Donne e finanza sostenibile

Si è svolto martedì scorso a Roma presso il Senato della Repubblica il convegno di presentazione dell’indagine “Donne e finanza sostenibile” condotta dal Forum per la Finanza Sostenibile e da Doxa.

Nel corso della conferenza sono stati illustrati i principali risultati della ricerca sulle scelte e sulle attitudini di investimento dei risparmiatori italiani, con un particolare focus sulle investitrici e sui temi di sostenibilità. Il convegno è stato organizzato in collaborazione con Doxa e con il sostegno di Etica SGR, Hermes Investment Management e State Street Global Advisors.

Dalla ricerca emerge che le donne sono più propense a prediligere investimenti a basso rischio e ad affidarsi alla consulenza degli esperti.

L’indagine ha rilevato una maggior sensibilità femminile per i temi ambientali, sociali e di governance (o ESG dall’inglese Environmental, Social and Governance), soprattutto se legati agli aspetti sociali legati al genere. Inoltre, tra le investitrici è stata registrata una maggiore propensione a investire in prodotti SRI (dall’inglese Sustainable and Responsible Investment).

Infine, a livello trasversale tra i generi si rileva la necessità di un maggior grado di informazione sui prodotti di investimento sostenibile e responsabile. A seguito dell’indagine quantitativa, la ricerca presenta anche una selezione di testimonianze di figure femminili che ricoprono ruolo apicali in organizzazioni imprenditoriali e finanziarie di primo piano in Italia. (In allegato un approfondimento sui risultati.)

Pietro Negri, Presidente del Forum, ha dichiarato: “In un contesto di crescita del mercato SRI, la scelta del focus sulle risparmiatrici nasce dalla constatazione che la donna riveste un ruolo sempre più centrale nel panorama economico-finanziario, in grado di imprimere un’accelerazione nella transizione verso un modello di sviluppo economico più attento all’impatto ambientale e sociale. In quest’ottica anche gli operatori e le istituzioni finanziarie manifestano una maggior attenzione nel promuovere un’effettiva parità di genere nell’ambito dell’organizzazione aziendale”.

Nel presentare i risultati della ricerca, Francesco Bicciato, Segretario Generale del Forum, ha commentato: “Dopo l’analisi degli investitori responsabili condotta nel 2013 e nel 2017 ci è sembrato importante misurare l’attitudine delle risparmiatrici italiane rispetto alle opportunità offerte dalla finanza sostenibile. Ne è emerso un quadro confortante, che evidenzia come il ruolo della donna sia ormai centrale nelle decisioni d’investimento che integrano considerazioni ambientali, sociali e di buona governance”.

Simone Pizzoglio, Head of Department, Data Science & Customer Experience di Doxa, ha spiegato: “La ricerca è svolta su un campione molto inclusivo di risparmiatori: abbiamo scelto una quota davvero minima di risparmio annuo (€1000) per riuscire a descrivere l’atteggiamento di tutta la popolazione verso i temi della sostenibilità”. Ha aggiunto: “Purtroppo la ricerca non esplora la quota, ancora troppo rilevante, di donne che non hanno capacità di risparmio autonomo, cosa che limita l’impatto – evidentemente positivo – degli atteggiamenti delle donne nelle scelte finanziarie delle famiglie”.

A seguire si è svolta una tavola rotonda moderata da Debora Rosciani, giornalista di Radio24, sulla condizione femminile nell’ambito del panorama economico-finanziario italiano.

Antonella Azzaroni, Direttore delle Relazioni Istituzionali di ANIA ha dichiarato: “Gli incoraggianti risultati sul valore aggiunto delle donne in ambito finanziario rappresentano un modello di cui tenere conto anche nell’altro grande attore del sistema, che è quello pubblico. Se si pensa che oggi, su circa 50 figure di direttissima collaborazione dei Ministri (mi riferisco ai Capi di Gabinetto, ai capi degli Uffici Legislativi e ai capi delle Segreterie tecniche), la presenza femminile si aggira intorno al 15%, si capisce che urgenza ci sia di garantire una più equa rappresentanza di genere. Il cammino è ancora lungo, ma può apportare grandi benefici alla collettività”.

