La rincorsa di Donnet

Tutto pronto per il nuovo piano industriale che il gruppo presenterà mercoledì 21. Spinta su asset management e acquisizioni Così Trieste cercherà di recuperare terreno rispetto ad Allianz e Axa
di Anna Messia

L’ultima riunione congiunta i top manager di Generali Italia l’hanno fatta il 13 e il 14 novembre scorso, in una due giorni a Grezzano, in provincia di Verona. L’obiettivo della squadra guidata da Marco Sesana era mettere a punto gli ultimi dettagli sull’apporto che Generali Italia darà al gruppo nel nuovo piano industriale 2019-2021 che il ceo Philippe Donnet presenterà a Milano il prossimo 21 novembre. Le riunioni hanno coinvolto anche gli altri Paesi strategici in cui il gruppo è presente, primi fra tutti la Germania e la Francia. Tutto è pronto, insomma, o quasi, per l’appuntamento del 21.
Il manager francese si ritroverà per la seconda volta nel giro di due anni a indicare al mercato quali saranno le mosse strategiche di Generali Assicurazioni per i prossimi anni. La prima volta era stato a Londra, il 23 novembre 2016, quando Donnet confermò gli obiettivi del piano fissati dal suo predecessore Mario Greco, (ora ceo di Zurich) nonostante nel frattempo il mercato assicurativo si fosse fatto più complicato, con tassi d’interesse rasoterra. Donnet ha accelerato sul taglio dei costi, ridotti di oltre 200 milioni, e ha dato avvio a un maxi-piano di dismissioni di asset non strategici che ha coinvolto mercati come Belgio, Olanda o Irlanda, ottimizzando la gestione di Germania e Francia. Un riassetto importante che ha fruttato più del miliardo previsto, arrivando a superare 1,5 miliardi.
In questi anni il manager ha tenuto fermi anche gli obiettivi sui dividendi annunciati da Greco, arrivando a distribuire in tre anni 3,7 dei 5 miliardi complessivi promessi al mercato in quattro anni, e il dividend yield ha registrato una crescita costante dal 2014 al 2017, passando dal 3,53% al 5,59%, ben superiore ai tassi di rendimento del Btp a 10 anni. Numeri premiati dal mercato con il titolo Generali (+22,3%) che da quel 23 novembre 2016 ha battuto le performance dell’indice Ftse Mib (+14,4%) e anche di (Zurich +15,4%) e Axa (-3,6%) superata solo nell’ultimo periodo da Allianz (+24,2%) dopo la turbolenza che ha colpito Piazza Affari per le incertezze legate al piano di governo.

Un confronto, quello con gli altri big europei delle polizze, che Donnet dovrà tenere come riferimento anche nel prossimo triennio. Perché Generali nell’ultimo decennio ha perso terreno, in termini dimensionali, rispetto ai competitor. Oggi, anche a causa della volatilità del mercato italiano dell’ultimo periodo, la capitalizzazione di Generali Assicurazioni è pari a 22,43 miliardi. Zurich, con i suoi 46,77 miliardi è più del doppio e le distanze sono ancora più ampie nel confronto con Axa (52,29 miliardi) e Allianz (79,41 miliardi).
Una differenza che Donnet dovrà inevitabilmente tentare di colmare e gli azionisti sarebbero pronti a sostenere eventuali piani di crescita per linee esterne. Intanto Generali continua a sviluppare l’attività di asset management che per gli altri colossi assicurativi europei ha già un peso decisamente rilevante. In questa direzione vanno le ultime operazioni di crescita chiuse da Generali nell’ultimo periodo: come l’avvio di una nuova sede di asset management a New York, assieme ad Aperture Investors, affidata all’ex ceo di AllianceBernstein, Peter Kraus, che prevede un modello innovativo di commissioni legato alle performance. Oppure l’operazione di acquisizione del controllo di Sycomore, boutique di asset management francese valutata complessivamente 200 milioni.

Nei giorni scorsi è stata anche lanciata una nuova business unit per sviluppare il mercato della previdenza integrativa e sostenere la crescita della piattaforma multiboutique. A svilupparsi dovrà essere anche il core business assicurativo e pure qui qualcosa ha già iniziato a muoversi: rilevando Adriatic Slovenica a fine maggio il Leone è diventato il secondo operatore assicurativo della Slovenia. Mentre in Polonia, dove è l’ottava compagnia, c’è stata una doppia acquisizione nel Danni nel Vita, con cui Trieste si è avvicinata all’obiettivo dei top five. Una diversificazione geografica (il 64% dei premi è fuori dall’Italia) che rappresenta un punto di forza del Leone e ha consento a Moody’s di assegnare a Generali (Baa1) un rating più alto dell’Italia (Baa3). Il mercato si domanda quale sarà l’asso nella manica di Donnet per accorciare le distanze dagli altri big. L’appuntamento è per il 21 a Milano, dove si attendono 100 analisti e investitori provenienti da tutto il mondo. (riproduzione riservata)

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