RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 25/11/2019

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

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Gli amministratori della società di capitale che mascherano le perdite sono condannati a risarcire il creditore che dimostra la cattiva gestione e la perdita della garanzia generica costituita dal patrimonio sociale. E in caso di default dell’azienda i componenti del collegio sindacale pagano alla curatela un danno pari al deficit fallimentare perché non hanno impedito la progressiva riduzione del patrimonio causata dagli amministratori. È quanto emerge, rispettivamente, dall’ordinanza 28613/19 e dalla sentenza 28617/19, pubblicate dalla terza sezione civile della Cassazione.
Scatta la bancarotta fraudolenta anche per il consigliere non esecutivo perché non impedisce gli atti di distrazione compiuti dal presidente del cda nella società poi fallita. Per l’amministratore senza deleghe, infatti, vale lo schema del dolo eventuale: accetta il rischio che si verifichi l’illecito laddove non coglie segnali inequivocabili come le dimissioni rassegnate dai sindaci. Il tutto mentre il collegio denuncia che l’asserito ripianamento delle perdite è soltanto sulla carta. Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza 45134/19, pubblicata dalla quinta sezione penale.
Settimana cruciale per la stretta fiscale sulle auto aziendali, che potrebbe comportare 1 miliardo in meno di entrate fiscali e determinare la crisi del settore: sarà questa la conseguenza, secondo i pronostici dell’associazione dei noleggiatori, alla nuova normativa che comincia l’iter parlamentare con l’esame in aula al Senato. Un impatto ben più devastante della tassa sulla nautica da diporto del 2011 e del superbollo per le auto di lusso del 2012.
Gli specialisti delle flotte si spingono oltre: «la tassa sull’auto aziendale sarà un clamoroso autogol per l’ambiente, per il fisco e per il mercato automotive», denuncia Aniasa, l’Associazione che in Confindustria rappresenta il settore del noleggio veicoli. Le misure sulle auto aziendali previste nella bozza di Legge di Bilancio sono definite senza mezzi termini «miope stangata fiscale».
«Le aziende prorogheranno i contratti in essere, rinunciando a nuove immatricolazioni», dichiarano i responsabili dell’associazione. Un errore dal punto di vista economico e ambientale, che inciderà pesantemente su un settore, quello dell’auto aziendale, che oggi può contare su una flotta di veicoli sicuri e green, nel solo noleggio tutti i veicoli sono Euro 6.

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  • Liguria, un altro viadotto a rischio “Chiudete o finirà come il Morandi” Ecco l’Italia delle strade a pezzi
Pochi giorni fa, a Genova, nel corso di una riunione in procura fra investigatori, magistrati e consulenti che indagano sul crollo del ponte Morandi e sui falsi report, uno degli inquirenti non si è trattenuto: «Signori, questo è un altro Morandi». Non si trattava del “Madonna del Monte” dell’A6 collassato ieri a Savona, ma di un altro viadotto: il Coppetta. Si trova pochi chilometri fuori da Genova, sul primo tortuoso tratto dell’A7, l’autostrada per Milano. Le sue condizioni sarebbero pessime. Nei nuovi report compilati da Spea (società gemella di Autostrade delegata al monitoraggio) è classificato con “70”, in base a parametri di conservazione su una scala da zero a 100, cioè un voto che può prevedere anche la chiusura. Complessivamente sono una quindicina i ponti oggetto d’indagine. La maggior parte si trova in Liguria, ma alcuni in altre regioni. Ma in Italia non ci sono solo le infrastrutture autostradali a far tremare i polsi. L’ultimo dossier dell’Unione province italiane elencava 1.918 fra ponti e viadotti che necessitano di interventi anche urgenti per garantire conservazione e staticità, ovvero la sicurezza di chi ci passa sopra, in auto, camion o a piedi. E anche se può apparire strano, il maggior numero di situazioni critiche si concentrano fra Piemonte e Lombardia con quasi settecento ponti da “curare”. Il problema è soprattutto finanziario: dal 2015 al 2017 le finanziarie hanno tolto alle Province un miliardo all’anno.

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Con 165 miliardi nel 2018 e 350 nel 2017 dovuti ad alluvioni, uragani, terremoti e smottamenti oltre al terrorismo, il biennio è stato il più costoso della storia: sotto accusa le conseguenze dei comportamenti umani.
L’alluvione di Venezia che ha fatto tremare il mondo intero per le sorti del tesori della Serenissima e si è lasciata dietro almeno un miliardo e mezzo dl danni. La “crisi delle cipol-le’ che minaccia dl far saltare il governo Modi in India sotto i colpi delle proteste per il rialzo del prezzi del popolare bulbo, base della cucina locale. I disastrosi incendi della California e iI tifone Jebi in Giappone che si dividono la palma dl disastro più costo dell’anno scorso con un “conto” in entrambi i casi superiore al 12 miliardi di dollari. Cos’avrebbero in comune queste quattro calamità apparentemente naturall? Di essere state invece causate o almeno aggravate fino a diventare catastrofiche dai comportamenti umani e dai cambiamenti climatici e ambientali che questi hanno provocati: di questo è sicuro un rapporto appena sfornato dallo Swiss Re Institute, emanazione del maggior riassicuratore mondiale.

