Carica di emendamenti sui Pir, ma il vero test sarà in Senato

di Luisa Leone

In Parlamento si prepara l’artiglieria per la modifica dei Pir. Ieri, alla scadenza del temine per la presentazione degli emendamenti al decreto fiscale, Lega, Partito Democratico e Forza Italia hanno depositato proposte di modifica dei Piani Individuali di Risparmio. Tuttavia, secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, è possibile che alla fine il restyling possa agganciarsi al carro della legge di Bilancio piuttosto che al decreto Fisco in conversione alla Camera. La prima opzione infatti lascerebbe più tempo alle forze politiche, che paiono concordi sulla necessità di un intervento, per trovare la quadra tra le ipotesi sul tavolo. Ad ogni modo gli emendamenti presentati ieri segnano la rotta ed è probabile che verranno ripresentati pressoché identici per il ddl Bilancio. Anche perché ogni forza politica ne ha presentato più d’uno, a dimostrazione che il ventaglio di possibilità è ancora ampio. Entrando nel merito, in tutti i casi almeno una proposta prevede la totale eliminazione dei vincoli introdotti con la legge di Bilancio del 2019, che hanno imposto un minimo del 3,5% di investimenti su Aim e del 3,5% in venture capital. Forza Italia ripropone poi, spacchettato in emendamenti diversi, il contenuto della proposte di legge già presentata da Sestino
Giacomoni in Parlamento, mentre Lega e Pd hanno intercettato l’idea di fissare una quota, indicata in qualche caso nel 5%, di investimenti che i Pir dovrebbero dedicare alle pmi quotate, con esplicito riferimento a quelle di capitalizzazione inferiore al Ftse Mid Cap, come anticipato dal numero settimanale di Milano Finanza
in edicola. In più, l’emendamento del Carroccio a firma del capogruppo Giulio Centemero introduce modifiche agli Eltif, che garantirebbero lo sconto fiscale introdotto lo scorso giugno con il decreto Crescita anche ai veicoli che investano almeno il 70% in aziende comunitarie, e non solo italiane come attualmente previsto. Complessivamente le proposte di modifica al dl fiscale sono circa mille, con M5S e Pd che si sono concentrati sui temi principali del decreto, dalle semplificazioni fiscali, soprattutto con le modifiche
all’articolo 4 del decreto (sul tema degli appalti), tra i più criticati, al rinvio delle sanzioni per la lotteria degli scontrini, fino alla norma per non far scattare subito le sanzioni per la mancanza dei dispositivi salvabebé sui seggiolini auto. La Lega propone: l’abolizione della Tasi e dell’Imu per gli immoli occupati, inagibili o sfitti; il mantenimento degli attuali tetti per l’utilizzo del contante; la proroga della pace fiscale; la chiusura delle liti pendenti; la flat tax incrementale, proposta dal vice presidente della commissione Finanze Alberto Gusmeroli. Intanto ieri al Senato sono proseguite le audizioni sul ddl di Bilancio, con l’Abi che si è unita al coro di richieste di modifica sui Pir, ma soprattutto ha criticato la manovra per aver drenato importante liquidità, circa 1,6 miliardi (come anticipato da MF-Milano Finanza), dal sistema creditizio con la norma sul differimento delle Dta. Ancora, l’Associazione ha spiegato che al momento non arrivano segnali allarmanti sul recupero dei crediti sottostanti alle gacs. Mentre sulle discussioni con l’esecutivo circa la possibile sforbiciata alle commissioni sui pagamenti digitali il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini ha assicurato la disponibilità al confronto per quanto riguarda i micropagamenti (fino a 5 euro), solo però dopo nulla osta degli Antitrust Ue e italiano. (riproduzione riservata)

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