Assicurazioni, via il too big to fail

Misure di controllo rafforzate anche per le compagnie di medie dimensioni
Le Ivass di tutto il mondo hanno fissato nuove regole per monitorare il rischio sistemico di ogni singola attività. In Italia il raggio d’azione andrà oltre Generali coinvolgendo anche altri gruppi
di Anna Messia

Non solo le big. Anche altre compagnie assicurative, di dimensioni più limitate, potranno essere monitorare con più attenzione purché potenzialmente in grado di generare rischi sistemici. A più di dieci anni dalla crisi del 2008 ieri finalmente si è raggiunto un importante accordo in Iais (International Association Insurance Supervisor), in pratica le Ivass mondiali, per definire le misure rafforzate che potranno essere richieste alle assicurazioni che gestiscono rischio sistemico. E cambia tutto. Finora era stata scelta la via del fatturato e solo le imprese più grandi potevano entrare nella lista delle assicurazioni too big to fail (troppo grandi per fallire) a cui chiedere misure rafforzate per il capitale, la gestione della liquidità o l’organizzazione interna. Un sistema che ha dimostrato di non funzionare. In Italia l’unica a entrare e uscire dall’elenco era stata Generali e di fatto la normativa non è mai stata resa operativa per la difficoltà di trovare un accordo sulle misure integrative da applicare, su cui ha pesato l’atteggiamento non sempre collaborativo di alcune giurisdizioni. In particolare statunitensi, con big come Prudential o Metlife che si erano opposte.
Il riconoscimento della minore capacità di generare rischi sistemici da parte del settore assicurativo rispetto a quello bancario hanno spinto a cambiare rotta e ieri è arrivato l’accordo grazie anche all’italiano Alberto Corinti, che siede nello Iais in rappresentanza di Ivass (di cui è consigliere) e che ha presieduto i lavori del team che ha messo a punto le nuove regole (holistic framework). Il focus non sarà più la grande impresa, ma dovranno essere monitorate le singole attività che potranno essere considerate sistemiche e anche in Italia si potrà andare oltre la sola Generali . In pratica, se finora si guardava alla capacità di resistere ai fallimenti, anche di più imprese, ora si guarderà alla capacità dell’intero settore di resistere a fenomeni di mercato diffusi, concentrati magari su un determinato servizio o su un certo investimento. Se per esempio una compagnia assicura la gran parte del mercato sanitario o dell’RcAuto nel Paese in cui opera potrà vedersi rafforzate le misure di vigilanza. Ovviamente il fattore dimensionale continuerà ad avere un peso importante, rispettando il principio della proporzionalità, ma secondo questi nuovi criteri anche altre compagnie potranno finire nella lista delle imprese tenuto d’occhio dall’istituto di controllo e a cui richiedere maggiori presidi. Le nuove regole sono pronte a partire a gennaio per un periodo di due anni, al termine del quale se ne verificherà la validità. Ora l’Ivass e le altre autorità saranno impegnate per fare un attento monitoraggio dei rischi e formulano l’auspicio di un coordinamento, almeno a livello europeo, per uniformare il mercato.
Intanto a livello mondiale è stato messo a punto anche un altro principio utile a facilitare il confronto tra le assicurazioni: l’Insurance Capital Standard. In pratica regole che mirano a creare per le grandi compagnie una sorta di Solvency II comune che possa consentire di mettere il confronto dei gruppi europei con quelli americani o cinesi. (riproduzione riservata)
Fonte: logo_mf