo Stato, per i poteri che la legge gli riconosce, un fondamentale attore dello stesso mercato e annoverando nell’azionariato, con una posizione non marginale, la Cassa Depositi e Prestiti. Questa, pur non potendosi formalmente evidenziare come uno strumento del governo, è pur sempre di natura pubblica, per cui la scelta che compirà per l’operazione in questione avrà un particolare valore.

L’altra vicenda è quella delle Generali, della lista del cda per l’elezione dei componenti degli organi deliberativi e di controllo e del prestito-titoli assunto da Mediobanca per arrivare a votare, nell’assemblea del Leone, in rappresentanza di una quota di oltre il 17%. Su lista e prestito si attende il parere della Consob, parere che, in relazione agli sviluppi della vicenda, con il gruppo Caltagirone salito nell’azionariato a oltre il 7% e con Del Vecchio vicino al 6%, è da ritenere particolarmente importante anche sul prestito-titoli. Alle suddette due quote azionarie bisognerebbe, infatti, aggiungere quella della Fondazione Crt, pari all’ 1,2%. Il patto costituito dai tre soggetti è di mera consultazione, completamente libero ciascuno dei pattisti di decidere in piena autonomia; tuttavia, il fatto che esso evidenzierebbe, per l’importo complessivo delle interessenze, il superamento della partecipazione di Mediobanca, escluso il citato prestito,rende ancor più rilevante la pronuncia dell’authority. Con il prestito anzidetto si configura un potere dell’azionista destinato a svanire subito dopo il voto in assemblea. Si tratta di una proprietà sui generis che non sarebbe del tutto s ganciata dall’erogatore del prestito. In ogni caso, sussisterebbe una questione di stabilità del soggetto partecipato e di corrispondenza coerente degli organi aziendali all’assetto azionario non arrotondato per l’occasione e poi ridimensionato. Si pensi a cosa accadrebbe se proliferasse una prassi del genere. Si avrebbe la diffusione dell’azionista ad tempus da misurare con il cronometro in relazione ai tempi per l’iscrizione all’assemblea e per il voto. E’ quindi legittima l’aspettativa di indirizzi da parte di tutte le autorità a vario titolo competenti in materia. (riproduzione riservata)

Angelo De Mattia
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