RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 06/11/2019

Selezione di notizie assicurative da quotidiani nazionali ed internazionali

 

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FinecoBank ha chiuso i primi nove mesi del 2019 con i migliori risultati di sempre e la tendenza, ha dichiarato a MF-Milano Finanza l’amministratore delegato Alessandro Foti, resta positivo anche per la fine dell’anno. Numeri che fanno della società un obiettivo sempre più appetibile agli occhi di possibili investitori dopo l’uscita di Unicredit  dal capitale, avvenuta a luglio scorso. «Oggi siamo una delle poche public company tra le blue chip e siamo molto redditizi e questo fa di noi, per definizione, un target agli occhi di possibili acquirenti», ha detto Foti, esprimendo però tranquillità.
Non soltanto sono stati spediti in ritardo ai risparmiatori, ma, alla prova dei fatti, sono anche poco trasparenti. Non è stato un debutto brillante per i rendiconti Mifid 2, che da quest’anno per la prima volta sintetizzano ai risparmiatori costi e rendimenti degli investimenti.
A fotografare la situazione è una ricerca realizzata dalla School of Management del Politecnico di Milano e commissionata da Moneyfarm. La ricerca analizza ha l’informativa Mifid 2 di 18 tra i principali intermediari finanziari attivi in Italia. La direttiva Mifid 2, che ha introdotto questi rendiconti, è applicabile in Ue da inizio 2018 e nasce con l’obiettivo di definire uno standard virtuoso nella comunicazione dei costi degli investimenti per aiutare il risparmiatore a prendere decisioni di investimento consapevoli. Ma lo studio conferma che l’industria italiana del risparmio ha ancora molta strada da fare per quanto riguarda la trasparenza nei confronti degli investitori.
Un caso specifico, all’apparenza non dirompente, che, tuttavia, può essere illuminante dei modi in cui spesso si sviluppa il rapporto tra amministratore delegato, consiglio e «proprietà». Difficile parlare di un «test», ma certamente di un evento sì, in parte paradigmatico. Si tratta della vicenda che ha riguardato Albero Minali, a.d. della Cattolica. L’intervento di Warren Buffett, socio della Cattolica con circa il 9 per cento del capitale, per manifestare la non condivisione del ritiro, da parte del consiglio di amministrazione, delle deleghe a suo tempo conferite a Minali fa salire non solo l’interesse per la vicenda, ma anche il grado di potenziali tensioni. Il ritiro delle deleghe a un amministratore che è entrato nella carica da pochissimo tempo non è un atto di normale amministrazione.

 

Accompagnare circa 240 miliardi di raccolta dormiente verso il risparmio gestito, approfittando della discesa dello spread e della ritrovata sicurezza sul mercato finanziario italiano. È questa la strategia che Intesa Sanpaolo  ha scelto per aumentare la redditività, pur senza penalizzare la clientela con l’introduzione di tassi negativi. «C’è una porzione molto significativa» di risparmio amministrato e denaro dormiente che può essere convertita in risparmio gestito, ha spiegato ieri Messina nel corso della presentazione dei risultati trimestrali. Il banchiere ha infatti registrato una crescita significativa dei depositi corporate e un aumento di quelli della clientela retail. «Il risultato è che riceviamo questo denaro che» potenzialmente «possiamo convertire in risparmio gestito. Tutti i nostri gestori sono impegnati a trasformare i depositi in risparmio gestito», ha affermato Messina. Tanto più che oggi il momento di mercato è più favorevole rispetto a qualche mese fa: «Se il governo farà il lavoro giusto di portare lo spread sotto a 100 punti base ci sarà una crescita significativa delle masse gestite e quindi un aumento commissioni», ha aggiunto. «Più nel dettaglio la divisione del gruppo dedicata all’asset management sta lavorando intensamente per convertire in risparmio gestito i circa 240 miliardi di risparmi degli italiani presenti nei nostri conti sotto forma di risparmio amministrato e depositi a vista. I primi risultati positivi sono già visibili nel terzo trimestre e le prospettive sono ancora più positive», ha affermato il ceo.

