Italiani pronti a scambiare la privacy per avere sconti

di Anna Messia

Gli italiani sono pronti a cambiare banca e a sfruttare le potenzialità offerte dalla nuova direttiva europea sui pagamenti, condividendo i propri dati personali in cambio di prodotti migliori e sconti sui servizi. Lo rivela un sondaggio realizzato tra i principali Paesi europei dalla società di consulenza AtKearney dal quale emerge che il 50% dei consumatori in Italia metterebbe a disposizione i propri dati con altre società in cambio di benefit. Una propensione più alta rispetto alla media dei cittadini europei (la cui apertura alla condivisione è al 32%) e importante alla luce della nuova direttiva Psd2 la cui principale novità è l’abbattimento delle barriere all’ingresso dei nuovi operatori fintech.

«L’apertura al cambiamento degli italiani rappresenta una sfida importante per le banche perché gli operatori fintech potranno costruire una relazione diretta con i clienti, conoscendo le sue abitudini grazie ai dati cui potranno avere accesso», spiega Massimo Arrighi, partner di AtKearney. «Grazie a queste informazioni potranno offrire ai clienti servizi sempre più su misura, disintermediando di fatto gli istituti». Operatori fintech che cominciano a muoversi in Italia non mancano. Come Yolt (del gruppo Ing) che consente di tenere sotto controllo i propri conti correnti con una sola App, e Wow (lanciata da CheBanca!) che permette di effettuare i pagamenti con un pin, appoggiandosi a ogni tipo di conto, o ancora Tinaba (nata da una partnership con Banca Profilo ) che permette di investire i risparmi con un’app. «In questo nuovo mercato le banche tradizionali che sapranno muoversi più rapidamente verso l’innovazione potranno d’altra parte guadagnare quote di mercato rispetto a chi sarà più lento», aggiunge Arrighi.

Dal sondaggio AtKearney emerge che il 35% dei consumatori in Italia ha dichiarato che potrebbe valutare il cambio della propria banca entro 24 mesi, attratto da buone condizioni di prezzo o da servizi più vicini alle proprie esigenze. Media che nel resto d’Europa si ferma al 22%. «Le banche, rispetto ai giganti digitali, mantengono la fiducia dei propri clienti che però, rispetto agli altri europei, hanno minori dubbi a condividere i propri dati bancari». In cambio chiedono di ricevere offerte personalizzate o avere a disposizione strumenti per ottimizzare le spese e la liquidità, utilizzando programmi di gestione finanziaria dei propri risparmi. Oltre, ovviamente, a considerare molto positivamente la possibilità di ricevere in cambio compensi monetari. (riproduzione riservata)

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