Leone da alta quota

Il titolo Generali in borsa ha recuperato i livelli del 2008. Ma per proseguire l’ascesa gli investitori si aspettano un’acquisizione. Sfumata Bbva, si guarda ad alcuni asset di Axa
di Anna Messia

I momenti più caldi per il titolo Generali , tornato nei giorni scorsi ai livelli massimi dal 2008 oltre quota 19 euro per azione, sono coincisi con la chiusura del primo anno di attuazione del piano industriale triennale presentato il 21 novembre 2018 dal group ceo Philippe Donnet. Ai buoni risultati raggiunti dal management si sono così sommate le speculazioni conseguenti ai riassetti della controllante Mediobanca dopo l’uscita di Unicredit dal capitale e la crescita di Leonardo Del Vecchio a ridosso del 10%. Sul Leone è lievitato l’appeal dopo che il presidente di EssilorLuxottica , tra partecipazione diretta nella compagnia (pari al 4,86%) e indiretta tramite Mediobanca (pari in trasparenza all’1,3%) è di fatto diventato il primo azionista privato di Trieste con un totale del 6,16%. Poi ci sono Francesco Gaetano Caltagirone con il 5%, e il gruppo Benetton con il 4% del capitale. Oltre al gruppo De Agostini, accreditato di una quota non molto distante dal 2%. «Un grande player internazionale che avesse la forza di acquistare Mediobanca prenderebbe anche il 13% di Generali », ha sintetizzato Ennio Doris, presidente e fondatore di Banca Mediolanum nonché azionista storico di Mediobanca , commentando la cessione di Unicredit . Ma insieme ci sono tre famiglie italiane che controllano il 14%, ha aggiunto.
L’intenzione di Del Vecchio, che sarebbe pronto a crescere ancora sull’asse Mediobanca -Generali , sembra essere proprio quella di rafforzare l’italianità della blasonata merchant bank milanese e della compagnia assicurativa triestina, ma bisognerà capire che cosa questo significherà in concreto e se nelle mire dell’imprenditore di Agordo ci sono operazioni straordinarie. Già oggi, come visto, c’è uno zoccolo duro di imprenditori italiani piuttosto coesi, ma è un dato di fatto che la compagnia, con l’attuale assetto, non è blindata, mentre i buoni risultati raggiunti da Donnet ne hanno aumentato l’appeal.
Con il manager francese al timone, da metà del 2016 Generali Assicurazioni ha accelerato il ritmo della crescita. Gli utili sono aumentati negli ultimi anni a doppia cifra: solo nei primi nove mesi del 2019 la compagnia ha realizzato profitti netti per 2,16 miliardi, con i premi lordi saliti nei 12 mesi del 3,2%, e con la raccolta netta nel Vita cresciuta del 24,5%. Il risultato operativo è ormai vicino ai 4 miliardi, con un balzo del 9% nell’ultimo anno. Solo quattro anni fa, i profitti erano fermi a quota 2 miliardi. Nel 2018 sono saliti a 2,3 miliardi e il 2019, visti i dati confortanti dei primi nove mesi dell’anno, Donnet si prepara a chiudere il bilancio con un nuovo picco dei profitti. Il patrimonio si è rafforzato, il debito è sceso e i coefficienti patrimoniali Solvency II viaggiano sopra il 200%, 2 volte il minimo richiesto dal regolatore. Performance ottenute grazie anche manovre di riassetto profonde (come la svolta realizzata in Germania da Giovanni Liverani) o ai risultati in Italia della controllata Banca Generali (con un utile record nei nove mesi di 196 milioni) che hanno consentito al titolo di salire dai 10 euro del 2016 agli oltre 19 euro attuali e nell’ultimo anno la compagnia ha ulteriormente accelerato, anche con le acquisizioni. L’ultima siglata, a luglio, è stata quella in Portogallo, con l’acquisto di Seguradoras Unidas, Union Investment in Polonia o i portafogli di Ergo in Ungheria e Slovacchia. Mentre le azioni hanno recuperato terreno rispetto agli altri big europei competitor.
Da novembre 2016 ad ottobre di quest’anno il titolo Generali è salito dell’88%, rispetto al 69% di Allianz , al 72% di Zurich e al 29% di Axa , per fare un confronto con i principali concorrenti europei. Ma il Leone, con i suoi 30 miliardi di capitalizzazione (dato aggiornato al 7 novembre) è ancora grande meno di un terzo di Allianz (93 miliardi) e la metà di Axa (60,8 miliardi). È insomma ancora troppo piccola per un confronto alla pari con i due colossi europei delle polizze. Ma il piano di Donnet, come noto, punta ancora alla crescita e alle acquisizioni. In cassa, secondo il piano, ci sono più di 3 miliardi per svilupparsi in mercati profittevoli. L’operazione aperta dal Bbva durante l’estate, in cerca di partner bancassicurativi in Spagna ma anche in Sudamerica, sarebbe potuta essere una buona occasione per il Leone per fare un passo decisivo nella sua strategia. Un’operazione valutata circa 1,5 miliardi, quindi alla portata di Trieste, che infatti si era fatta avanti, ma tutto è sfumato dopo un passaggio in consiglio di amministrazione lo scorso ottobre. Ora sembrerebbe essersi aperta un’altra partita nell’Est Europa e in questo caso i destini delle Generali potrebbero incrociarsi proprio con quelli di Axa , intenzionata a cedere le attività in Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Le aspettative del mercato al proposito appaiono elevate, potrebbe essere la volta buona. (riproduzione riservata)
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