Più medici in pensione, meno contributi all’Enpam

di Simona D’Alessio

Comincia ad arrotondarsi la «gobba» (previdenziale) dei «camici bianchi»: sale, infatti, in maniera significativa il numero dei medici e degli odontoiatri iscritti all’Enpam (la Cassa pensionistica delle due categorie dell’area sanitaria) che maturano i requisiti per accedere alla pensione.

E a darne inconfutabile prova sono le cifre della spesa per prestazioni del bilancio di previsione per il 2019 dell’Ente, approvato dall’assemblea dei delegati, che stima entrate contributive in «moderato aumento» e un saldo previdenziale che «si attesta a +660,7 milioni di euro, in miglioramento di 80 al confronto con le previsioni per l’anno in corso», però «in contrazione dai 944,9 milioni del preconsuntivo» riferito sempre al 2018. Un elemento, quello dell’impennata dei dentisti e dei medici vicini alla quiescenza, che non coglie di sorpresa l’Enpam, poiché, osserva il presidente Alberto Oliveti, si tratta di un fenomeno «già previsto all’interno del bilancio attuariale che assicura la sostenibilità (l’equilibrio fra entrate e uscite, ndr) a 50 anni», che ha come effetto quello di «spingere verso l’alto la spesa previdenziale di tutte le gestioni» della Cassa; ad incidere, poi, sul decremento delle entrate contributive derivanti da ricongiunzioni e riscatti (rispettivamente «in calo del 22% e 36%») c’è l’operatività, dallo scorso marzo, del cumulo gratuito dei versamenti «frammentati» in più di una gestione. All’Ente, stando al recente bilancio sociale, al 31 dicembre 2017 risultavano associati «363.670 professionisti e 111.770 pensionati, con un rapporto iscritti/pensionati pari a 3,25» (si veda ItaliaOggi del 3 ottobre 2018).

Nel 2019 viene messo a budget un avanzo di oltre 848 milioni, superiore rispetto ai 727 attesi nel rendiconto preventivo 2018; quanto al patrimonio, «il saldo è previsto in rialzo a 301,4 milioni» (a fronte della stima per il 2018 di 253,4), risultati, specifica l’Enpam, di un calcolo «basato sul principio di prudenza» che induce a «rivedere sistematicamente al rialzo i dati preliminari», considerando tra le componenti «positive» esclusivamente quelle caratterizzate da una «più che probabile realizzazione», come cedole e dividendi degli investimenti effettuati.
Oliveti torna, poi, a battere sul tasto del «paradosso del patrimonio bloccato», da cui potrebbero scaturire maggiori tutele per i «camici bianchi»: occorre «trovare una soluzione per consentire l’ampliamento della nostra assistenza, anche tramite un emendamento alla legge di Bilancio» all’esame del Parlamento, per «dedicare una percentuale superiore degli attivi» al sostegno degli associati, dichiara. Infine, si attende l’approvazione ministeriale (del lavoro e dell’economia, ndr) alla delibera che destina 10 milioni alla copertura per i liberi professionisti «in caso di inabilità temporanea». E li mette, così, al pari dei medici convenzionati.

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