Sui Pir passa il vincolo del 5%

Resta l’unica opzione tra gli emendamenti a decreto fiscale e manovra
La maggioranza formula una proposta unitaria che elimina i paletti precedenti e prevede un’unica soglia per le pmi quotate. Nessuna marcia indietro sulla riscossione dei Comuni
di Luisa Leone

Prende corpo il restyling dei Pir. Ieri la maggioranza ha riformulato in unico articolo la sua proposta unitaria sulla modifica alla disciplina dei Piani Individuali di Risparmio. Come anticipato da MF-Milano Finanza nei giorni scorsi, l’emendamento depositato ieri in commissione Finanze alla Camera, che dovrebbe essere votato lunedì prossimo, prevede la sostituzione dei due vincoli di almeno il 3,5% degli investimenti da destinare a società quotate sull’Aim e dell’altro 3,5% in venture capital con un’unica condizione, quella di una riserva del 5% del valore complessivo dello strumento in società di medio-piccola capitalizzazione «diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib e Ftse Mid della Borsa Italiana o in indici equivalenti in altri mercati regolamentati». L’impostazione peraltro, secondo indiscrezioni raccolte da MF-Milano Finanza, avrebbe ricevuto il placet dell’esecutivo, che da tempo era a lavoro sulle modifiche ai Pir e in questo ambito aveva anche raccolto le indicazioni degli operatori, che sarebbero sostanzialmente favorevoli a un restyling di questo tipo.
Non a caso tra i 700 emendamenti segnalati nel pomeriggio di ieri al disegno di legge di Bilancio (rispetto ai ben sui 4.450 iniziali) l’unico relativo ai Piani Individuali di Risparmio nel pacchetto di maggioranza è quello a prima firma di Cristiano Anastasi (Movimento 5 Stelle), praticamente identico a quello depositato ieri alla Camera dopo l’accordo interno alla maggioranza. Possibile che alla fine sia il governo stesso a riservarsi qualche ritocco, ma la linea ormai sembrerebbe tracciata. Tra le proposte di modifica che hanno invece superato la prima scrematura (350 della maggioranza e 350 dell’opposizione) ci sono innanzitutto quelle del Partito Democratico per la riduzione della tassa sulla plastica e sulle bevande zuccherate e per la rimodulazione della stretta sulle auto aziendali. Il Partito Democrativo propone una sforbiciata del 20% alla plastic tax, ma l’obiettivo sarebbe quello di dimezzarla, dagli attuali un euro al chilogrammo a 50 centesimi alla fine del percorso parlamentare. Per un simile intervento, che avrebbe un costo di circa 500 milioni, soltanto il governo potrebbe però dire l’ultima parola con l’indicazione di coperture alternative. Per le auto aziendali invece si fanno salvi i contratti in essere e si cerca di concedere qualche sgravio anche alle auto meno inquinanti, sebbene diverse dalle ibride e dalle elettriche. Non si intravedono invece al momento modifiche delle norme sulla riscossione dei Comuni che hanno suscitato polemiche nella giornata ieri. Anche perché, come ha spiegato il sottosegretario all’Economia Antonio Misiani, si tratta solo di un restyling di una norma già esistente, sebbene si renda più semplice per gli enti arrivare ai pignoramenti eliminando un passaggio intermedio. (riproduzione riservata)
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