Si chiama Finance for food one ed è il primo fondo di private equity italiano per il settore agroalimentare, gestito da Azimut Libera Impresa Sgr e sponsorizzato da Finance for Food srl, società di consulenza finanziaria indipendente specializzata nell’economia reale che ruota intorno al mondo dell’agroindustria. Obiettivo del fondo è entrare nella gestione delle aziende agricole costituite in società di capitali per acquistarne partecipazioni, introdurre gestioni di tipo manageriale e promuovere investimenti nel settore agroalimentare e in tutti quei servizi che vi ruotano attorno, come la distribuzione, la ristorazione, i macchinari, l’energia rinnovabile, la tecnologia, l’informatizzazione, gli agriturismi.
Salgono i profitti di Intesa Sanpaolo, che ha chiuso i primi nove mesi con un utile netto consolidato di 3,31 miliardi di euro, in crescita del 9,9% rispetto allo stesso periodo del 2018. Si tratta del migliore risultato dal 2008. E per l’intero esercizio Ca’ de Sass prevede un incremento rispetto al risultato ottenuto nel 2018. Le commissioni nette sono ammontate a 5,865 miliardi (-2,3%) e il risultato dell’attività assicurativa è salito da 846 a 876 milioni. I costi operativi sono scesi del 2,5% a 6,758 miliardi e il cost-income è migliorato dal 50,6 al 49,8%. Le rettifiche di valore nette su crediti sono scese del 17,7% a 1,396 mld e il complesso dei crediti deteriorati è diminuito del 13,9% a 14,283 mld. Il Cet1 si è posizionato al 14% dal 13,5% dello scorso dicembre. Nel terzo trimestre l’utile netto è ammontato a 1,044 miliardi, che si confrontano con 1,216 mld dei tre mesi precedenti e con gli 833 milioni di dodici mesi prima.
Fineco ha archiviato i primi nove mesi con un utile netto rettificato di 198,1 milioni di euro, in crescita del 10,8% su base annua. I ricavi sono saliti del 5,2% a 489 milioni. Il cost-income è diminuito al 37,9%, mentre i costi operativi sono aumentati dell’1,3% a 185,2 milioni. Il risultato di gestione ha visto un miglioramento del 7,7% a 303,8 mln.
Azimut ha riportato nei nove mesi un utile netto consolidato di 246,5 milioni di euro, più che raddoppiato su base annua (+120%): un dato che consente al gruppo finanziario fondato da Pietro Giuliani di eguagliare il record annuale riportato nell’intero 2015. A trainare l’ultima riga del conto economico hanno contribuito ricavi ricorrenti in aumento del 16% a 550 milioni e il calo del 2% sul fronte dei costi fissi. Le masse in gestione sono ammontate a 44,6 miliardi di euro. «Con grande soddisfazione presentiamo al mercato il migliore risultato di utile netto della storia di Azimut», ha sottolineato Giuliani. A piazza Affari il titolo ha guadagnato il 3,18% a 19,45 euro.
Avanti nel segno della continuità: così si è espresso il d.g. Carlo Ferraresi, subentrato ad Alberto Minali alla guida operativa di Cattolica assicurazioni, in una lettera ai dipendenti e ai collaboratori. Poche frasi per sottolineare come l’avvicendamento al vertice rappresenti «una grande responsabilità», colta «con fiducia ed entusiasmo». Il nuovo capoazienda ritiene «fondamentale proseguire nel solco della continuità e della valorizzazione della nostra tradizione cooperativa centenaria, di cui oggi più che mai dobbiamo essere orgogliosi». In questo momento, ha sottolineato Ferraresi, «è importante fare squadra: la coesione non è solo uno dei valori in cui crediamo, ma un’esigenza che nasce da persone che hanno forte fiducia in un progetto e che desiderano condividere impegno, sacrifici e risultati». Alle maestranze di Cattolica il d.g. chiede «di continuare a tenere vivo lo spirito che sempre ci ha animato, di non temere il cambiamento e di lavorare insieme per il nostro ideale: una compagnia vicina alle persone e ai territori, una cooperativa forte e solida. Ho fiducia in voi e nelle vostre capacità di contribuire al raggiungimento degli obiettivi del piano industriale».

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  • Il risparmio gestito spinge l’utile Intesa: 3,3 miliardi in 9 mesi
Battendo le stime degli analisti, la banca guidata da Carlo Messina ha messo a segno utili netti per 3,31 miliardi nei primi nove mesi dell’anno (+9,9%), consentendole così di confermare per l’intero 2019 un utile superiore a quello dell’anno prima (4 miliardi) e il pagamento di un dividendo pari all’80% del risultato ottenuto. In futuro, Messina non ha escluso che si possano distribuire acconti sui dividendi: «Potrebbe essere un’opzione – ha detto ma stiamo ancora valutando». Considerando i nove mesi, c’è da registrare il forte balzo degli utili da attività finanziarie, più 24%, e l’altrettanto netto risanamento dei crediti in difficoltà: lo stock è diminuito del 13,3% rispetto a dicembre scorso e ormai questi prestiti rappresentano il 7,6% dei crediti complessivi (il 3,6% al netto delle rettifiche). Molto più leggero il conto delle rettifiche nette – in calo del 17,7% rispetto ai primi mesi del 2018 e ai minimi dal 2007 – mentre il passaggio da crediti in bonis a crediti detriorati «non è mai stato così basso».
  • Su Cattolica la battaglia è solo iniziata
Ieri due piccoli azionisti hanno acquistato una pagina di pubblicità su un giornale locale per chiedere modifiche alla governance e un’assemblea straordinaria. Ma il disagio, a quanto si apprende, riguarda anche altri soci (oltre a Warren Buffett e alla Fondazione Cariverona): è probabile che alcune famiglie azioniste, con pacchetti più rotondi, stiano meditando di scendere in campo. Forse puntando a convocare un’assemblea straordinaria forti di un quorum del 2,5% del capitale (altra possibilità prevista dallo Statuto, in alternativa alle 450 firme). Al momento, però, si è nella fase delle riflessioni: su quello che è successo per determinare il ritiro delle deleghe ad Alberto Minali (tuttora poco chiaro) e soprattutto su come muoversi per riportare la compagnia sui giusti binari.

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  • Intesa Sanpaolo, utili a 3,3 miliardi. «Puntiamo sul risparmio gestito»
La direzione è quella di «convertire» in gestione del risparmio i 240 miliardi di euro che gli italiani tengono a Intesa Sanpaolo in depositi poco o zero remunerati. «I primi risultati sono già visibili nel terzo trimestre e le prospettive molto positive», afferma l’amministratore delegato Carlo Messina presentando i conti dei primi nove mesi chiusi con il miglior utile netto di periodo dal 2008, pari 3,31 miliardi di euro (+9,9%). «Un risultato importante in un contesto più complesso del previsto» osserva ancora Messina che intravede una ripresa della fiducia delle imprese, «in particolare nel manifatturiero». Il Pil ha avuto una leggera crescita, ricorda Messina segnalando come «i solidi fondamentali del Paese» abbiano assorbito il rallentamento.

