Verona va alla conta

I soci contrari al defenestramento di Minali portano in Consob il Manifesto del buon governo e lavorano all’assemblea straordinaria Ora bastano 450 sostenitori, ma per vincere serviranno due terzi dei voti
di Anna Messia

Dall’introduzione di un limite al numero dei mandati e all’età dei consiglieri, alla ridefinizione del ruolo del presidente del consiglio di amministrazione. Sono solo alcune delle «Regole di buon governo» che due soci di Cattolica Assicurazione vorrebbero portare sul tavolo di un’assemblea straordinaria chiamata a discutere del riassetto di governance. Dalla defenestrazione di Alberto Minali, con il ritiro delle deleghe di amministratore delegato di fine ottobre scorso, gli animi a Verona (e non solo) si sono decisamente scaldati e la discussione potrebbe presto trasferirsi nell’assise straordinaria dei soci. L’imprenditore Luigi Frascino e l’avvocato Giovanni Lovati Cottini, questi i nomi dei due soci, non sarebbero ormai lontani dall’obiettivo di raccogliere le adesioni di circa 450 soci, un quarantesimo del totale, (o in alternativa del 2,5% del capitale) che obbligherebbero il consiglio di amministrazione di Cattolica a convocare un’assemblea straordinaria. Questione di giorni, assicurano fonti vicine al dossier, e i due sono stati anche ascoltati da Consob mercoledì scorso per presentare all’authority le loro idee raccolte in un manifesto. Novità che, per essere approvate, dovrebbero ricevere il voto positivo della maggioranza qualificata dei soci (due-terzi dei voti) e che sono quindi tutt’altro che scontate ma che, qualora venissero accolte, avrebbero un effetto dirompente sulla gestione della compagnia così com’è, nonostante il mantenimento della forma cooperativa non sia in discussione.
La prima figura che verrebbe inevitabilmente interessata dalle novità è quella del presidente, Paolo Bedoni, che è al vertice della compagnia dal 2006 e ne è consigliere dal 1999. Le «regole del buon governo», scritte con la consulenza dello studio legale Galbiati Sacchi, prevedono infatti «l’introduzione di un limite al numero dei mandati e di età per i consiglieri, per garantire un efficiente ricambio, anche generazionale, nelle governance della compagnia», si legge nel documento preparato dai due soci. Non solo. Frascino e Lovati Cottini puntano anche a ridefinire il ruolo della stessa figura di presidente «che non potrà avere cariche esecutive e lascerà ad altri amministratori indipendenti la partecipazione ai comitati consiliari, per svolgere viceversa l’importante funzione di garante del rispetto delle best practice in materia di governance». Un riassetto profondo delle funzioni, quindi, e in questa vicenda gli interessi di Frascino e Lovati Cottini potrebbero coincidere con quelli di altri due soci di peso che nei giorni scorsi hanno sollevato il polverone contro il defenestramento improvviso di Minali, immotivato almeno guardando i buoni risultati industriali raggiunti dal manager durante la sua gestione. Si tratta di due azionisti importanti non tanto per il numero di titoli che hanno in portafoglio quanto per i loro curriculum: Francesco Brioschi , classe 1938, è professore di corporate governance e finanza al Politecnico di Milano e tra le altre cose è stato research fellow negli anni 60 presso Harvard University mentre Massimiliano Cagliero, è amministratore delegato di Banor sim.
Nei giorni scorsi hanno chiesto di ricevere dalla compagnia informazioni puntuali sulle ragioni che hanno portato alla revoca di Minali, chiedendo che lo stesso manager potesse dire pubblicamente la sua sulla questione. Da Verona hanno però risposto seccamente che la richieste di Brioschi e Cagliero è «destituita di ogni fondamento», aggiungendo che le ragioni della sfiducia sono state adeguatamente comunicate» e diffidando i soci dal diffondere ulteriori «informazioni tendenziose e manipolative». Poi, a stretto giro di posta, è arrivata una nuova lettera di Brioschi e Cagliero, dove i due ribadivano la legittimità del loro interesse, sottolineando la perdita subita dal titolo Cattolica dopo il ritiro delle deleghe a Minali. Intanto anche il manager ha risposto ai due azionisti limitandosi a riportare la discussione nelle sedi competenti, quelle delle autorità. «Avrei molte cose da dire, ma ritengo che la questione sia da trattare con grande attenzione, anche per la natura price-sensitive della materia che sarebbe oggetto di disclosure», ha scritto Minali nella lettera consultata da MF-Milano Finanza, aggiungendo di confidare «negli esiti delle attività di accertamento in corso anche da parte delle autorità di vigilanza, alle quali ho già fornito le mie spiegazioni». Da parte sua Cattolica, nei giorni scorsi, ha fatto sapere di aver risposto a tutte le richieste arrivate da Consob e ora tocca quindi alle autorità fare chiarezza su questa vicenda.
Ma è evidente che resta aperto lo scontro tra la compagnia e il fronte dei soci decisi a portare la questione governance in assemblea straordinaria. Certo non tutti: nei giorni scorsi altre rappresentanze dei soci, Asscat (di Maurizio Messina) e Valorizziamo Cattolica (di Luigi Spellini, hanno manifestato il loro sostegno all’attuale governance. Mentre c’è chi fa notare le buone e storiche relazioni dell’amministratore delegato di Banor con gli investitori americani. Al di là dell’Oceano c’è quel Warren Buffett che ha creduto a tal punto nel nuovo corso avviato da Minali in Cattolica da diventare, nell’ottobre 2017, il primo azionista con 9%. Carlo Ferraresi, il direttore generale della compagnia che ha ricevuto le deleghe di Minali, nei giorni scorsi è già stato negli Stati Uniti assieme a Bedoni per incontrare tra gli altri anche Ajit Jain, che per conto della Berkshine Hataway di Buffett, di cui è vicepresidente, segue le attività assicurative. «Un vertice che è stato positivo», hanno fatto sapere da Verona, «nella conferma di continui aggiornamenti». Certo è che se Buffett decidesse di sostenere la richiesta della convocazione dell’assemblea straordinaria il peso del suo 9% potrebbe fare la differenza. (riproduzione riservata)

Fonte: