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L’emergenza sanitaria e le relative restrizioni conseguenti alle ondate hanno pesato molto sull’economia. Quali sono le prospettive di sviluppo per il settore delle costruzioni in Italia?


di Gianluca DiPierro – Property Portfolio Manager, QBE Italia

Con lo scoppio della pandemia, tutto è cambiato: l’emergenza ha imposto dure limitazioni nella vita personale e lavorativa. Dopo i mesi più neri del lockdown (il primo semestre 2020 si è chiuso con una significativa contrazione del Pil italiano dell’11,8%), lo scenario macro-economico che si stava delineando sembrava preludere ad una ripresa più ampia: il terzo trimestre del 2020 aveva registrato un’attività economica oltre le attese, che sembrava dare avvio ad un percorso di risalita. Nel periodo estivo, infatti, si è assistito ad una ripresa dei consumi e ad un’intensificazione dei flussi turistici, come reazione al periodo di forti restrizioni vissuto nei mesi di marzo e aprile.

Tuttavia, i mesi di ottobre e novembre hanno radicalmente cambiato lo scenario economico, con l’inizio della seconda ondata epidemica, inducendo le autorità nazionali a nuovi provvedimenti restrittivi. Sono state adottate misure, via via più rigorose, quali la didattica a distanza per le scuole secondarie di secondo grado, la classificazione delle Regioni in differenti colori per graduare le misure di contrasto, fino al lockdown durante le festività natalizie.

Tutto ciò ha creato i presupposti per una ripresa molto più difficoltosa e incerta. Si è aperta così una fase in cui l’incertezza ritorna a condizionare l’andamento economico e, nei prossimi mesi, molto dipenderà dalla durata e dall’intensità delle misure restrittive messe in campo dal Governo per contrastare la crisi sanitaria. Solo una rapida somministrazione dei vaccini su ampia scala potrà consentire di uscire stabilmente da questa situazione preoccupante, limitando le ripercussioni economiche e sociali su famiglie e imprese. Le recenti previsioni del Fondo Monetario Internazionale, indicano per quest’anno una crescita del Pil italiano del 5,8%, dopo una consistente caduta del 9,2% registrata lo scorso anno.

L’evoluzione del settore delle Costruzioni e le nuove opportunità

Per il settore delle costruzioni, già gravemente colpito da una crisi che dal 2008 non si è mai pienamente conclusa (rispetto a 12 anni fa rimane ampio il gap da colmare: -35% i livelli produttivi dal 2008 al 2019), la pandemia ha bloccato i timidi segnali di ripresa. La stima formulata dall’Ance per il 2020 è di una significativa flessione degli investimenti in costruzioni del -10,1% in termini reali rispetto all’anno precedente, in linea con la previsione tendenziale formulata già ad aprile 2020.

Con riferimento al settore delle costruzioni, il 2021 potrebbe segnare un cambio di rotta molto importante, qualora si riuscissero a concretizzare e a cogliere pienamente alcune importanti opportunità presenti sul mercato. Prima fra tutte, il Superbonus 110%, che in questi ultimi mesi, ha diffuso grande entusiasmo, sia sulle famiglie proprietarie di immobili, sia sulle imprese, che si stanno attrezzando per far fronte ad una domanda potenziale molto promettente. L’effetto diretto sulla produzione per il 2021 si annuncia importante, anche in virtù dell’estensione del beneficio fiscale, come riportato nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, fino al 31 dicembre 2022 per i condomini e fino al 30 giugno 2023 per gli IACP.

Un’altra importante opportunità per il futuro del settore delle costruzioni, che potrà produrre i primi effetti sui livelli produttivi nell’ultima parte dell’anno in corso, è legata alle ingenti risorse europee di Next Generation EU, e in particolare del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RFF), da destinare ad investimenti e riforme in grado di accrescere il potenziale produttivo del Paese. L’impatto di tale programma dipenderà, però, dalla capacità di mettere in atto misure realmente in grado di accelerare la spesa delle risorse disponibili.

Si tratta di 209 miliardi di euro, che raggiungono 224 miliardi di euro in considerazione dell’anticipazione di 21,2 miliardi di risorse del Fondo Sviluppo e Coesione, da utilizzare entro il 2026. Il 51% riguarda interventi di diretto interesse per il settore delle costruzioni (messa in sicurezza del patrimonio pubblico e privato, rischio idrogeologico, infrastrutture per la mobilità, infrastrutture sociali, città, ecc…).

Sulla base di tali evidenze, l’Ance prevede, per l’anno in corso, un rimbalzo dell’8,6% degli investimenti in costruzioni, trainato principalmente dal comparto del recupero abitativo e da una graduale ripresa dell’attività sia nel comparto non residenziale privato sia in quello pubblico.

In merito al comparto delle opere pubbliche la stima Ance per il 2021 è di un aumento del 7,7% nel confronto con il 2020. Tale dinamica è il risultato di diversi fattori:

  • le misure di sostegno agli investimenti pubblici previste nelle ultime Leggi di bilancio che, dopo i rallentamenti subiti a causa del lockdown della scorsa primavera, potranno proseguire il loro iter realizzativo e produrre effetti visibili sui livelli produttivi;
  • lo sblocco, di alcuni interventi infrastrutturali, come la linea ad Alta Velocità Brescia-Verona-Vicenza-Padova, il megalotto 3 della SS Jonica e il nodo di Genova, i cui lavori nel 2021 entreranno a pieno regime, e la prosecuzione di alcuni cantieri in corso come quelli sulla linea AV/AC Napoli-Bari;
  • la positiva dinamica dei bandi di gara per lavori pubblici negli ultimi anni, la quale dovrebbe produrre, secondo il modello previsionale dell’Ance, effetti positivi crescenti sui livelli produttivi;
  • l’avvicinarsi della scadenza del 2023 per la chiusura della programmazione 2014-2020 dei fondi strutturali europei che impone una necessaria accelerazione nell’attuazione di Programmi operativi. Al riguardo, si ricorda che nel triennio 2021-2023 occorrerà spendere complessivamente 30 miliardi di euro (di cui circa il 30% di interesse per le costruzioni) per evitare il disimpegno dei fondi;
  • le misure acceleratorie previste nel DL Semplificazioni (DL 76/2020) oltre che la nomina dei commissari straordinari di cui all’articolo 4 del Decreto Legge Sblocca Cantieri (DL 32/2019);
  • i primi effetti, concentrati nell’ultima parte dell’anno, derivanti dalle risorse europee del Next Generation EU, che però, allo stato attuale, risultano incerti e legati alla capacità di mettere in campo misure acceleratorie che consentano di rispettare i tempi molto stretti previsti per l’utilizzo dei fondi.

In questo quadro economico si inseriscono le Assicurazioni che operano nel mondo Construction, fornendo  coperture assicurative necessarie ed obbligatorie per la realizzazione di opere edili/civili di questo tipo; polizze CAR, ALOP  e Decennali Postume che vanno a tutelare  le imprese di costruzioni e le stazioni appaltanti contro la molteplicità di danni a cui possono andare incontro, dal banale incendio, all’alluvione fino all’imprevisto geologico che si può verificare durante la costruzione di opere infrastrutturali.

Si tratta di una grande opportunità per il settore assicurativo che dovrà dimostrare di sapere lavorare in partnership con le realtà industriali che avranno l’importante compito di rilanciare e modernizzare il settore delle infrastrutture.