  • Risparmio, solo una banca su tre svela i costi
Falsa partenza per l’operazione trasparenza sui costi sostenuti per gli investimenti dalle famiglie italiane. La svolta epocale attesa con l’avvento a gennaio 2018 della Mifid2 è rinviata ancora di un anno: l’obiettivo di rendere più chiaro e comprensibile per i risparmiatori l’impatto dei costi sui rendimenti attesi ed effettivi è ancora molto lontano da raggiungere. A innalzare il “muro” per ostacolare la visuale sui costi ai clienti ci hanno pensato le banche e gli altri intermediari finanziari. In tutti i modi e per il momento ci sono anche riusciti.
  • Pensioni, 364mila uscite anticipate dopo la Fornero
Nei sette anni e mezzo trascorsi dalla riforma Fornero le diverse forme di flessibilità messe in campo dai governi che si sono succeduti hanno consentito un pensionamento agevolato a 364mila lavoratori, poco più del 16% del totale dei pensionamenti di vecchiaia e anzianità registrati tra il 2012 e il primo semestre del 2019 (circa 2,2 milioni se si escludono le invalidità e i superstiti). Questi maggiori flussi in uscita hanno innescato 17 miliardi di maggiore spesa a carico della fiscalità generale e hanno avuto come capofila i cosiddetti «esodati», un plotone di 130.185 lavoratori che hanno ottenuto l’anticipo grazie a otto provvedimenti di salvaguardia (costo 8,3 miliardi).
  • Bomba per incassare l’assicurazione: tre vigili morti
Nel mirino c’era la casa, non i soccorritori che hanno perso la vita durante l’intervento: di questo sembrano convinti gli investigatori che indagano sull’esplosione di Quargnento in cui sono morti i vigili del fuoco Matteo Gastaldo, Marco Triches e Antonino Candido. Rimasti feriti, invece, il caposquadra dei vigili Giuliano Dodero, il collega Luca Trombetta e il carabiniere Roberto Borlengo. «La dinamica va accertata, la magistratura sta lavorando. Ci sono accertamenti da fare», il commento a caldo del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Intanto i pm di Alessandria hanno avviato il fascicolo: «Omicidio plurimo» e «crollo doloso di edificio» i reati ipotizzati nel fascicolo aperto dai pm di Alessandria. Nonostante il modus operandi possa far pensare a un attentato eversivo – con la doppia deflagrazione, la prima utilizzata come esca e la seconda letale – le piste al momento riconducono ad un ambito familiare: si pensa in particolare a dissidi tra il proprietario dell’abitazione e il figlio, con cui sembra non corra buon sangue, e ad un tentativo di incassare i soldi dell’assicurazione del fabbricato. L’unica cosa certa è che non si è trattato di un incidente.
  • Cattolica giù in Borsa I soci si fanno sentire
Un’altra giornata negativa per il titolo Cattolica che ha lasciato sul terreno di Borsa un altro 0,34%. A pesare sulle quotazioni l’improvviso ritiro delle deleghe all’ex ceo Alberto Minali, avvenuto al cda dello scorso 31 ottobre. Mossa non gradita al mercato e riguardo alla quale anche diversi azionisti rilevanti, da Warren Buffett alla Fondazione CariVerona, hanno espresso il loro disappunto. Ieri poi sono tornati a farsi sentire anche i due soci che qualche settimana fa hanno sollecitato il vertice dell’azienda per poter convocare un’assemblea e mettere all’ordine del giorno nuove regole di governance. L’imprenditore Luigi Frascino e l’avvocato Giuseppe Lovati si sono detti «assai colpiti dalla sorprendente decisione del cda di privare la compagnia delle indiscusse capacità professionali e della significativa esperienza dell’ad» e, di conseguenza, si dicono convinti «che la parola debba tornare ai soci» visto che «solo a quest’ultimi spettano in definitiva le decisioni sulla governance».
  • Azimut, in nove mesi l’utile balza del 120%
Azimut ha chiuso i primi nove mesi del 2019 con un utile record di 247 milioni di euro, in crescita del 120% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. I ricavi consolidati, si legge in una nota, sono saliti da 565,6 a 724,3 milioni (di cui 550 milioni ricorrenti, in crescita del 16%), i costi sono aumentati da 412,3 a 444,8 milioni mentre il reddito operativo sale da 153,3 a 279,5 milioni. Il totale delle masse gestite a fine settembre 2019 raggiunge i 44,6 miliardi, che salgono a 57,4 miliardi includendo il risparmio amministrato e gestito da case terze direttamente collocato. La raccolta netta nei primi nove mesi dell’anno è stata di 3,7 miliardi, di cui una buona parte dal business estero, pari al 29% del patrimonio complessivo del gruppo.
  • I profitti di Fineco a quota 198,1 milioni
Fineco mette a segno i primi nove mesi dell’anno migliori della storia, proprio nel periodo in cui si è consumato il distacco dalla controllante UniCredit. Alla fine di settembre la banca diretta multicanale ha infatti registrato un utile netto di 198,1 milioni di euro, in crescita del 10,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e con ricavi in aumento del 5,2% a 489 milioni. Il risultato non sorprende l’a.d, Alessandro Foti: «Procediamo esattamente nel segno della continuità rispetto a quanto facevamo prima, dato che UniCredit era già rispettosa della nostra indipendenza» spiega a Il Sole 24 Ore, sottolineando che «adesso Fineco è diventata ancora più veloce, agile e flessibile nell’attuare le proprie strategie, cosa di vitale importanza in un mercato sempre più complesso».

