La clausola con Banco Bpm frena Generali su Cattolica

Tecnicamente si chiama clausola del change of control. Si tratta di una condizione di tutela che scatta nel caso in cui il partner con cui si firma un accordo dovesse cambiare azionista. Clausola che, secondo quanto risulta a MF -Milano Finanza, Cattolica Assicurazioni e Banco Bpm hanno firmato a novembre del 2017, quando hanno dato avvio alla partnership bancassicurativa, con un accordo distributivo destinato a scadere nel 2032 e la vendita di una partecipazione del 65% di Avipop Assicurazioni e Popolare Vita (poi ribattezzate Vera) alla compagnia di Verona per circa 763 milioni. In quell’occasione i due partner hanno deciso di prevedere appunto un accordo che li tutelasse entrambi in caso nuove nozze e che ora rischia di limitare un’eventuale crescita nel capitale di Cattolica da parte di Generali Italia che oggi detiene il 24,4% della compagnia dopo avere sottoscritto 300 milioni dell’aumento di capitale chiesto da Ivass a Verona. In base a quella clausola se Cattolica finisse sotto il controllo di una compagnia di assicurazione che nel gruppo ha anche una banca o un asset manager (come Generali con Banca Generali) l’istituto guidato da Giuseppe Castagna, sciogliendo l’accordo, potrebbe decidere di acquistare le quote residuali della joint venture al solo valore del patrimonio netto (fondi propri), con Cattolica che di conseguenza vedrebbe volatilizzarsi il goodwill, ovvero il valore dell’avviamento che si aggira su circa 300 milioni. Insomma, un freno decisamente incisivo a un’eventuale crescita di Generali nel capitale della compagnia di Verona, che per ora non è neppure nell’aria. La clausola del change of control, come detto vale però anche nel caso contrario e in maniera rafforzata. Ovvero scatterebbe qualora Banca Bpm entrasse a far parte per di un altro gruppo bancario-assicurativo. Ipotesi concreta viste le trattative in atto tra l’istituto guidato da Castagna e Crédit Agricole. Ma varrebbe pure se il Banco decidesse semplicemente di non distribuire più i prodotti di Cattolica e la clausola sarebbe stata costruita dando qualche vantaggio in più a Verona che potrebbe vendere le sue quote della joint venture alla banca al patrimonio netto (fondi propri) più il goodwill residuale fino alla scadenza: considerando che dall’accordo sono passati appena due anni l’incasso per Cattolica sarebbe quindi decisamente più conveniente. (riproduzione riservata)
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