B.Generali guarda alla Svizzera

L’istituto è al lavoro sulla licenza bancaria nel Paese e valuterà due strade
Se non ne troverà una sul mercato, potrà trasformare in banca la neoacquisita fiduciaria Bg Valeur. Intanto in nove mesi un utile record di 196 milioni di euro. Alzati gli obiettivi di raccolta
di Anna Messia

La decisione sarà presa entro il primo trimestre dell’anno prossimo. Di certo Banca Generali avrà presto una licenza bancaria in Svizzera, ma le strade su come attuare il proposito restano ancora due. «Se in questo periodo troveremo una licenza bancaria da acquistare potremmo valutarla», spiega a MF-Milano Finanza l’amministratore delegato, Gian Maria Mossa, «altrimenti avvieremo le pratiche per trasformare in banca la neo acquisita Bg Valeur, che al momento è una fiduciaria». La Svizzera è destinata ad avere un ruolo sempre più importante in Banca Generali e avere una banca nel Paese è importante sia per i clienti sia per i consulenti, spiega Mossa ma anche perché «la banca potrebbe fare da ponte per un’ulteriore crescita all’estero». Per ora il focus resta sulla Svizzera e sull’Italia, dove il gruppo sarebbe pronto ad avere un ruolo da protagonista in caso di aggregazioni. «Saremo pronti a valutare dossier ma al momento non c’è niente da comprare», puntualizza il manager che proprio ieri ha rivisto al rialzo gli obiettivi di raccolta per l’anno in corso, dai precedenti 3,8-4,3 miliardi a 4,5-5 miliardi. I dati dei primi nove mesi hanno superato le previsioni degli analisti: l’utile netto è stato di 196 milioni di euro, in crescita del 44% rispetto ai 135,8 milioni dello stesso periodo del 2018 mentre le masse gestite e amministrate sono salite a 66,1 miliardi (+15% da inizio anno) grazie ai nuovi flussi netti di raccolta per 3,8 miliardi (il 6,6% delle masse iniziali), alla performance delle masse pari a 3,7 miliardi (+6,4%) e al consolidamento della neo-acquisita Nextam Partners (1,1 miliardi di masse). Includendo anche le masse della neo-controllata svizzera, BG Valeur, le masse complessive si attesterebbero a 67,2 miliardi. Il margine di intermediazione è stato invece pari a 408,4 milioni (+23% anno su anno) e le commissioni di gestione si sono attestate a 476,9 milioni (478,7 milioni in 2018) mentre il margine finanziario è risultato pari 63,2 milioni (rispetto ai 66,3 milioni in 2018 e il cost/income ratio si è ridotto ulteriormente al 39% (dal 42,3% di fine 2018). «Abbiamo alzato i target di raccolta perché abbiamo visto che il nostro modello funziona bene anche nei momenti difficili. A settembre siamo diventati il terzo payer del Paese nel private banking (alle spalle di Intesa e Unicredit e davanti a Ubi, ndr)», spiega Mossa aggiungendo che anche ottobre è andato bene con una raccolta di oltre 300 milioni e commissioni ricorrenti superiori alle previsioni nonostante le commissioni variabili abbiano rallentato a causa della volatilità dei mercati. «Siamo molto soddisfatti di questi risultati per un 2019 che si sta confermando il migliore nella storia della banca. La forte crescita dimensionale e lo sviluppo sempre più incisivo tra la clientela private riflettono la qualità dei nostri banker e il grande lavoro nell’estensione della gamma d’offerta», ha concluso Mossa sottolineando che le recenti operazioni straordinarie (oltre a Valeur anche Nextam) hanno arricchito «le competenze gestionali e quelle di wealth management, oltre alle prospettive su nuovi mercati». (riproduzione riservata)

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