Lavoratori domestici, 6 su 10 sono irregolari

di Michele Damiani

Sei lavoratori domestici su dieci sono irregolari, ovvero circa 1,2 milioni di persone. Sono 859.233, invece, colf e badanti regolarmente iscritte negli archivi Inps a fine 2018; di queste, 613.269 sono immigrate. È questa la fotografica scattata da Assindatcolf, Associazione nazionale datori di lavoro domestico e da Idos, Centro studi e ricerche, autore del Dossier statistico immigrazione 2019, i cui dati sono stati presentati ieri mattina nel corso di un evento organizzato a Milano.
Il focus, dal titolo «lavoro domestico e programmazione dei flussi di ingresso», analizza l’impatto dei lavoratori immigrati a livello generale e nel comparto dell’assistenza alle famiglie. Sono 2 milioni 455 mila gli immigrati che nel 2018 erano regolarmente impiegati in Italia. In totale il loro contributo vale il 9% del Pil nazionale, ovvero 139 miliardi di euro. In termini di tasse e contributi, versano ogni anno circa 25 miliardi di euro.
Dal rapporto emerge che su 859.233 colf e badanti censite dall’Inps, 613.269 sono immigrate. Il dato, però, è in costante calo da anni: «Dal 2012 ad oggi, i lavoratori stranieri regolarmente impiegati nel comparto erano 823 mila», ha dichiarato il vice presidente Assindatcolf ed Effe Andrea Zini. «In 7 anni si sono, dunque, persi 210 mila posti di lavoro a causa di una politica che non ha saputo riformare il welfare familiare e valorizzare questa forza lavoro, contribuendo al contempo al dilagare del lavoro ‘nero’ o ‘grigio’ che nel settore ha percentuali altissime: si stima, infatti che 6 domestici su 10 siano irregolari, ovvero 1,2 milioni di lavoratori».
Secondo Luca Di Sciullo, presidente del centro Idos, «è necessario tornare ad una programmazione dei flussi di ingresso, prevedendo quote dedicate a reali nuovi ingressi di lavoratori non stagionali, e modificando anche il sistema di rilevazione del fabbisogno, affinché prenda in considerazione, oltre alle esigenze delle imprese, anche quelle delle famiglie, superando così una delle tante contraddizioni di una gestione miope».
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