RASSEGNA STAMPA ASSICURATIVA 23/11/2018

logo_mf

 

La bozza del nuovo accordo parasociale di Mediobanca sarebbe già quasi pronta e potrebbe venire condivisa con i soci storici nella prima settimana di dicembre. Nell’agenda del presidente del patto Angelo Casò ci sarebbero già un paio di date (tra cui quella di mercoledì 5 dicembre) per l’assemblea che incardinerà la nuova governance. Di fatto però gli azionisti sarebbero già sostanzialmente favorevoli a un accordo di consultazione (non più un sindacato di blocco) che consenta di mantenere la massima autonomia nella gestione delle quote.

È quanto si ricava dai dati Istat. Stato d’ebbrezza da 532 a 545 , per il rosso 165
Scatta un aumento biennale delle sanzioni del 2,4%

Repubblica_logo

  • Soci Mediobanca riuniti il 5 dicembre per il patto “ leggero”
Il patto “leggero” su Mediobanca dovrebbe definirsi il 5 dicembre, data proposta per far convergere le agende dei soci storici, cui resta un 20% delle quote vincolato. L’accordo attuale scade a fine anno ed è stato reso vano due mesi fa dalla disdetta di Vincent Bolloré (8%), che ha fatto scendere sotto il 25% minimo stabilito le partecipazioni. L’alternativa dei grandi azionisti è tra siglare un nuovo patto, ma di sola consultazione, o la rinuncia a ogni altra intesa da gennaio. «Finora la mia idea di patto di consultazione sembra che sia piaciuta a molti – ha detto a Radiocor Ennio Doris, terza forza con il 3,28% tramite Mediolanum Credo che si farà, ma vedremo quando ci incontreremo». Dietro le quinte anche il primo azionista Unicredit, con l’8,4% della banca d’affari, pare sia favorevole a una forma di consultazione.

 


  • Quota 100, «prestito ponte» per le liquidazioni degli statali
Una soluzione innovativa. È quella che potrebbe contenere la disciplina speciale con cui verrà definita “quota 100” per il pubblico impiego. Coloro che sceglieranno di ritirarsi con la nuova anzianità (almeno 62 anni d’età e 38 di contribuzione) potrebbero ricorrere a un anticipo bancario del trattamento di fine servizio (o fine rapporto) con il rimborso degli interessi a carico dello Stato. Attualmente dal momento del collocamento a riposo possono decorrere da un minimo di 12+3 mesi ad un massimo di 24+3 mesi per il primo rateo di tfs/tfr (fino a 50mila euro di importo e fino ad un massimo di tre rate una ogni anno). Per i “quotisti” invece di aspettare oltre due anni si potrebbe aprire la possibilità del prestito-ponte bancario a costo zero, una soluzione in parte mutuata dall’esperimento in corso dell’Ape volontaria. L’ipotesi è tutt’ora al vaglio politico e concorre con l’alternativa del posticipo di pagamento del tfs/tfr, caldeggiata dalla Ragioneria generale dello Stato come disincentivo al pensionamento in massa nel 2019. Solo questa voce potrebbe avere un impatto di spesa attorno ai circa 4 miliardi.

 

  • Una pagella per misurare le tutele del welfare
Una “pagella del welfare” per misurare il livello di protezione che ogni lavoratore può raggiungere contro il rischio invecchiamento, salute e necessità di cura di lungo termine. È la proposta lanciata dall’Ordine degli attuari in occasione del 12° congresso nazionale, in corso a Roma.
L’idea, che dovrebbe concretizzarsi entro un paio di anni, è quella di mettere a punto una metodologia di calcolo capace di misurare, per ogni singolo lavoratore, il tasso di sostituzione della pensione di base e della pensione complementare (se ce l’ha) attribuendo un voto che parte dalla “sufficienza” (50-70% dell’ultimo stipendio), la “piena sufficienza”, tra il 70 e l’80%, e l’”ottimo”, sopra l’80%. Oltre a questa misura previdenziale, che intercetterebbe la posizione di tutti i lavoratori (oggi gli iscritti a una della 415 forme di previdenza complementare sono 6,2 milioni), verrebbe data una pagella anche ai livelli di copertura dei fondi sanitari (sono oltre 600 quelli attualmente in offerta), in una prospettiva di welfare allargato e integrato.

 

  • Spunta il giro di vite sulla responsabilità delle banche
«È nelle società commerciali di grandi dimensioni che risultano commessi i reati in grado di incidere sia sulla salute, sia sul risparmio dei cittadini, sia, infine, sulla libertà di mercato (corruzione); dalla Parmalat all’Ilva di Taranto, passando per i più recenti crac bancari, i crimini suscettibili di colpire duramente la collettività sono proprio quelli alla portata di realtà complesse e organizzate, i colossi manifatturieri, bancari e assicurativi». La proposta di legge giallo-verde (iniziativa dei deputati Grimoldi, Ribolla, Lucchini) sulla riforma della 231 – responsabilità della persona giuridica -, che è stata presentata a fine giugno alla Camera con queste parole d’esordio, è passata quasi inosservata. Eppure nei suoi contenuti è dirompente, col rischio di produrre effetti esattamente opposti a quelli che si vorrebbero ottenere. Propone in sostanza due cose: esentare dall’ambito di applicazione delle disposizioni le imprese con meno di 15 dipendenti e considerare banche, assicurazioni e intermediari finanziari come le Sgr – che sono soggetti a una regolamentazione specifica di settore – alla stregua di qualsiasi altra azienda sotto il profilo delle sanzioni.

 

  • Reale Group, via all’integrazione tra Italiana Assicurazioni e Uniqa
Tra poche settimane sarà effettiva ed efficace la fusione tra Italiana Assicurazioni e le compagnie del gruppo Uniqa Italia. Un’operazione che porterà alla creazione di una realtà che vale 2 miliardi di euro di premi e che sarà uno dei punti cardine di Reale Group che potrà così contare su un giro d’affari di 5 miliardi equamente suddiviso su tre rami chiave: vita, auto e danni non auto. L’operazione di integrazione, che sancirà la nascita della nuova Italiana Assicurazioni, avrà peraltro effetti positivi anche sulla Solvency di gruppo. Al momento l’azienda sta ancora verificando in che termini ma i benefici saranno tangibili. Non solo, l’operazione di fusione rappresenterà anche il concreto debutto di Reale Group nella multicanalità poiché diventerà un’azienda impegnata sul territorio sia attraverso reti agenziali, che promotori, broker e canale bancario.

Le discussioni sulle tariffe 2019 dei programmi assicurativi per le grandi imprese segnano un’inversione di tendenza, secondo l’Amrae.
Abituati da una quindicina di anni a vedere le tariffe scendere, le imprese hanno avuto una brutta sorpresa. Le discussioni in corso sui rinnovi per gennaio sembrano segnare la fine di questo ciclo.

Handelsblatt

 

  • Assicuratori in cerca di nuova grandezza
Insurance Summit: mai state tante acquisizioni come in questo periodo nel settore assicurativo. Le speculazioni su una liaison tra Generali e Zurich hanno costretto il ceo del gruppo svizzero ad una smentita ufficiale