“Nel mondo della finanza, le disparità tra i generi sono ancora molto pronunciate, ma la buona notizia è che negli ultimi anni è emersa una maggiore consapevolezza del valore della diversità, fondamentale per l’elaborazione di soluzioni”, ha osservato Silvia Dall’Angelo, Senior Economist di Hermes Investment Management. “Tale consapevolezza è avanzata di pari passo con l’interesse per i temi ESG, la cui inclusione nelle considerazioni di investimento non è più mero accessorio estetico, ma una necessità per garantire prospettive di benessere e ritorni nel lungo termine”.

Anna Fasano, Vicepresidente di Banca Popolare Etica, ha commentato: “Come emerge dall’indagine, le donne desiderano investire in prodotti finanziari ESG e chiedono di conoscere più a fondo i contenuti e le proposte della finanza sostenibile. Come Gruppo Banca Etica questo ci spinge da una parte ad ampliare la nostra proposta e il nostro messaggio per raggiungere un numero sempre più elevato di risparmiatrici, dall’altra a chiedere alle istituzioni di garantire un contesto che consenta alle realtà delle finanza etica di rafforzare la propria azione: per questo auspichiamo che il governo approvi quanto prima i decreti attuativi della riforma del TUB (art. 111) approvata dal parlamento Italiano nel dicembre 2016”.

“L’uguaglianza di genere viene troppo spesso percepita come un aspetto della responsabilità sociale d’impresa o come una questione di mera equità o inclusività sul posto di lavoro, ma non è solo questo. La diversità è infatti un imperativo categorico di business, elemento imprescindibile di crescita e prosperità nel lungo termine, la cui valorizzazione è un elemento chiave di competitività per le aziende” ha dichiarato Giulia Genuardi, Head of Sustainability Planning and Performance Management di Enel.

“La diversità è un pilastro fondamentale della sostenibilità, intesa come capacità di generare nuove idee e cogliere le opportunità che di volta in volta si presentano in contesti soggetti a rapido cambiamento”. “Il ruolo delle aziende nel colmare il gender gap è cruciale, non solo in termini di politiche di assunzione e di welfare, ma soprattutto nel portare avanti un impegno costante per far emergere quei pregiudizi che culturalmente pesano sulle donne e per favorire la creazione di una “cultura della diversità” a tutti i livelli all’interno dell’azienda”, ha dichiarato Ana Paula Harris, CFA, Managing Director di State Street Global Advisors.

Marcella Panucci, Direttore Generale di Confindustria, ha commentato: “La ricerca conferma il contributo importante che le donne possono dare, attraverso le scelte di investimento dei propri risparmi e l’impegno professionale, per favorire un cambiamento culturale sia nella società che nelle imprese. Il nostro impegno come Confindustria è di coniugare lo sviluppo sostenibile con la competitività delle imprese. Le donne, grazie alla loro naturale propensione a operare con uno sguardo attento a risultati concreti e duraturi nel medio periodo e alla capacità di coinvolgere e motivare, possono accelerare il passaggio verso un’economia che sappia intercettare le sfide sociali.”

“La ricerca segnala il fatto che quasi la metà delle donne assume in autonomia le decisioni finanziarie per la propria famiglia. Inoltre, sono più sensibili degli uomini ai temi della sostenibilità ambientale e sociale e segnalano la carenza di informazioni sulla finanza sostenibile”, ha osservato Marina Salamon, Presidente di Doxa, che ha commentato: “Penso che questi dati siano molto significativi: testimoniano una competenza ed attenzione crescente da parte delle donne, il cui ruolo rilevante nella società è ormai acquisito. Le banche, assicurazioni e società di gestione del risparmio dovrebbero tenerne conto, perché questo sarà un fattore strategico per il consolidamento della propria reputazione nei confronti dei clienti e, più in generale, degli stakeholder”.

L’indagine può essere scaricata online a questo link.