Con Google alle porte

Parla Proverbio (Intesa): la competizione tra Big Tech e banche dev’essere ad armi pari, nel rispetto dei dati del cliente Cashless society? L’Italia fa progressi, ma la strada è ancora lunga
di Luca Gualtieri

Mai la competizione sui servizi finanziari è stata serrata come in questi ultimi anni. Se Apple ha appena lanciato la sua carta di credito, Google si appresta a offrire conti correnti alla clientela. Una competizione legittima, secondo Massimo Proverbio, chief IT digital and innovation officer di Intesa Sanpaolo , purché avvenga su basi paritetiche e nel rispetto di una gestione etica dei dati.
Domanda. Proverbio, le notizie di questi ultimi mesi certificano il forte interesse delle Big tech per i servizi finanziari. Una banca come dovrebbe accogliere questi sviluppi?
Risposta. Nel mondo digitale i confini tra industry sono sfumati mentre il focus è sul servizio finale da dare al cliente. È normale quindi che si creino situazioni di collaborazione ma anche di competizione.
D. È auspicabile una maggiore attenzione dei regolatori sulle Big tech?
R. Riteniamo fondamentali due cose: che tutti garantiscano sul mercato la protezione e gestione etica dei dati e che la competizione avvenga su basi paritetiche. Questo può realmente portare un vantaggio ai clienti
D. Che bilancio può fare per il 2019 in termini di innovazione e digitalizzazione in Intesa Sanpaolo ?
R. Il 2019 è stato un anno importante perché, nell’ambito del piano d’impresa 2018-2021 lanciato da Carlo Messina, giungiamo alla maturazione dei primi risultati di trasformazione digitale previsti sui nostri principali stakeholder: clienti privati, imprese e dipendenti. Nel mondo dei clienti abbiamo puntato a semplificare al massimo l’accesso ai nostri servizi investendo su app e internet banking. Questa scelta è stata premiata: in soli due anni siamo passati da 2 a 5,2 milioni clienti attivi sull’app – metà dei clienti complessivi – con quasi 20 accessi medi al mese. Inoltre, abbiamo avuto lo stesso risultato importante su operazioni più sofisticate come il trading che, grazie all’app di investimenti (Investo), gestisce oggi il 50% delle operazioni totali, due anni addietro erano poco più del 10%.
D. Ci sono novità anche per le imprese?
R. Nel mondo imprese abbiamo investito in maniera importante creando il nuovo portale InBiz, già usato da più del 70% dei clienti imprese e da tutti i clienti corporate. Questa piattaforma consente di gestire in modo digitale e dinamico il rapporto a 360 gradi e comincia a offrire servizi a valore aggiunto, a partire dall’export. I dipendenti, infine, oggi possono beneficiare di un nuovissimo portale e app attraverso i quali accedere a tutti i servizi a loro dedicati. Nel gestire tutte queste evoluzioni abbiamo puntato molto sull’eccellenza dell’esperienza d’uso, prendendo spunto dai leader digitali mondiali. Ciò ci ha consentito di essere valutati come una delle migliori app in Europa. E abbiamo intenzione di continuare a investire.
D. Il 2019 è stato l’anno della PSD2. Come avete affrontato questo passaggio?
R. Tramite la PSD2 garantiremo due componenti fondamentali a vantaggio dei nostri clienti: una ancora maggiore sicurezza nell’accesso ai nostri canali digitali e la possibilità di avere una gestione delle finanze migliore. Inoltre, la direttiva Ue consente di pensare a nuove offerte da proporre insieme ad altre imprese. Anche questa sarà un’area d’attenzione e sviluppo nei prossimi anni.
D. La PSD2 sollecita le banche ad aprirsi a nuovi attori come le fintech. Che approccio state avendo a questo modello di collaborazione?
R. Le fintech rappresentano un’occasione per innovare e accelerare la capacità di rispondere al mercato. Siamo equipaggiati per cogliere questa opportunità: abbiamo creato una direzione Innovazione dedicata alla ricerca delle soluzioni più adatte.
D. Su quali aree e su quali tecnologie lavorerete più intensamente nei prossimi anni?
R. Dobbiamo pensare alle esigenze che hanno e che avranno nel mondo digitale i clienti e farci guidare da queste. Per esempio, la fiducia, la velocità, la trasparenza e il livello di servizio sono esigenze che possono essere potenziate dalla tecnologia. Un ruolo importante è giocato dall’intelligenza artificiale che consente di rendere più sicuri gli ambienti in cui operano i clienti (Cybersecurity), capire meglio i loro bisogni e, a noi, di essere più veloci nel soddisfarne le loro esigenze.
D. Si parla molto di blockchain, ma quanto è presente questa tecnologia in banca oggi e quanto lo sarà nei prossimi anni?
R. L’adozione è stata relativamente lenta. Il motivo, secondo me, è che è efficace per gestire situazioni in cui più controparti devono operare insieme. Ma è proprio qui che nasce il problema: chi ha la legittimità o la capacità di imporre uno standard? Vanno quindi ricercate le giuste situazioni in cui questa tecnologia può fare la differenza. Per fare un esempio, con ABILab abbiamo collaborato adottando la blockchain per rendere più efficiente la riconciliazione dei conti reciproci tra banche italiane. Una soluzione su cui inizieranno a migrare il prossimo marzo.
D. A livello politico si è riaperto il dibattito sulla cashless society. L’Italia fa progressi in questa direzione?
R. Sì, ma c’è ancora molta strada da fare. Da parte nostra stiamo facendo quanto necessario per indirizzare questa problematica. Con Bancomat Pay, con le nuove funzionalità messe a disposizione sulle nostre app stiamo facendo molto ma dobbiamo tener conto anche dei comportamenti degli utenti.
D. Esiste un trade off tra tecnologia e occupazione?
R. Il fattore umano è determinante, serviranno nuove competenze ma sarà sempre l’uomo a decidere. La macchina e l’Artificial intelligence potranno aiutare ma sarà l’uomo a definire il campo di gioco.
D. Quanto ritiene importanti la formazione e l’aggiornamento professionale del personale bancario in questa fase?
R. Questa fase richiede sicuramente nuove competenze come la sicurezza, la capacità di disegnare interfacce utente facili, la capacità di gestire i dati e questo può essere fatto con strumenti di formazione e collaborazione con le università e con l’attrazione in banca di nuove professionalità. Mi sentirei di dire che la banca in Italia è il luogo migliore dove acquisire queste competenze. Vi è però poi un’altra sfida, quella del cambiamento culturale: deve coinvolgere tutta la banca che deve pensare digitale quando opera. Tutti noi accediamo ai servizi delle Big tech e dobbiamo avere l’ambizione di poter dare lo stesso livello di servizio ai nostri clienti. (riproduzione riservata)

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