Nella prima metà del 2019 sono state elaborate oltre 1.600 leggi e policy in 164 paesi
Occhio al rinnovo dei contratti. E c’è la mediazione
di Federico Unnia

Nella prima metà del 2019 sono state elaborate oltre 1.600 leggi e policy in materia di cambiamento climatico in 164 diverse giurisdizioni nel mondo – un aumento di 25 volte dal 1997, anno in cui fu siglato il Protocollo di Kyoto. Questo significa che le società sono potenzialmente esposte a rischi e costi legati ai cambiamenti climatici che, se non identificati, potrebbero danneggiarne il patrimonio e la reputazione.
Secondo i dati riportati nel report – primo nel suo genere – «Cambiamenti climatici: come avere successo in un futuro a basso tasso di emissioni» condotta da Herbert Smith Freehills le aziende sono assoggettate a numerose norme legate ai cambiamenti climatici, con conseguente rischio connesso di contenzioso in sede di liquidazioni dei danni subiti.
I rischi legati al cambiamento climatico vanno ben oltre l’aspetto prettamente ambientale e stanno aumentando per tutte le imprese, non solo per quelle che si muovono all’interno di settori produttivi ad elevato tasso di emissioni. Come emerge chiaramente dal report, alla luce del cambiamento climatico e delle più stringenti misure legislative, le aziende devono oggi considerare nuove voci di costo e nuove tipologie di rischi.
Nel 2017 sono state ben 884 i casi di controversie legali in 25 paesi legate direttamente alla copertura dei danni causati da eventi climatici. Al 31 luglio 2019 si registra un importante crescita nel contenzioso, con 1218 casi in Usa e 306 e 304 negli altri Paesi (di cui 278 azioni contro i governi locali e 26 contro imprese ritenute responsabili). Tra quelli più rilevanti si segnalano i rischi di «compliance» connessi ai mutamenti della normativa pubblicistica e/o tributaria: vi è una mancanza di omogeneità nelle norme a livello mondiale, il che rende difficile per le società globali orientarsi tra le diverse regolamentazioni e rimanere al passo con i cambiamenti. Seguono i rischi connessi ad eventuali contenziosi, richieste di risarcimento danni e procedure sanzionatorie.
E ancora, i rischi legati alla svalutazione di asset patrimoniali. Banche, investitori istituzionali, gestori patrimoniali, assicuratori e altri player del mercato finanziario si trovano a dover gestire pressioni da parte di azionisti e autorità di regolamentazione, per poter garantire che i fondi siano investiti in modo sicuro e che i flussi finanziari e assicurativi siano rivolti verso quelle aziende che investono in un futuro a basso tasso di emissioni.
Senza dimenticare, inoltre, i rischi di danni reputazionali o danni all’immagine in caso di accertamenti di violazioni della normativa in materia ambientale, anche alla luce del forte eco mediatico legato a tali aspetti.
«Se è vero che l’attenzione al cambiamento climatico ha generato per le imprese un aumento dei costi di compliance e dei rischi ad esso connessi, è anche vero che le aziende che si dimostreranno in grado di valutare i rischi ed identificare aree in cui possono ridurre o addirittura eliminare l’impatto delle proprie attività sul clima, potranno giovare di enormi benefici – non solo in termini di sicurezza, ma anche in termini di crescita e redditività», sottolinea Pietro Pouché, of counsel Herbert Smith Freehills.
Come fronteggiare queste potenziali criticità? Le imprese possono stipulare polizze assicurative, ma non solo. Non tutte le imprese sono infatti nella posizione di poter negoziare e sottoscrivere assicurazioni per questa tipologia di rischi. In tali casi, le società possono, allora, puntare sulla «flessibilità» e avvalersi dell’assistenza di studi legali internazionali al fine di conoscere e implementare le diverse normative in tempi brevi ed evitando sanzioni. Le imprese dovrebbero anche considerare con attenzione, al rinnovo dei contratti, quali informazioni debbano essere fornite alle società di assicurazione in relazione all’impatto sul clima delle loro attività operative.
Gli arbitrati e la mediazione internazionale si prospettano come il foro più naturale per la risoluzione delle controversie legate al cambiamento climatico, come già evidenziato dal sorgere di azioni legali mirate a influenzare il comportamento delle aziende del settore dell’energy.
Le polizze assicurative stipulate per far fronte ai rischi connessi al cambiamento climatico sono molto diverse a seconda del tipo di settore in cui la singola azienda opera. Questi contratti prevedono generalmente un obbligo a carico delle società assicurate affinché quest’ultime descrivano l’impatto sul clima delle proprie attività operative in modo accurato e aggiornato. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le polizze assicurative di questo tipo identificano, come strumento di elezione per la risoluzione di eventuali controverse, gli arbitrati e la mediazione internazionale.
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