Fondi di lunga vita

Quest’anno per la prima volta in Italia il numero degli over 60 ha superato quello degli under 30. L’invecchiamento demografico è un fenomeno di scala mondiale, che modifica molti equilibri. Ecco i fondi attivi e passivi per investire su questo trend
di Roberta Castellarin e Paola Valentini

Per la prima volta dal 1861, cioè dall’unità d’Italia, la popolazione italiana con più di 60 anni è più numerosa di quello degli under 30. Nel 2018 gli over 60 (il 28,7%) superano i cittadini con meno di 30 anni (il 28,4%), come rileva l’istituto di studi e ricerca Carlo Cattaneo analizzando dati Istat. Una tendenza destinata a proseguire. Secondo le analisi di Swiss Re «gli over 65 nel mondo raddoppieranno entro il 2050, passando dall’8,3% al 15,8% della popolazione mondiale. Questo allungamento della vita è un trionfo della medicina e della società che, però, pone a tutti noi sfide sulla sostenibilità economica e umana, poiché gli anziani non hanno bisogno soltanto di garantirsi un sostegno finanziario, ma anche servizi e aiuti concreti contro la non autosufficienza». Oggi la spesa complessiva nel mondo per gli over 65 è di 11mila miliardi di dollari, con una media pro-capite all’anno di 41 mila dollari (35.700 euro). «Le aziende che contribuiranno a rendere la nostra vita più salutare saranno fra gli investimenti a lungo termine più interessanti sul mercato azionario globale. Non trascuriamo la salute e, come investitori, non lasciamoci sfuggire le opportunità offerte dalla ricerca di una vita sana nel campo della nutrizione, della sanità, della biotecnologia e dell’ambiente», sottolinea Manuel Noia, country manager Italia di Pictet Asset Management. Non a caso sono nati molti strumenti del risparmio gestito per investire proprio nel business dell’invecchiamento della popolazione.

Prima la salute. Per catturare questa tendenza, a disposizione dell’investitore italiano ci sono oltre 40 prodotti, tra fondi, Etf e certificati. I fondi sono la categoria più numerosa, con una trentina di prodotti. E in base ai dati Fida sulla categoria degli azionari dei comparti farmaceutico e sanitario, dove sono catalogati la maggior parte dei comparti esposti alle opportunità demografiche, i rendimenti sono stati piuttosto positivi. Il migliore è il fondo Fidelity Global Health Care, +18,9% da inizio anno; segue il Jp Morgan Global Health Care con il 18,8% e il Blackrock World Healthscience con il 18,2%. Questi prodotti sono piuttosto diversificati. Ad esempio Pictet ha una gamma di strategie che investono in società legate alla ricerca di uno stile di vita sano nel campo della nutrizione, della sanità, della biotecnologia e dell’ambiente. A partire dal comparto Pictet Health (+15,5% da inizio anno). «L’aspettativa di vita è enormemente cresciuta nei Paesi sviluppati, ma anche in quelli emergenti, grazie allo sviluppo dell’igiene e all’accesso più ampio a sanità e istruzione». Del resto il tema della salute è al centro di campagne politiche e i Paesi che si occupano della qualità della vita dei loro abitanti figurano tutti nelle prime dieci posizioni dei più felici al mondo oltre a presentare un Pil per abitante più elevato della media. Non sorprende che la spesa sanitaria aumenti vertiginosamente. «Nei Paesi avanzati, quella pubblica è salita di oltre il 2% annuo nell’ultimo decennio, secondo le rilevazioni Ocse», aggiunge Noia. Anche Cpr Asset Management (gruppo Amundi) ha all’attivo un fondo che punta sulla silver economy. «I fondi tematici stanno guadagnando terreno come posizioni chiave all’interno di un portafoglio dal momento che sono in grado di generare un livello superiore di rendimento», afferma Estelle Ménard, deputy head of global thematic equities di Cpr Asset Management, che propone il Cpr Invest Global Silver Age. «Beneficia della tendenza più potente del mondo poiché l’invecchiamento è prevedibile, non ciclico e irreversibile. Questo tema va sempre più rafforzandosi», dice Ménard. Ma bisogna anche dire che «l’investimento tematico è adatto agli investitori con un orizzonte a lungo termine, cinque anni in media, con elevata propensione al rischio, che puntano a un rendimento più elevato di quello generato dalle azioni nel lungo periodo, che al tempo stesso possono sopportare eventuali momenti di sottoperformance dovuti a variazioni nel mercato», avverte Ménard. Anche Candriam ha due strategie legate all’invecchiamento della popolazione: il Global Demography e il Biotechnology. Mentre ha compiuto tre anni il Gis Sri Ageing Population di Generali Investments. Fa leva su una metodologia che combina investimenti socialmente responsabili, un approccio tematico e lo stock-picking, e ha registrato una performance di oltre il 22% dal lancio (15 ottobre 2015), superiore a quella ottenuta nello stesso arco di tempo dall’indice Msci Europe Net Total Return (15,3%).