Quattro anni dopo gli attentati del 13 novembre 2015, che hanno causato 130 morti e quasi 500 feriti a Saint-Denis e Parigi, le vittime continuano a comparire di fronte all’organismo responsabile del loro risarcimento. Il Fondo di garanzia per le vittime di atti terroristici e altri reati (FGTI) ha riferito martedì scorso di aver ricevuto circa 50 nuove domande dal 1° gennaio 2019. Si tratta principalmente di persone mentalmente ferite che “da tempo si erano rifiutate di considerarsi vittime”, spiega Julien Rencki, direttore generale. Le vittime di attacchi hanno fino a dieci anni dopo l’evento per fare richiesta all’FGTI. Al 31 ottobre erano state risarcite 2.659 vittime. In totale, il Fondo di garanzia ha già versato 107 milioni di euro, principalmente sotto forma di accantonamenti, vale a dire acconti prima della compensazione. “Questa somma continuerà a crescere”, dice Julien Rencki. Secondo la FGTI, il costo finale degli attacchi del 13 novembre “potrebbe raggiungere anche i 250 milioni di euro”.
  • Auto non assicurate, una piaga sempre più costosa
La lotta contro i conducenti non assicurati ha preso una marcia in più. Un file può ora essere utilizzato per verificare se un’auto che è stata colpita da un’infrazione o fermata durante un’ispezione sia in ordine o meno. Il Fonds de garantie des assurances obligatoires de dommages (FGAO), principale responsabile del risarcimento delle vittime di incidenti stradali causati da conducenti non assicurati, si aspetta molto da questo nuovo mezzo. “In Belgio, l’introduzione di una tale pratica ha permesso di ridurre del 23% la non assicurazione in quasi sedici anni”, ha detto Julien Rencki, il suo amministratore delegato.
Nel 2018 il Fondo di garanzia, che ha appena pubblicato la sua relazione annuale, ha versato a tal fine 141 milioni di euro a titolo di compensazione (e 178,8 milioni di euro per tutte le sue missioni). La sua situazione finanziaria rimane squilibrata con un risultato netto in rosso (-84 milioni di euro) e un patrimonio netto negativo (-202 milioni di euro).

Handelsblatt

 

  • Joachim Wenning, CEO di Munich Re: “Nessuno finirà la conversione digitale entro il 2025”
Joachim Wenning, CEO di Munich Re, parla dei cambiamenti nel settore assicurativo, delle nuove piattaforme e delle opportunità offerte dalle acquisizioni. Gli assicuratori sono ancora molto lontani dalla customer experience. Tuttavia, esperti di tutto il settore lavorano intensamente da tempo a soluzioni per reinventare il rapporto con il cliente. Il CEO di Munich Re Joachim Wenning ha parlato con il redattore capo Sven Afhüppe in occasione dell’Handelsblatt Insurance Summit sui cambiamenti in atto nella sua azienda e nel settore.

 

  • Gli assicuratori si scontrano con vecchi problemi e nuovi concorrenti
Le compagnie di assicurazione sono alla guida del cambiamento con acquisizioni e nuove offerte. Ma non hanno molto tempo – nuovi rivali sono in agguato.