Faro Consob su Mediobanca

La commissione segue con «massima attenzione» la vicenda dell’istituto milanese
Sotto la lente gli acquisti e le vendite del titolo. Del Vecchio: il piano di Nagel va nella direzione auspicata da Delfin
di Luca Gualtieri

Consob stringe la presa sulla vicenda Mediobanca . Il terremoto che negli ultimi due mesi ha modificato profondamente gli assetti di controllo della merchant milanese è da tempo sotto la lente della commissione. Ma, se i primi approfondimenti risalgono all’indomani del blitz di Delfin, nelle ultime settimane Consob avrebbe intensificato l’attività su una partito che, secondo quanto riferiscono fonti finanziarie, viene oggi seguita con la «massima attenzione». Non si può peraltro escludere che, nell’esercizio delle sue funzioni di vigilanza informativa, l’authority si stia muovendo sulla scorta di esposti presentati da una o più controparti, di cui però al momento non si hanno conferme.
In ogni caso sotto la lente ci sarebbero i grandi ordini di acquisto e di vendita partiti nelle scorse settimane e i bruschi scossoni subiti dal titolo Mediobanca , arrivato a toccare i massimi decennali. Dopo il blitz di settembre infatti Delfin ha ulteriormente incrementato la partecipazione portandola al 7,5% prima dell’assemblea, mentre un ulteriore 2,5% è stato comprato nell’ambito del collocamento della quota Unicredit . In poche settimane questi movimenti hanno ridisegnato in profondità la governance di Mediobanca , rischiando di compromettere quella delicata cinghia di trasmissione del potere finanziario che arriva fino alle Generali . Un terremoto che non poteva lasciare indifferenti istituzioni e regolatori, come del resto testimoniano le ultime iniziative della Consob. Quella avviata dalla Commissione sarebbe una ricognizione ad ampio raggio estesa, oltre che alle società di Leonardo Del Vecchio, anche agli altri intermediari italiani e internazionali coinvolti nella vicenda. L’obiettivo? Accertare il pieno rispetto del Tuf nella recente girandola di transazioni e in particolare, si mormora in ambienti finanziari, il rispetto della disciplina sugli acquisti di concerto. In circostanze di questo genere sono molti gli strumenti nella cassetta degli attrezzi di Consob, compresa la possibilità di richiedere documentazione e di ascoltare rappresentanti delle società coinvolte per fare una completa ricostruzione dei fatti.
Ieri intanto, all’indomani della presentazione del nuovo piano industriale di Mediobanca , Del Vecchio è tornato a farsi sentire sulla vicenda. «Il piano presentato dall’amministratore delegato Alberto Nagel presenta obiettivi sfidanti che vanno nella direzione auspicata da Delfin», ha spiegato l’imprenditore di Agordo in una nota diffusa nel tardo pomeriggio aggiungendo di «apprezzare lo sforzo fatto dal management» e di essere «soddisfatto dei risultati economici raggiunti» dall’istituto. Mediobanca e Assicurazioni Generali , prosegue il presidente di Delfin, «rappresentano un pezzo strategico del nostro sistema economico e hanno bisogno di stabilità. Per questo il mio obiettivo è contribuire a creare un azionariato stabile che aiuti le società a crescere e avere successo nel mondo». All’Italia, ha aggiunto, «servono investitori e imprenditori in grado di sviluppare le sue imprese. Sono un imprenditore italiano e il mio percorso testimonia, da sessant’anni e con fatti concreti, il mio amore e l’attaccamento per questo Paese. È con tale spirito che, sostenuto dalla mia famiglia, ho deciso di realizzare questo investimento in un settore in cui l’Italia deve giocare da protagonista». Parole che segnano un brusco cambiamento di rotta rispetto alle indicazioni date appena qualche settimana. Nell’unica dichiarazione rilasciata dopo il blitz in Mediobanca Del Vecchio aveva in fatti rivolto dure critiche alla strategia di Nagel, in particolare alla diversificazione dei ricavi e alla presenza in Generali . (riproduzione riservata)

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