RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 26/11/2019

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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Via i vincoli che negli ultimi 11 mesi hanno sostanzialmente bloccato il mercato dei Pir. Maggioranza e opposizione hanno trovato una quadra per rivedere i piani individuali di risparmio. Le modifiche sono confluite in un emendamento al decreto fiscale, approvato ieri all’unanimità, che esclude il venture capital dagli investimenti consentiti e sintetizza proposte, venendo incontro alla richieste di Movimento 5 Stelle e Lega di far confluire risorse verso le pmi e verso l’economia reale tramite i mercati borsisitici.
In Italia le assicurazioni superano le banche come possessori di Btp con 414 miliardi di euro investiti in titoli di Stato. Nei giorni scorsi il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana (Abi) Antonio Patuelli, lanciando l’allarme contro la riforma del fondo salva-Stati europeo e minacciando una frenata negli acquisti in Btp, ha ricordato che gli istituti italiani detengono titoli di Stato per circa 400 miliardi di euro. Bene,  le compagnie assicurative non sono da meno e i loro investimenti in Btp stanno ulteriormente crescendo.  Le cifre aggiornate sono contenute nell’ultimo rapporto di Banca d’Italia sulla stabilità finanziaria, che include il settore assicurativo, dal quale emerge che i titoli del debito pubblico detenuti dalle compagnie a fine settembre hanno raggiunto appunto 414 miliardi. Un aumento significativo rispetto ai 360 miliardi di un anno prima, dovuto sia all’acquisto di nuovi titoli sia alla rivalutazione di quelli in portafoglio.
Le risposte inviate da Cattolica Assicurazioni alla Consob nei giorni scorsi in merito alla recente sfiducia all’ex amministratore delegato Alberto Minali avrebbero già avuto una ratifica. Ok anche all’avvio di audit interni sulle deleghe. Secondo indiscrezioni, sono questi i temi che sono stati oggetto del consiglio di amministrazione ordinario della compagnia assicurativa veronese tenutosi ieri, in anticipo rispetto alla riunione prevista  per il 28 novembre.

Uber ha perso la licenza per operare a Londra. La principale autorità dei trasporti, Transport for London (Tfl), ha annunciato che non rinnoverà la licenza dell’azienda americana di ride hailing a causa dei rischi legati alla sicurezza dei clienti. La società guidata dall’a.d. Dara Khosrowshahi, che ha definito il giudizio «straordinario e sbagliato», potrà continuare a operare fino alla conclusione del processo d’appello.
Non è la prima volta che l’azienda viene bandita da Londra. Nel 2017 l’Authority non aveva rinnovato la licenza a lungo termine perché Uber non era riuscita a risolvere i problemi di sicurezza e a migliorare la propria cultura e governance. Uber aveva presentato ricorso e si era aggiudicata una licenza di 15 mesi, scaduta però in settembre.

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  • “Furto del secolo” Ladri di gioielli al Castello di Dresda
In Germania è già considerato il colpo del secolo, ma è talmente spettacolare e surreale da aver scioccato il mondo. Dal “Grünes Gewölbe”, dalle Volte Verdi del castello reale di Dresda, ignoti hanno saccheggiato ieri all’alba uno dei più importanti musei di gioielli al mondo. Trafugando pezzi unici dalla collezione settecentesca di Augusto il Forte dal valore “inestimabile”, come ha dichiarato ieri la direttrice delle Collezioni d’arte statali di Dresda, Marion Ackermann. La dinamica del furto lascia pensare anche a un complice nel museo, secondo gli inquirenti. I due ladri si sono introdotti intorno alle 5 di mattina da una finestra laterale del castello segando una grata e rompendo il vetro con un’ascia e si sono diretti senza esitazione verso il loro bottino. Peraltro la loro intrusione è stata immediatamente intercettata dagli addetti alla sicurezza che hanno visto il furto in diretta sulle telecamere. Ma quando sono arrivate le volanti della polizia, i rapidissimi ladri si erano già dileguati. Altro dettaglio inquietante: l’allarme non aveva suonato, qualche ora dopo la polizia ha trovato la centralina elettrica esterna bruciata.
  • Londra blocca Uber “Ha messo a rischio la sicurezza dei passeggeri”
 L’agenzia Transport for London (Tfl), che regolamenta i trasporti pubblici nella capitale britannica, ha cancellato la licenza di Uber, accusando l’azienda con base a San Francisco ma diramazioni in mezzo mondo di pratiche che mettono a rischio «la sicurezza dei passeggeri ». Si tratterebbe di autisti che utilizzano la app senza avere superato i necessari controlli o addirittura senza essere formalmente al servizio di Uber: tassisti abusivi, più o meno. La società americana risponde negando che il provvedimento fosse necessario, affermando di avere «cambiato metodi» negli ultimi due anni e annunciando che presenterà appello in tribunale.

