Le Generali manovrano in Asia

In Vietnam chiuso un accordo della durata di 15 anni con la banca locale Ocb. In Malesia invece restano aperte tutte le opzioni, dalla crescita al 70% della jv locale alla vendita. Mentre in Cina il Leone è pronto a scattare nella previdenza integrativa
di Anna Messia

Generali Assicurazioni risistema le sue pedine in Asia: dal Vietnam, dove ha appena firmato un nuovo accordo bancassicurativo che durerà 15 anni con la banca locale Ocb, alla Malesia dove deve decidere cosa fare con il partner Mpib (Multi Purpose Insurance Berhad), passando per la Cina dove è al lavoro per tentare di ampliare il raggio d’azione alla previdenza privata. Che Generali Assicurazioni sia interessata a svilupparsi nel continente asiatico è un fatto noto. Più volte il group ceo, Philippe Donnet e il general manager, Fréderic de Courtois, hanno ribadito l’intenzione di aumentare la presa del Leone nei paesi asiatiche che nel settore assicurativo continuano a registrare alti tassi di crescita. L’obiettivo resta lo stesso indicato nel piano industriale presentato a novembre 2018 da Donnet: raggiungere una posizione tra le prime cinque nei Paesi in cui Generali opera, se non in termini di premi almeno di profittabilità. In Vietnam, dove il Leone è presente dal 2007 con circa 400 persone e una reti di agenti, la spinta alla crescita è arrivata ora dalla firma di un nuovo accordo commerciale: Generali Vietnam Life Insurance ha siglato una partnership bancassicurativa con Oriental Commercial Joint Stock Bank (Ocb) in base al quale la banca, distribuirà in esclusiva i prodotti della compagnia assicurativa. Si tratta di un istituto nato nel 1996 che in passato aveva avuto come azionista anche la francese Bnp Paribas e che ha oltre 200 punti vendita e 120 uffici sparsi in tutto il Paese. L’accordo vuole accelerare la raccolta premi di Generali in Vietnam. A giugno 2018 Donnet aveva incontrato ad Hanoi il primo ministro del paese Nguyen Xuan Phuc per discutere delle opportunità di investimento e del potenziale economico del Paese sottolineando nel corso del quale Donnet aveva sottolineato il forte impegno di Generali per sviluppare le proprie attività in Vietnam e ora ha fatto una prima mossa significativa. Resta invece da capire cosa accadrà delle attività in Malesia, dove Generali nel 2014 si era detta pronta a stringere la presa sulla joint venture con il partner locale, Multi Purpose Insurance (MPI) esercitando l’opzione prevista dal contratto e incrementando la sua quota dal 49% al 70% della compagnia malese, fino al massimo consentito alle imprese straniere che operano nel Paese. Poi però, tutto era stato congelato con i partner di Mphb che a settembre 2017 hanno annunciato che la banca centrale della Malesia avrebbe raccomandato al ministro delle finanze di non approvare l’operazione e Generali è rimasta ad oggi al 49%. Ora la situazione è tornata di attualità e non è escluso che il Leone provi di nuovo ad incrementare la sua quota.
Intanto a maggio la compagnia di Trieste potrebbe decidere di esercita un’altra opzione, questa volta put, e sciogliere definitivamente l’alleanza vendendo a Mphb il suo 49%. Restano quindi ancora in piedi tutte le opzioni. Si vedrà. Intanto in Cina, come noto, dallo scorso aprile si è aperta la campagna per tentare di entrare nel mercato della previdenza privata e Generali è alla finestra, pronta a muoversi, in competizione con altri grandi gruppi assicurativi internazionali, come Pudential o il gruppo aia di Hong Kong. A febbraio Pechino ha dato il via libera alla prima joint venture estera nata per dare vita a un business assicurativo di tipo previdenziale che potenzialmente vale una cifra monstre di 1.600 miliardi di dollari. Generali è già presente in Cina con Generali China Life, una fra le cinque più importanti compagnie estere Vita del Paese, in partnership con China National Petroleum Corporation (Cnpc), fra le più grandi imprese statali cinesi (energia) del mondo e segue molto da vicino la questione della previdenza complementare, in attesa di chiarimenti dalle autorità cinesi. (riproduzione riservata)

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