La campagna del Leone

di Anna Messia
Generali uscirà dalla crisi sanitaria e finanzia più forte di prima. Lo hanno promesso i manager della compagnia triestina nel corso investor day di mercoledì 18 confermando i target del piano al 2021 e il dividendo, nonostante le incertezze legate al coronavirus. Il primo investor day di una compagnia assicurativa che ha avuto una sessione dedicata esclusivamente agli investimenti Esg, con Generali che ha scelto di legare la remunerazione del top management e dei manager al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità. Ma da qui a fine piano il Leone di Trieste sarà probabilmente anche ben più grande di oggi visto che, pronti in cassa per le acquisizioni, ci sono 2,5 miliardi e le occasioni non sembrano mancare con dossier di crescita e riassetto che vanno dalla Francia alla Polonia, passando per la Svizzera e tenendo al centro l’Italia, e più precisamente da Verona.

La prima mossa su cui il Leone dovrà fare chiarezza riguarda la veronese Cattolica. Generali, sottoscrivendo l’aumento di capitale di 300 milioni (a 5,55 euro ad azione) è arrivata al 24,4% del capitale della compagnia, con l’intento di sviluppare sinergie su quattro aree di business: asset management, salute, Iot e riassicurazione. Ma potrebbe esserci di più con un’ulteriore crescita nel capitale di Cattolica e una prima decisione andrà presa il 26 novembre quando scadrà il termine per sottoscrivere le azioni oggetto del recesso, pari all’11,64% (al prezzo unitario di 5,47 euro) conseguenti alla delibera di trasformazione in spa. «Non abbiamo nessun obbligo ma solo un’opzione. Prenderemo le decisioni quando ce ne sarà bisogno», ha risposto il group ceo Philippe Donnet a chi, durante l’investor day, gli chiedeva se Generali avrebbe comprato quelle azioni o se potrebbe crescere con la seconda tranche di aumento di 200 milioni che Cattolica dovrà lanciare a gennaio per rispettare le richieste Ivass. Una decisione su cui pesa l’incognita Consob. Aggiungendo le azioni di recesso Generali avrebbe più del 30% di Cattolica, e se da una parte Ivass l’ha già autorizzata ad arrivare fino al 49,9% dall’altra resta da chiarire quale sarà la posizione della Commissione. Perché superando il 30% il Leone andrebbe ben oltre la soglia dell’offerta pubblica di acquisto del 25% e l’esenzione dall’opa può essere chiesta solo in casi eccezionali.

Per esempio se Cattolica non avesse la forza finanziaria per sborsare i 111 milioni necessari all’acquisto delle azioni e non sembra questo il caso perché se Verona rivendesse subito quei titoli sul mercato (venerdì 20 trattavano a circa 5 euro) la perdita sarebbe di circa 20-30 milioni. Una spesa che sembra sostenibile alla luce del fatto che a fine ottobre il Solvency II della compagnia era al 205%. Di certo non sono le disponibilità finanziarie a mancare alla compagnia di Trieste che nonostante abbia già speso 1,6 miliardi per altre acquisizioni (come Cattolica, ma anche con Seguradoras Unidas in Portogallo o Adriatic Slovenica in Slovenia) in cassa ha ancora appunto 2,5 miliardi, che potrebbero essere utilizzati anche per grandi operazioni. «Finora siamo stati molto proattivi nel m&a di gruppi piccoli e medie dimensioni, che è una buona strategia, ma tutte le opzioni sono sul tavolo, siamo aperti a tutte le operazioni pur rimanendo all’interno nella nostra disciplina strategica e finanziaria», ha dichiarato il group ceo aggiungendo che la pandemia ha aumentato le occasioni d’acquisto.

E se Donnet non ha fatto nomi delle possibili prede, non commentando rumor di mercato, le voci convergono da tempo su un interesse del Leone per le attività messe in vendita dall’inglese Aviva, in particolare in Francia ma soprattutto in Polonia. In quest’ultimo Paese la compagnia italiana sarebbe in competizione con l’olandese Nationale Nederlanden in una partita che vale circa 600 milioni di premi e che vista l’alta redditività (100-150 milioni di utili l’anno) potrebbe valere tra 800 milioni e 1 miliardo. Ancora più grande la Francia (anche se meno profittevole) che vale oltre 3 miliardi, e anche in questo caso Generali sarebbe interessata al ramo Danni. Una partita che si è aperta dopo che sono sfumate le trattative in esclusiva con Allianz e Athora. Ma a contendersi Aviva France con Generali sarebbe anche la mutua assicurativa francese Macif, che sarebbe pronta a mettere sul piatto 3,5 miliardi e avrebbe il vantaggio di giocare in casa, con il supporto del governo di Parigi e soprattutto di Afer, associazione francese dei risparmiatori molto forte nel Paese e partner commerciale di Aviva France. Uno scenario in divenire come pure quello che riguarda la Svizzera dove Generali è chiamata a gestire un portafoglio di polizze Vita con rendimento garantito che ha già richiesto manovre correttive, con un aumento di capitale di 400 milioni di franchi (370 milioni di euro) che sarà realizzato a fine anno. Il gruppo, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, sarebbe intenzionato a mettere sul mercato le polizze, come fatto l’anno scorso in Germania con Generali Leben e avrebbe già iniziato a selezionare gli advisor con i nomi di Deutsche Bank e Bnp Paribas che iniziano a circolare. (riproduzione riservata)

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