Lo spread colpisce il risparmio

Per Guzzetti (Acri) il governo deve favorire la sicurezza
di Giacomo Berbenni

Ridurre lo spread per evitare «conseguenze gravi» sui risparmi delle famiglie: è il monito lanciato dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sempre più preoccupato per una situazione economica che sembra avvitarsi in una spirale negativa. La frenata nella crescita e le tensioni commerciali all’orizzonte, una manovra che aumenta la spesa pubblica e il governo in conflitto con l’Europa, i mercati in fibrillazione e gli investitori in fuga dall’Italia. Uno scenario allarmante. Per questo Visco non ha esitato a mandare un messaggio diretto al governo: è indispensabile dialogare con Bruxelles.

Il numero uno di Palazzo Koch ha scelto la 94esima Giornata mondiale del risparmio per mettere in evidenza i maggiori pericoli per il paese. «Le conseguenze di un prolungato, ampio rialzo dei rendimenti dei titoli di stato possono essere gravi», ha osservato Visco. «Il loro incremento deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie e può determinare un peggioramento delle prospettive di crescita economica. Per le banche ci sono perdite in conto capitale, che peggiorano la situazione patrimoniale, con ricadute negative sulla capacità di fornire credito all’economia».

Il rialzo dei tassi d’interesse sui titoli del debito pubblico, d’altronde, si riflette negativamente sul bilancio dello stato: «Qualora non venisse riassorbito, l’aumento fin qui registrato provocherebbe già dal 2019 maggiori spese per interessi per oltre 5 miliardi». E l’aumento dello spread è legato in parti pressoché uguali al rischio di default e all’eventualità di un’uscita dell’Italia dall’euro. Da maggio ad agosto, infatti, gli investitori esteri hanno effettuato vendite nette di titoli italiani per 82 miliardi di euro, di cui 67 relativi a titoli pubblici. Per questo l’esecutivo deve «dissipare le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia all’Unione europea e alla moneta unica». Con la Ue, ha sottolineato Visco, va cercato il dialogo e non lo scontro.

Netta anche la presa di posizione di Giuseppe Guzzetti, presidente dell’Acri: «Il risparmio privato, e non solo, non può venire sacrificato sull’altare del debito pubblico. È innanzitutto responsabilità del governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani. Il risparmio privato degli italiani è considerato da Moody’s elemento di forte stabilità del sistema, ma nelle ultime settimane è già stato significativamente ridotto».

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, ha avvertito che «indebolire le banche in Italia significherebbe anche indebolire i principali acquirenti di titoli di stato italiani: le banche continuano a detenere e sottoscrivere titoli di stato della repubblica, nonostante lo spread che riduce il valore dei titoli e, conseguentemente, il patrimonio delle banche».
Sul fronte sindacale, intanto, un avvertimento ai fini della tutela del risparmio è stato lanciato da Emilio Contrasto, segretario generale della sigla bancaria Unisin-Confsal: in vista delle trattative per il rinnovo del contratto di lavoro occorre confrontarsi sul modello di banca e sulle trasformazioni portate dal digitale. Contrasto ha ribadito la centralità del contratto nazionale e ha criticato «le indebite pressioni commerciali, che sono ancora un problema e devono essere bloccate una volta per tutte».
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