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  • Unipol Banca e Bper: la fusione è operativa
È efficace da ieri la fusione per incorporazione di Unipol Banca in Bper. Gli effetti contabili e fiscali decorrono dallo scorso primo luglio. L’annuncio era stato dato un anno fa e l’atto siglato il 15 novembre. L’Antitrust aveva dato il via libera all’operazione nel luglio scorso. A una condizione: che l’istituto di credito modenese procedesse con la dismissione a un soggetto indipendente alcuni sportelli sardi di Unipol. Secondo alcune indiscrezioni, l’incorporazione di Unipol potrebbe avviare il percorso di Bper verso una nuova fusione.
  • L’Italia fragile di frane e alluvioni
Si chiama Iffi, è l’Inventario dei fenomeni franosi in Italia. Dice che nel nostro Paese di frane ce ne sono 620.808. E che interessano 23.700 chilometri quadrati, il 7,9% del territorio. Come tutta la Lombardia. Anzi, come se stessero venendo giù tutti insieme 3 milioni e 300 mila campi di calcio. Una catastrofe quotidiana che spesso non fa nemmeno notizia. L’ultimo rapporto dell’Ispra, l’Istituto per la protezione dell’ambiente che gestisce questa banca dati, sottolinea come un terzo delle frane sia a «cinematismo rapido». Scende giù rapidamente, cioè, «con gravi conseguenze in termini di vite umane». Il 91,1% dei Comuni italiani ha almeno un’area a rischio per frana o alluvione. Rientrano in questa categoria tutti i comuni della Liguria, dove domenica la frana ha fatto venire giù quel pezzo del viadotto. Nella provincia di Milano i Comuni da considerare a rischio sono il 63,4%. Ma secondo gli esperti dell’Ispra la tabella da guardare è un’altra, più raffinata. Mette insieme due rischi che spesso vanno in parallelo, come dimostra il crollo dell’altro giorno. Non solo il pericolo frana, nelle categorie elevato o molto elevato. Ma anche la pericolosità idraulica, cioè da alluvione, nella categoria media. Viene fuori che il 16,6% del territorio italiano rientra in questo elenco poco rassicurante. Non sorprende che il valore massimo (83,2%) sia in una regione tutta montuosa, come la Valle d’Aosta. Colpisce che subito dopo, con il 60,1%, venga un territorio in larga parte pianeggiante, ma attraversato da tanti fiumi, come quello dell’Emilia-Romagna. La Lombardia è in una posizione media, con il 16%, quasi il doppio del Lazio. In fondo c’è invece la Sicilia, con il 2,9%. Ci sono 1.900 chilometri di rete ferroviaria, non solo ponti ma anche linea normale, che attraversano zone a rischio idrogeologico. Sono l’11,3% del totale e per metterli in sicurezza le Ferrovie dello Stato hanno speso negli ultimi cinque anni 650 milioni di euro.

