La mossa anti-Buffett

La revoca dell’ad Minali ha scoperchiato le tensioni sulla governance. Ora toccherà al dg Ferraresi mantenere le promesse con gli investitori, primo tra tutti con il supergestore
di Anna Messia

Dopo il ribaltone al vertice di Cattolica Assicurazioni la sfida che Verona ha davanti sarà quella di tenere ferma la fiducia degli investitori, primo tra tutti quel Warren Buffett che sull’arrivo di Alberto Minali, a giugno del 2017, aveva creduto fino al punto di diventare il primo azionista della compagnia con il 9%. L’inaspettata revoca delle deleghe all’amministratore delegato da parte del cda della compagnia di Verona, con il passaggio di consegne al dg Carlo Ferraresi, annunciata nella sera del 31 ottobre, sono state una doccia fredda per il titolo in borsa, che venerdì 1 è sceso di oltre il 5%, il peggiore del listino. Gli analisti non hanno mancato di sottolineare i rischi dello strappo plateale. Come quello della defocalizzazione del gruppo, che potrebbe rallentare l’esecuzione del business plan che guarda al 2020, i cui target erano stati recentemente definiti da Minali raggiungibili, ma anche ambiziosi alla luce del contesto sfidante dei tassi di interesse.
Non solo. Con l’uscita di Minali si allontana ulteriormente l’ipotesi di una trasformazione in società per azioni della compagnia, che resta l’ultima cooperativa assicurativa quotata a Piazza Affari e anche questo, chiaramente, non piace alla borsa. La revoca del manager, ex cfo e direttore generale di Generali , molto apprezzato da investitori e analisti, è letta insomma come un rallentamento nell’evoluzione di mercato della compagnia e allo stesso tempo apre una rottura nella governance, che andrà sanata nei prossimi mesi.
Le questioni che hanno portato allo strappo hanno alzato il velo su tensioni covate a lungo, che hanno avuto effetti su diverse partite (l’ultima delle quali l’uscita di Cattolica dalla gara per la partnership bancassicurativa con Ubi). Dalla società presieduta da Paolo Bedoni hanno spiegato che «il consiglio di amministrazione ha preso atto che si è progressivamente verificata una divergenza di visione» con Minali su più fronti «dall’organizzazione societaria agli scenari strategici», coinvolgendo anche «i rapporti con i soci e col mercato, con la conseguenza di una non fluida, distesa e positiva posizione dell’amministratore delegato verso il cda e una non sufficiente sintonia e organicità nelle rispettive competenze». Dall’altra, in una lettera inviata ai dipendenti della compagnia, Minali ha ribadito la correttezza delle sue azioni: «non serbo rancore verso coloro che mi hanno tolto la fiducia professionale, convinto che si tratti di una decisione profondamente sbagliata», ha spiegato, sottolineando i buoni risultati raggiunti dalla compagnia dal suo arrivo, a giugno del 2017. «Nel breve volgere di poco più di due anni di intensa attività, posso dirvi con orgoglio che il nostro piano strategico ha avviato un importante processo di trasformazione del nostro modello di business e siamo diventati di nuovo un’azienda profittevole nel settore assicurativo, capace di crescere in un contesto difficile, aperta alle sfide, radicata sul territorio di riferimento», ha scritto. Che effetti avrà questa rottura sulla gestione della compagnia (14 su 16 consiglieri che hanno votato a favore della revoca) si vedrà nei prossimi mesi.
In ballo resta ancora il tema della governance. Cattolica sotto la gestione Minali ha sposato il modello monistico, tagliando i consiglieri da 23 a 14 e l’Ivass, l’autorità di controllo del settore, in passato aveva fatto richieste puntuali sull’assetto di governo (spingendo l’inserimenti in cda di competenze tecnologiche). Un processo che è ancora in corso, con l’attenzione dell’Istituto che resta alta ancor più in questa fase. Non a caso la società nel comunicato ha chiarito che l’intenzione è quella di proseguire il percorso di innovazione e di adeguamento della governance societaria. Ma ancora più importante, almeno gli occhi del mercato e degli investitori, sarà il passaggio di consegne al nuovo timoniere. Ferraresi, dal 2012 nella compagnia, inizialmente come direttore finanza, conosce bene Cattolica e in questi anni il suo lavoro è stato molto apprezzato. Ora dovrà evitare ripensamenti degli investitori, a partire dal super gestore di Omaha, entrando nel processo di crescita avviato da Minali. Subito dopo aver ricevuto le deleghe avrebbe detto ai suoi collaboratori che continuerà a lavorare per rispettare gli obiettivi del piano e che, escludendo eventi negativi, le previsioni dell’anno restano positive. Il primo appuntamento sarà giovedì 7, quando la compagnia presenterà i risultati dei primi nove mesi dell’anno. (riproduzione riservata)

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