Tecnologia e innovazione nel cuore dell’insurtech. Ma l’Italia è in ritardo

Le limitazioni al movimento imposte dal Covid hanno impresso un’ulteriore accelerazione alle tecnologie applicate al mondo assicurativo. Un ambito, quello dell’insurtech, in cui ancora una volta l’Italia è fanalino di coda in Europa, in colpevole ritardo sulla concorrenza. Il ceo e cofunder di Axieme Group, Edoardo Monaco, ha rilevato come a livello nazionale ci sia un’enorme fatica a fare investimenti: «i dati sono imbarazzanti per un mercato così importante». Anche se sono stati fatti passi in avanti sui fronti normativo e di fundraising, resta un evidente gap culturale. «All’Italia manca una cultura all’investimento» ha chiarito il top manager. Che l’Italia arranchi lo ha messo in evidenza anche Simone Ranucci Brandimarte, presidente e cofondatore di Italian Insurtech Association. Qualche numero: nel 2019 gli investimenti in questo comparto sono stati un decimo rispetto a quelli di Regno Unito e Germania. Stesso trend anche per il primo semestre 2020. «In Italia solo il 15% dei manager ritiene che gli investimenti in insurtech siano un elemento importante, contro il 65% del resto d’Europa», ha aggiunto, corroborando la tesi. Quello che invece Federico Santini, executive chairman di Whoosnap, ha sottolineato nel corso del dibattito è lo scarso interesse delle compagnie tradizionali a considerare le startup fonte d’innovazione. «Si continua a creare sistemi chiusi e c’è l’impossibilità da parte delle strutture IT delle compagnie a destinare tempo all’innovazione. Cercano soluzioni di breve periodo e un risparmio immediato di costi piuttosto che muoversi in un’ottica di ritorni nel lungo periodo», ha commentato. Citando i 7 miliardi d’investimenti che il mercato delle startup di questa nicchia ha attratto lo scorso anno a livello globale, Giancarlo Rocchietti, presidente del Club degli Investitori, ha invece riconosciuto come le assicurazioni tradizionali stiano investendo in questo mercato perchè hanno capito che in caso contrario perderebbero quote. «In Italia abbiamo identificato una cinquantina di startup dell’insurtech, un numero interessante. Di fronte hanno un mercato molto proficuo su cui puntare per il futuro», ha concluso. (riproduzione riservata)

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