La società ginevrina Decalia propone il comparto Silver Generation: «Nel 2050 le generazioni silver, ovvero con più di 60 anni, dovrebbero essere il doppio rispetto a oggi raggiungendo 2,1 miliardi di persone, questo movimento è ancora più marcato in Europa e andrà a generare delle opportunità di investimento attraenti», spiegano i due gestori Clément Maclou e Damien Weyermann. L’invecchiamento della popolazione è uno dei supertrend individuati da Credit Suisse, che per esporsi a questo tema propone il fondo Global Digital Health che punta sulla necessità di trovare modi più efficienti per aiutare la popolazione come ad esempio la telemedicina. Accanto agli aspetti della salute vanno tenuti in considerazioni altri profili, come le maggiori necessità di protezione assicurativa e la richiesta di consumi per il tempo libero: il potere di acquisto degli over 60 stimato a livello globale in 15 mila miliardi di dollari nel 2020.

Accanto ai fondi non mancano poi gli Etf e certificati. Fida ha censito una decina di Etf nella categoria azionari farmaceutica e sanità. Il migliore, Spdr S&P Us Health Care Select Sector, ha un rendimento del 19,4% da inizio 2018. Mentre sul fronte dei certificati Vontobel ha appena lanciato Tracker on Solactive Demographic Opportunity Performance-Index, che punta a replicare la performance del Solactive Demographic Opportunity Performance-Index, composto da un massimo di 20 aziende appartenenti al Solactive US Large & Mid Cap Index o al Solactive Europe Total Market 675 Index. Mentre il primo è costituito dalle 1.000 maggiori società americane per capitalizzazione di mercato, il secondo segue la performance di quasi 700 azioni europee. Tutte le società devono appartenere ai settori dell’intrattenimento, tempo libero, medicina specialistica, health care, assistenza. L’indice è anche diversificato da un punto di vista settoriale: si scelgono un massimo di cinque azioni per ognuno di questi segmenti. «Nell’ambito di uno studio tedesco sull’età che comprendeva più di 4 mila persone di età superiore ai 65 anni è stata posta la domanda: quanti anni ti senti? Considerando l’aumento dell’aspettativa di vita e della buona salute, non sorprende che gli intervistati si siano sentiti in media molto più giovani di quanto non fossero. Si origina un terreno fertile per il settore farmaceutico e dell’health care, ma anche per il settore dei servizi, tempo libero e turismo, assicurazioni, prodotti per la cura personale e di bellezza, lusso. Gli anziani stanno diventando sempre più importanti per l’economia, anche solo perchè sono sempre di più», spiega Vontobel.

