Il paziente resta impotente? Anche la moglie da risarcire

di Michele Damiani

Se un’operazione chirurgica causa l’impotenza del paziente dovrà essere risarcita anche la moglie. Anche se l’operazione è stata eseguita in maniera corretta, nel caso in cui il medico non abbia adempiuto a una corretta informazione, scatta il risarcimento. La coniuge avrà diritto a un risarcimento per il «danno derivato alla propria sfera sessuale in qualità di coniuge». A stabilirlo è la Corte di cassazione, terza sezione civile, con la sentenza 26728/2018.

La vicenda riguarda la responsabilità contrattuale di due medici «per non aver adempiuto agli obblighi derivanti all’esercizio della professione medico-sanitaria nei confronti del paziente-cliente per i danni causati per inadempimento o comunque per negligenza». Il difetto si manifestava in una «carenza di prestazione di consenso informato in relazione ai rischi di un intervento di fallo-plastica additiva, poi in concreto verificatisi con conseguenze permanenti valutate nella misura del 25% di danno biologico permanente». La moglie ha così presentato ricorso per ottenere un risarcimento visto «il danno derivato alla propria sfera sessuale in qualità di coniuge, oltre al danno morale derivato».

L’operazione non aveva avuto problemi tecnici, anzi era stata svolta in maniera corretta. La responsabilità, come detto, deriva dalla mancanza di informazione sui rischi a cui andava incontro il paziente attore. Nei primi due gradi di giudizio era stata decisa la colpa dei medici, con un risarcimento quantificato in 10 mila euro a favore solo del paziente. Secondo la Corte, la condotta può comportare un danno anche alla relazione di coppia e, quindi, anche il coniuge ha diritto a un risarcimento. Infatti: «In tema di consenso informato, qualora risulti accertata una situazione peggiorativa della salute incidente nella sfera sessuale, rientrante nel rischio dell’intervento e peggiorativa della condizione del medesimo, sebbene non imputabile a cattiva esecuzione dello stesso, il coniuge che risente in via immediata e riflessa del danno ha diritto al risarcimento, in quanto tale danno è conseguenza della condotta di violazione della regola del consenso informato». La Cassazione ha così rinviato il processo in Corte d’appello annullando la prima sentenza.

Fonte: