Crédit Agricole, l’Italia vale il 12%

L’utile netto prodotto nel paese è di 422 milioni sui 3,39 miliardi del gruppo
I risultati sono riferiti ai primi nove mesi. Intanto l’agenzia di rating Moody’s sottolinea che le tensioni politiche a Roma non cambiano la strategia a lungo termine della banca francese
di Roberta Castellarin

Il risultato netto aggregato del Crédit Agricole in Italia nei primi 9 mesi del 2018 è pari a 422 milioni di euro, quindi circa un 12% dell’utile netto realizzato dal colosso francese nei nove mesi è made in Italy. Crédit Agricole ha infatti ottenuto un utile netto di gruppo nello stesso periodo di 3,393 miliardi di euro (+4% su base annua) e di 1,101 miliardi nel terzo trimestre (+3,2%). La parte italiana del gruppo, che vede Giampiero Maioli come responsabile del Crédit Agricole in Italia, è composta, oltre che dal Gruppo Bancario Crédit Agricole Italia, anche dalle società di Corporate e Investment Banking (Cacib), Credito al Consumo (Agos, Fca Bank), Leasing e Factoring (Crédit Agricole Leasing e Crédit Agricole Eurofactor), Asset Management e Asset Services (Amundi, Caceis), Assicurazioni (Crédit Agricole Vita, Crédit Agricole Assicurazioni, Crédit Agricole Creditor Insurance) e Wealth Management (CA Indosuez WM, Banca Leonardo e CA Indosuez Fiduciaria).

Per quanto riguarda il gruppo Bancario Crédit Agricole Italia l’utile netto si attesta a 215 milioni di euro, in crescita del 15% rispetto allo stesso periodo del 2017. In una nota, la banca ha sottolineato che continua il costante sostegno alle famiglie con l’importante crescita del comparto mutui casa (+6% anno su anno) e dei volumi intermediati di credito al consumo (+36%). «Il sostegno all’economia si conferma a ottimi livelli, con finanziamenti alle imprese in crescita del +2,3% anno su anno), con particolare attenzione ai segmenti chiave per il gruppo, come l’Agri-Agro (+7,6% da inizio anno)», ha evidenziato il gruppo. I ricavi si attestano a quota 1.441 milioni, in crescita del +12% anno su anno anche grazie all’apporto delle tre banche acquisite a fine 2017, oltre al continuo sviluppo delle commissioni di risparmio gestito e assicurative.

Il gruppo ha sottolineato che continua il progressivo miglioramento della qualità dell’attivo con una riduzione del 36% dello stock di crediti deteriorati netti (rispetto a dicembre 2017), ulteriore crescita delle coperture (deteriorati al 55,2% e sofferenze 70,8%) e riduzione del costo del credito (-14% anno su anno). Realizzate operazioni di cessione crediti deteriorati per oltre 1 miliardo di euro da inizio anno. La solidità patrimoniale si conferma su livelli adeguati con il Total Capital Ratio pari al 14,8%. La liquidità si attesta su livelli ben al di sopra dei limiti regolamentari con un indicatore Lcr superiore al 190%, a fronte di un requisito pari al 100%.
Sempre ieri, Moody’s ha sottolineato che «le attuali tensioni politiche in Italia non cambiano la strategia a lungo termine» della banca. (riproduzione riservata)

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