Il ruolo dei gestori. D’altronde uno studio di Bank of America Merrill Lynch dedicato alla silver economy ricorda che stiamo vivendo la maggiore transizione demografica della storia. Si tratta di una sfida difficile da affrontare per gli Stati, ma anche di un’opportunità per le società quotate di cavalcare il cambiamento. In un report recente dell’investment bank si citava l’immortalità come uno dei più interessanti temi secolari nel decennio 2020-2030. «L’aspettativa di vita sta crescendo rapidamente grazie a un miglior stile di vita e alla tecnologia. Gli studi suggeriscono che un bimbo nato oggi avrà una speranza di vita che arriverà al 2118. Dal 2050 ci saranno soltanto quattro lavoratori per ogni pensionato, contro gli otto di oggi. Il gap pensionistico globale è destinato a salire del 5% all’anno da 70 mila a 400 mila miliardi di dollari nel 2050, gap trainato da India, Cina e Stati Uniti», si legge nel report.
Secondo BofA la longevità e l’invecchiamento della popolazione giapponese spingerà ad avere molti risparmi e bassi tassi d’interesse nel decennio che inizia dal 2020. Con un avvertimento «A differenza dei giapponesi, gli americani risparmiano attraverso le azioni, facendo del wealth management per la silver generation il miglior tema secolare da cavalcare», dice BofA. L’analista Beijia Ma e il suo team sottolineano: «Entro la fine del decennio il numero degli ultra-65enni è destinato a superare quello dei bambini sotto i cinque anni». Lo studio ricorda che l’aspettativa media globale di vita raggiungerà i 77,1 anni entro il 2050 e ciò vuol dire che ci saranno 2,1 miliardi di ultra-60enni contro i 901 milioni attuali. La speranza di vita è cresciuta di 22 anni dai 48 degli anni 1950-55 ai 70 del quinquennio 2010-2015 ed è destinata ad arrivare a 77,1 anni nel 2050 (85 anni nei Paesi sviluppati). Sale anche il tasso di sopravvivenza e chi oggi ha 60 anni ha davanti a sé altri 20 anni di vita (23 nei Paesi sviluppati). Una buona notizia che trasforma la composizione della società e crea una sfida per gli Stati. Si pone il problema della proporzione tra lavoratori attivi e pensionati. Il numero dei primi è destinato a scendere a causa della bassa natalità e il rapporto con i pensionati, che oggi si attesta su otto a uno, diventerà quattro a uno entro il 2050. Secondo gli esperti di BofA Merrill Lynch i governi non sono pronti ad affrontare questa rivoluzione demografica. Già oggi la spesa dedicata alla parte più anziana della popolazione rappresenta il 40% del budget dei Paesi sviluppati e la crescita di questa voce potrebbe portare il 60% dei titoli di Stato a diventare più rischiosi.

BofA Merrill Lynch, con l’intento di dare indicazioni su come investire in questa macro-tendenza, individua quattro settori che saranno coinvolti nel cambiamento. Il primo è appunto quello farmaceutico, perché l’80% degli anziani ha almeno una patologia cronica e il 75% delle spese sanitarie è destinata alla fascia più anziana della popolazione. E delle spese sanitarie mondiali, circa 3 mila miliardi di dollari ogni anno vanno sprecati e potrebbero essere spesi in modo efficiente grazie a soluzioni più intelligenti di spesa.
Il secondo settore è quello finanziario, tenendo conto che già oggi i risparmi sono spesso nelle mani della fascia più anziana della popolazione. In questo caso l’asset management e le assicurazioni dovranno rivedere l’offerta in termini di prodotti destinati all’accumulazione e alla fruizione dei risparmi. Ma ci sarà anche un impatto sulle singole asset class con una spinta verso strumenti che offrono reddito tramite cedole d’interesse o dividendi. Lo studio ricorda che, invecchiando, chi ha un portafoglio finanziario tende a volere meno rischi e quindi nei prossimi 10 anni ci sarà probabilmente un calo d’interesse verso le azioni a favore di altre asset class. In particolare potrà salire la domanda di strumenti che danno cedole, ossia reddito fisso e azioni con un alto dividend yield. Inoltre compagnie e fondi pensione cercheranno strumenti a lunga scadenza che permettano di gestire il cambiamento demografico.
Ci potrà essere anche un ricorso a derivati che permettano di coprirsi dalla volatilità o a prodotti strutturati che espongano ai mercati azionari ma con meccanismi di contenimento delle potenziali perdite. Infine anche gli investimenti alternativi, come gli hedge fund, potranno avere un ruolo nei portafogli per ridurre la volatilità complessiva. Gli asset manager che sapranno cavalcare questi temi potranno beneficiare del cambiamento della domanda della clientela.
Il terzo tema è quello dei servizi destinati alla cura nella terza età, un mercato di 500 miliardi di dollari, e il quarto è rappresentato dai consumi che cambiano. La generazione dei baby boomers oggi ha il 50-60% della disponibilità di spesa dei Paesi sviluppati e i consumi degli over-60 rappresenteranno 15 mila miliardi di dollari entro il 2020. (riproduzione riservata)

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