Così la polizza danni salva i conti delle banche italiane

di Anna Messia

La polizza danni si fa largo allo sportello per aumentare la redditività degli istituti messa in crisi dal calo dei margini di interesse. Il fenomeno emerge chiaramente dai numeri diffusi ieri da Ivass sulla raccolta dei premi assicurativi nel primo semestre 2019 ma si tratta di un trend partito già da qualche anno. Ieri l’istituto presieduto dal direttore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha reso noto che nel primo semestre dell’anno la raccolta vita e danni è stata pari in totale a 74,9 miliardi, di fatto stabile rispetto allo stesso periodo del 2018 (-0,2%). Ma mentre il ramo Vita ha subìto una frenata (-1,5%), chiudendo a 55,4 miliardi di premi, il comparto Danni ha avuto invece un’accelerazione del 3,6% a 19,5 miliardi, con tutti i principali rami in aumento, a esclusione della Rc Auto. Crescita su cui gli sportelli bancari, e anche quelli postali, hanno avuto un ruolo importante. Se infatti le agenzie assicurative restano il principale canale di distribuzione delle polizze danni (con una percentuale del 69,9% che sale all’84,2% per la sola Rc Auto) gli sportelli bancari e le Poste Italiane (già leader nel Vita con una fetta del 59,5%) stanno stringendo la presa anche su questo ramo. In un anno la loro quota è aumentata dal 6,8 al 7,7%, mentre nel 2016 era sotto il 6%. Gli sportelli stanno quindi guadagnando fette di mercato rispetto alle agenzie assicurative e del resto gli istituti bancari, primo tra tutti Intesa Sanpaolo ma anche le Poste Italiane, o anche il Monte dei Paschi di Siena e il Credito Emiliano, hanno lanciato ambiziosi piani di crescita nel ramo Danni. L’obiettivo non è tanto di intercettare premi dei concorrenti assicurativi, quanto piuttosto di far crescere il mercato italiano a vantaggio di tutti, visto che il Paese resta ancora sottoassicurato rispetto alle media europea (siamo circa alla metà dei premi Danni rispetto al pil). Una tendenza che, come emerso in un recente paper di Banca d’Italia, è dettata anche dall’esigenza di recuperare commissioni dopo il calo dei margini dovuto alla discesa dei tassi d’interesse.
Il lavoro di Via Nazionale ha esaminato in particolare l’attività di distribuzione di prodotti finanziari da parte delle banche italiane tra il 2010 e il 2017, considerando non solo polizze ma anche altri due strumenti del risparmio gestito, ovvero quote di fondi comuni e gestioni patrimoniali. Un’analisi dettagliata che aveva l’obiettivo di individuare le determinanti dell’attività di distribuzione dal lato dell’offerta e il contributo relativo di ogni prodotto alla redditività bancaria. E anche in questo caso il trend è ben definito: secondo i dati
raccolti da Banca d’Italia, nel periodo di analisi, caratterizzato dal livello più basso dei margini di interesse in Italia negli ultimi 50 anni, le commissioni di distribuzione sono diventate una fonte rilevante di entrate per l’intero settore bancario, passando da 7,1 a 11,8 miliardi di euro; oltre il 40% di tali commissioni è ottenuto distribuendo fondi comuni di investimento, ma ben il 37% deriva da contratti assicurativi e il resto da portafogli gestiti individualmente. Mentre se si analizza la tipologia di raccolta si scopre che le banche con un più elevato rapporto tra sofferenze e capitale hanno distribuito maggiormente i prodotti del risparmio gestito, visto che l’attività non assorbe patrimonio mentre la distribuzione delle gestioni patrimoniali ha contribuito in maggior misura alla redditività bancaria rispetto a quella di quote di fondi comuni. Ora come visto, un contributo importante alla redditività degli istituti potrà arrivare anche dalle polizze danni. (riproduzione riservata)

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