  • Cattolica, anche Ivass dopo Consob vuole gli atti del consiglio
Dopo Consob anche Ivass avrebbe chiesto a Cattolica il verbale e il materiale della riunione del consiglio di amministrazione del 31 ottobre scorso che ha tolto le deleghe all’ex amministratore delegato Alberto Minali. La compagnia, dal canto suo, smentisce di aver ricevuto al momento alcuna sollecitazione dall’Autorità che, tuttavia, secondo quanto si apprende da fonti finanziarie, si sarebbe mossa recentemente. Un primo faldone, invece, sarebbe stato inviato lo scorso mercoledì alla Commissione. D’altra parte, la lettera di Consob aveva fissato paletti piuttosto stringenti. Arrivata sul tavolo del management all’inizio della scorsa settimana, la missiva auspicava una risposta entro i due giorni successivi. E così è stato. Agli atti è stato messo il verbale del consiglio, la registrazione audio e la lettera che il presidente Paolo Bedoni avrebbe ricevuto da alcuni consiglieri nella quale i membri del board chiedevano la convocazione di un consiglio per discutere delle deleghe in capo all’ex amministratore delegato. Resta, sullo sfondo, la questione delle parti correlate. Le Autorità avrebbero infatti acceso un faro sull’elenco dei soggetti “sensibili”, evidentemente con l’obiettivo di verificare l’esistenza di potenziali operazioni in conflitto di interesse. Tutto questo rientrerebbe nella normale attività di vigilanza che spetta alle diverse Autorità, chiamate evidentemente in questo a caso a verificare la ratio dell’improvvisa uscita di scena del manager. Per farlo sono già stati sentiti in Ivass l’ex ceo Minali e l’attuale vertice, il presidente Bedoni e il direttore generale Carlo Ferraresi, cui sono stati trasferiti i poteri del precedente amministratore delegato.
  • AmTrust. Donne medico: record di assicurate
Record di dottoresse assicurate nel 2018, di pari passo con la progressiva femminilizzazione dei camici bianchi: il numero di medici donna ha raggiunto il 47,9% contro il 45,8% del 2017 e il 41% del 2016. Il quadro emerge dall’ultimo studio sui medici assicurati in Italia di AmTrust, che sarà presentato domani al Risk Management Forum 2019 di Firenze. L’indagine mostra anche una crescita delle professioniste più giovani, il 60% di tutti i medici assicurati fra i 20 e i 50 anni, con picco tra i 30 e i 39 anni. Le regioni con più medici assicurati sono Lombardia (18,4%), Lazio (13,7%) e Sicilia (8,8%).

  • Generali vicina ad un’acquisizione in Europa
Due mesi dopo aver rivelato il proprio interesse per acquisizioni di medie dimensioni in Europa, Generali potrebbe presto tradurre in realtà i propri piani. L’assicuratore italiano preparerebbe un’offerta sui beni europei del suo concorrente americano MetLife, secondo Bloomberg, che stima il valore dell’operazione a circa 3 miliardi di euro. Generali e MetLife non hanno voluto commentare. Fonti vicine al gruppo italiano presieduto da Philippe Donnet, tuttavia, hanno sottolineato la coerenza teorica di tale operazione con il suo piano strategico, che è decisamente focalizzato sull’Europa e prevede acquisizioni di medie dimensioni.

Handelsblatt

 

  • Da Monaco Generali vuole diventare il principale assicuratore d’arte
Il Gruppo italiano Generali intende costituire a Monaco di Baviera il maggiore assicuratore europeo per i ricchi collezionisti d’arte. Solo chi assicura valori di almeno mezzo milione di euro può diventare cliente di “Arte Generali”. Fino al 2023 il nuovo assicuratore dell’arte dovrebbe raggiungere una raccolta premi di 100 milioni di euro all’anno e quindi essere il numero uno sul mercato europeo, come ha dichiarato lunedì scorso a Monaco di Baviera Jean Gazancon, capo di Arte Generali. I principali concorrenti sono la francese Axa e l’assicuratore speciale britannico Hiscox.
  • Swiss Re vuole ampliare la riassicurazione contro le catastrofi
Il mercato della riassicurazione delle catastrofi naturali è destinato a crescere fortemente nei prossimi anni. Swiss Re intende beneficiarne.
Il Gruppo Swiss Re si concentra soprattutto sul segmento principale della riassicurazione Danni/Infortuni e vede un potenziale di crescita nella copertura dei rischi derivanti da catastrofi naturali. Il mercato della riassicurazione delle catastrofi naturali dovrebbe crescere nei prossimi quattro anni a 40 miliardi di dollari dagli attuali 30 miliardi di dollari, ha dichiarato il gruppo zurighese in occasione di un evento per gli investitori a Londra lunedì scorso.
“Swiss Re intende ampliare e diversificare ulteriormente il proprio portafoglio catastrofi naturali, con un impatto positivo sugli utili”, ha dichiarato il numero due del settore dietro Munich Re. Gli svizzeri si attengono agli obiettivi finanziari in vigore dal 2016. La capitalizzazione rimane molto forte.
  • Check24 deve diventare più trasparente
Con il portale di confronto Check 24, la presenza pubblicitaria e la trasparenza si muovono in una palese sproporzione. Una maggiore apertura potrebbe aiutare l’azienda.  Soprattutto ora, a novembre, è praticamente impossibile per i consumatori evitare di penetrare la pubblicità. La ragione di ciò è il periodo di transizione per l’assicurazione auto dato che gli assiurati possono disdire il proprio contratto entro la fine del mese.