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  • «Fermati sull’orlo del baratro, mi sono girato ed era tutto nero»
La colata di fango e alberi ha inciso nel costone l’immagine di un cobra che apre le sue fauci verso la Madonna del Monte. La cascata di fango è scesa avvolgendo le sue spire intorno al bosco. Trecento, forse 400 metri di un unico fronte. Hanno travolto le pile centrali del piccolo viadotto dell’autostrada Torino-Savona, il primo che si incontra lasciandosi il mare alle spalle. Il torrente di terra ne ha spazzato via trenta metri. L’asfalto è ancora intatto, in un unico blocco con le due carreggiate che correvano verso il Piemonte. È quindici metri più sotto, poggiato al costone di bosco, come se l’impeto della frana avesse adagiato quelle migliaia di tonnellate di calcestruzzo a una riva dal fiume di fango. Dall’alto i due guardrail ancora intatti sono incurvati nel vuoto dal loro peso. Non ci sono auto, almeno non se ne vedono. Il crollo ha interessato la pila centrale, ha spazzato via i quattro pilastri di cemento armato. Nel punto dello sbalzo l’asfalto sembra quasi tranciato di netto. Mentre due metri prima una vasta crepa longitudinale fa temere che lo smottamento possa ripartire.
  • Rosanna, morta per andare al lavoro in una casa di riposo
«Non posso andare oltre, è tutto allagato. Ho l’acqua alle caviglie. Lascio l’auto e provo a passare il ponte a piedi». L’ultima chiamata Rosanna Parodi l’ha fatta al marito. Erano le 6.07 di ieri mattina. Poi il suo cellulare è diventato irraggiungibile. Inghiottito dalla piena del fiume Bormida che a Sezzadio, piccolo paese che si trova lungo la provinciale fra Acqui e Alessandria, ha travolto anche lei.Il suo corpo è stato trovato senza vita ieri pomeriggio. Per tutto il giorno in paese si è sperato di trovarla viva. Ma così non è stato. Secondo il racconto dei due automobilisti rimasti bloccati nello stesso punto prima, la 52 enne di Gramelero aveva lasciato la sua auto per raggiungere a piedi la casa di riposo di Sezzadio, dove lavorava come assistente agli anziani.

A una settimana dalla presentazione del nuovo piano industriale di Unicredit (Londra, 3 dicembre), l’istituto guidato da Jean Pierre Mustier entra nel vivo della trasformazione digitale in atto e pone l’accento sulla sua vocazione paneuropea, che si concretizza attraverso uno dei simboli della new economy , una app . Davanti ai macro temi che condizionano questa industry ormai matura, dall’assalto delle fintech al problema occupazionale, una app può apparire come una falsa risposta, un diversivo. Invece, dalle parole di Olivier Khayat e Francesco Giordano, da febbraio co-head del Commercial banking per l’area Western Europe , che comprende Italia, Germania e Austria, ovvero circa l’80 per cento dei ricavi del gruppo, emerge una visione diversa, strategica.
Come mettersi al riparo da incidenti o malattie. Le spese? Abbordabili, soprattutto se paragonate alle conseguenze economiche senza copertura

  • Viadotti stretti e binari a velocità ridotta: l’Italia delle grandi reti si scopre fragile
Più code in autostrada per chiusure di corsie a rischio, ritardi per un treno ad alta velocità su tre, convogli ordinari anche veloci ma costretti su linee “a ostacoli”. È il conto di decenni di manutenzioni non fatte. Ma pesano anche lavori mal eseguiti e mancati adeguamenti a norme europee, che mettono l’Italia a rischio di procedura d’infrazione. Anche dove le risorse non mancano. Già la pura cronaca – quasi un bollettino di guerra – racconta la fragilissima Italia delle grandi reti.
  • Per risarcire i danni gravi alla salute cresce l’appeal della rendita vitalizia
Sempre più tribunali stanno utilizzando il sistema della “rendita vitalizia” al posto della liquidazione in un’unica soluzione della somma per risarcire il danno grave alla salute provocato da un’azione illecita. Si tratta di un metodo di risarcimento disciplinato dall’articolo 2057 del Codice civile ma che, in passato, è stato poco utilizzato. Il risarcimento in forma di rendita vitalizia sta guadagnando terreno, in particolare, in relazione al danno patrimoniale emergente e futuro, che è riconosciuto, oltre al danno biologico e morale, a chi riporta ingenti danni alla persona con menomazioni permanenti invalidanti che incidono sulla sua qualità di vita e anche sui suoi interessi patrimoniali.
  • Spese di primo grado riviste in appello solo se cambia la sentenza
La decisione sulla ripartizione delle spese del primo grado del giudizio può essere modificata dal giudice d’appello solo in caso di riforma, totale o parziale, della sentenza impugnata o di accoglimento di una censura che riguardi la ripartizione degli oneri della lite. È quindi errata la pronuncia dei giudici del gravame che provvedano d’ufficio a una nuova regolamentazione del regime dei costi del primo grado, senza aver modificato in senso peggiorativo, per l’appellante, la sentenza impugnata e senza un motivo di gravame sul punto delle spese. Lo ribadisce la Cassazione con la sentenza 27606 del 29 ottobre scorso. Il merito del giudizio riguardava la richiesta di risarcimento che i genitori di una minore avevano avanzato per i danni sofferti dalla figlia in conseguenza di fatti addebitati ai medici di una Usl. Il tribunale aveva affermato la responsabilità dei sanitari solo per la paralisi di un arto superiore, escludendola quanto alle lesioni neurologiche; aveva quindi condannato l’Usl al rimborso della metà delle spese del giudizio affrontate agli attori. Dal canto suo, la Corte d’appello riteneva che i danni riconosciuti dal tribunale determinassero una più elevata incidenza invalidante sulla minore, e quindi aumentava l’ammontare del risarcimento; per il resto confermava la sentenza impugnata a eccezione del capo relativo alle spese, che poneva a carico dell’Usl solo per un terzo.