Generali: cedola sì, ma nel 2021

di Anna Messia
Il risultato operativo è in crescita e Generali Assicurazioni ha battuto le previsioni degli analisti anche per quanto riguarda premi e redditività, con un Solvency II che a fine settembre era decisamente robusto, pari a 203%, al netto dell’intero dividendo 2019 e dell’accantonamento pro rata della cedola 2020. Ma per il dividendo promesso al mercato entro fine anno, pari a 0,46 euro (dopo gli 0,50 euro assegnati ad aprile), bisognerà aspettare ancora qualche mese, fino al 2021. «Il cda ha preso atto della lettera ricevuta il 10 novembre, in cui l’Ivass ha rappresentato alla società che l’applicazione della raccomandazione fatta dal Comitato Europeo per il Rischio Sistemico a giugno 2020 e ancora vigente in merito alla distribuzione di dividendi ha carattere generale e non contempla una valutazione caso per caso ritenendo pertanto il gruppo impegnato a non procedere al pagamento della seconda tranche», hanno spiegato dalla compagnia non senza qualche polemica. Il group ceo di Generali Philippe Donnet, rispondendo alle domande degli analisti sul rinvio della seconda tranche, ha rilevato che, a differenza dello stop della Bce che garantisce un terreno comune di gioco a tutte le banche, «il regolatore europeo delle assicurazioni Eiopa e le authority locali non sono stati in grado di garantire parità di condizioni». Il riferimento è per esempio alla tedesca Allianz, che ha regolarmente pagato una cedola di 9,6 euro lo scorso aprile (bloccando però l’operazione di buyback). «Non è accettabile, perché così non c’è una competizione equa» fra compagnie concorrenti. «Non sono d’accordo sul blocco dei dividendi per l’industria assicurativa perché non è nella situazione in cui si trovano le banche», ha puntualizzato poi Donnet, aggiungendo che il confronto con i regolatori è aperto e auspicando che la situazione migliori nel 2021 sul fronte regolatorio riguardo al blocco dei dividendi. Mentre da Ivass hanno sottolineato che «la raccomandazione di non distribuire dividendi proviene dalle istituzioni europee; le ragioni sono di carattere macroprudenziali e riflettono la gravità della recessione provocata dalla pandemia e l’incertezza sui tempi di ripresa» e non c’entrano con «la situazione di solidità della singola impresa». In ogni caso Generali «rimane focalizzata nel perseguire la politica dei dividendi e, in particolare, nel realizzare l’obiettivo previsto dal piano strategico di distribuzione di dividendi in contanti per 4,5-5 miliardi nel periodo 2019-2021, hanno puntualizzato da Trieste e «nel 2021, subordinatamente al positivo orientamento dell’autorità di vigilanza, intende sottoporre all’approvazione degli azionisti anche la distribuzione della seconda tranche del dividendo 2019».

Intanto nei nove mesi il risultato operativo delle Generali si è attestato a 4,02 miliardi (+2,3%) oltre il consensus di 3,87 miliardi. Il risultato netto è stato di 1,297 miliardi (-40%), battendo anche in questo caso le stime che indicavano 1,28 miliardi. L’utile netto ha risentito di 310 milioni di svalutazioni nette su investimenti derivanti dall’andamento dei mercati finanziari, di 183 milioni per la conclusione dell’arbitrato sulla cessione di Bsi, del contributo di 100 milioni per il Fondo Straordinario Internazionale per l’emergenza da pandemia e dell’onere di 73 milioni derivante dall’operazione di liability management.

Donnet ha poi aggiunto che con il Covid si sono venute a create opportunità di m&a molto attraenti per Generali (in ballo, secondo indiscrezioni, ci sarebbero per esempio gli asset messi sul mercato da Aviva) «e noi saremo opportunistici pur rimanendo disciplinati». Mentre riguardo all’ipotesi che il Leone possa crescere nell’azionariato di Cattolica (oggi è al 24,4%) rilevando anche le azioni oggetto di recesso, il group ceo ha sottolineato che «non c’è impegno di alcun genere». Con qualche indicazioni in più che potrà probabilmente arrivare nel corso dell’Investor Day fissato per mercoledì 18. (riproduzione riservata)
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