Unicredit verso il sì al patto light di Mediobanca

La bozza al vaglio dell’assemblea nella prima settimana di dicembre. Il sindacato di consultazione potrebbe essere allargato ad altri soci su richiesta degli azionisti. Cda più indipendente
di Luca Gualtieri

La bozza del nuovo accordo parasociale di Mediobanca sarebbe già quasi pronta e potrebbe venire condivisa con i soci storici nella prima settimana di dicembre. Nell’agenda del presidente del patto Angelo Casò ci sarebbero già un paio di date (tra cui quella di mercoledì 5 dicembre) per l’assemblea che incardinerà la nuova governance. Di fatto però gli azionisti sarebbero già sostanzialmente favorevoli a un accordo di consultazione (non più un sindacato di blocco) che consenta di mantenere la massima autonomia nella gestione delle quote.

Un modo per mantenere le mani libere insomma e, al contempo, per consentire ai soci di confrontarsi sulle strategie e sui risultati della merchant. La soluzione è sostenuta con forza dalla famiglia Doris (azionista al 3,28% attraverso Mediolanum ), ma condivisa nella sostanza sia dai privati che da Unicredit . «Finora la mia idea di questo patto di consultazione sembra che sia piaciuta a molti», ha spiegato ieri Ennio Doris a margine di un evento, aggiungendo «Vedremo quando ci incontreremo». La posizione di Unicredit (socio all’8,4%) sarà decisiva per l’esito della partita ma, secondo quanto risulta, la banca sarebbe orientata a sostenere il patto light. Da un lato l’amministratore delegato Jean Pierre Mustier intenderebbe infatti vigilare sugli assetti di controllo di Generali nell’anno del rinnovo della presidenza. Dall’altro lato, agli attuali corsi di borsa, un’uscita dal capitale di Piazzetta Cuccia non è possibile se non a prezzo di una minusvalenza. Le circostanze suggeriscono insomma una linea attendista anche se formalmente la banca preferisce non commentare le indiscrezioni.

Se insomma i soci storici sono orientati ad aderire all’accordo di consultazione, non è escluso che in un secondo tempo il sindacato sia allargato ad altri azionisti, estranei al vecchio patto. L’assemblea avrà infatti facoltà di inserire nuovi soggetti nel nocciolo, soprattutto nel caso di defezioni. Al momento non c’è ancora nulla di concreto, ma l’ipotesi non viene giudicata del tutto improbabile.

Quel che è certo è che il nuovo assetto di governance potrebbe incontrare il gradimento del top management visto che garantirebbe l’indipendenza e la centralità del consiglio di amministrazione. Del resto il progressivo allentamento del legame con i soci storici parte da lontano e potrebbe sfociare in una naturale trasformazione in public company. Lo stesso amministratore delegato Alberto Nagel vede da tempo in una public company il punto di arrivo di Piazzetta Cuccia e il dialogo avuto in questi anni con gli investitori istituzionali è un perno di questa strategia. «La presenza di fondi internazionali nel capitale è particolarmente gradita e cospicua», dichiarava il banchiere a margine dell’ultima assemblea, lasciando intendere che nel futuro gli stakeholder di riferimento potrebbero essere BlackRock, Vanguard o Invesco. Non a caso il nuovo statuto di Mediobanca prevede il passaggio al sistema monistico, che, come insegna l’esperienza di numerose banche internazionali, meglio si adatta a una proprietà diffusa sul mercato. (riproduzione riservata)

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