I limiti della medicina legale nel contrasto alle frodi assicurative

DIREZIONE ANTIFRODE

Intervista a Giovanni Cannavò presidente della società scientifica Melchiorre Gioia

Autore: Mario Riccardo Oliviero
ASSINEWS 302 – novembre 2018


“È difficile per un medico legale distinguere tra la frattura causata da un infortunio sul lavoro e una provocata da un sinistro stradale”

Da sempre impegnato nell’attività scientifica come presidente della Società Melchiorre Gioia e presidente della Ceredoc attiva a livello europeo, il dott. Giovanni Cannavò ha maturato una significativa esperienza nel settore della medicina legale assicurativa, inizialmente come libero professionista, e successivamente come Ceo di Medexpert. Attualmente coordina il Gruppo di Studio dell’Ania sul risarcimento delle macrolesioni. 

In un paese come l’Italia, dove l’incidenza dei danni fisici sul totale dei sinistri raggiunge medie di quasi il 18% con punte impressionanti oltre il 30% in città come Brindisi, Foggia e Taranto, mentre il resto d’Europa viaggia ad una sola cifra percentuale, la medicina legale potrebbe svolgere un ruolo fondamentale per arginare i tentativi fraudolenti se non si dovesse scontrare con criticità contingenti e limiti insiti alla stessa scienza medica.

Il problema dell’elevata sinistrosità in Italia è riconducibile in primo luogo a motivazioni sociali e culturali. Non è un caso che sui danni fisici in alcune regioni del Nord ci siano città allineate alle medie europee, (Biella, Trento, Bolzano e Aosta ndr), mentre in altre realtà provinciali le percentuali sono tali da non lasciare adito a dubbi sulla volontà fraudolenta nella gestione del sinistro.

Se lesioni inesistenti vengono certificate, o lesioni di lieve entità vengono amplificate è perché nel percorso terapeutico si trovano da parte del medico talvolta superficialità, altre compiacenze o complicità per favorire la presunta vittima del sinistro. Non vedo, dunque, limiti nella scienza medica, così come non vi è dubbio che la stragrande maggioranza dei professionisti sia corretta e responsabile. Comportamenti  illeciti sono riconducibili all’operato dei singoli e, in questa fase iniziale, la medicina legale non può sicuramente intervenire prestando il suo apporto.

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