Un welfare più ricco

Esistono agevolazioni fiscali per le aziende che aiutano i lavoratori a costruirsi una pensione di scorta. Ecco quanto si può risparmiare
di Carlo Giuro

Uno degli aspetti di maggiore interesse che emergono dalla recente indagine condotta da Acri e Ipsos per la Giornata mondiale del risparmio è l’attenzione per la valenza sociale del risparmio. Secondo il 79% degli italiani le aziende, devono essere attente alle conseguenze delle loro azioni sull’ambiente e sul tessuto sociale. Diviene allora ancora più centrale allora il ruolo che può essere interpretato dal welfare aziendale il cui obiettivo è quello di coniugare un livello di benessere più elevato da parte dei dipendenti e un aumento della produttività del lavoro. E’ questo uno dei motivi per cui la nostra normativa prevede rilevanti vantaggi fiscali e contributivi che riducono il costo del lavoro in maniera sensibile. In questa prospettiva il recente focus di Censis/Confcooperative paragona la competitività della impresa italiana ad una rana che salta con le zampe legate. L’elevato costo del lavoro costituisce uno dei principali “lacci” frenanti in questa prospettiva. Nell’ambito dei piani di welfare aziendale funzione centrale rivestono poi i fondi pensione. Come ricorda un recente e interessante studio Fondazione Studi Consulenti del Lavoro/ Mefop, nel caso in cui il dipendente opti per la conversione del premio di risultato in contributo aggiuntivo ad una forma di previdenza complementare si realizzano due benefici fiscali.

In primo luogo non aumenterà il proprio reddito imponibile e, anche se avrà già versato alla propria forma di previdenza complementare importi fino alla soglia di esenzione E’ possibile cioè dedurre oltre il limite annuo dei 5.164,57 euro. Al momento poi della fruizione della prestazione ( rendita al 100% o 50% max capitale e 50 % comunque rendita), la quota derivante da tale contribuzione convertita da un originario premio di risultato detassabile non sarà poi imponibile fiscalmente. Per quel che riguarda gli aspetti contributivi si sottolinea come non vi siano previsioni normative specifiche e si opera una ricostruzione normativa giungendo alla considerazione per cui il contributo ex premio di risultato versato a previdenza complementare è assoggettato alla contribuzione di solidarieta` in misura pari al 10% a carico del datore di lavoro, in quanto si tratta di somme che non entrano mai nella disponibilita` del dipendente, ma transita direttamente dal datore di lavoro al fondo pensione. Quali sono le motivazioni che la normativa si pone? Si auspica in primo luogo una maggiore adesione dei lavoratori dipendenti ai fondi pensione considerando la rilevanza prospettica che ha la integrazione pensionistica per colmare il gap tra reddito da lavoro e pensione obbligatoria, che si genererà al momento della quiescenza per effetto dell’adozione del metodo di calcolo contributivo. (riproduzione riservata)

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