Alla pensione dei professionisti dal 10 fino al 100% del reddito

Pagina a cura di Simona D’Alessio

I «mattoni» (i versamenti contributivi) con cui i professionisti italiani costruiscono la propria pensione hanno un «peso» variabile di categoria in categoria: si va, infatti, dal 10 al 100% di aliquota soggettiva calcolata sul reddito, fissata dai regolamenti delle singole Casse previdenziali. E, a dar più valore all’assegno che si percepirà, contribuisce lo speciale «cemento» (anch’esso deliberato in maniera differente di Ente in Ente), ossia ogni iniziativa per incrementare il «gruzzolo» degli associati, partendo dall’uso di parte del contributo integrativo (a carico del cliente), fino a «spalmare» sui montanti quote di rendimenti degli investimenti finanziari. L’inchiesta di IOLavoro accende le luci sulle peculiarità del «cantiere» previdenziale delle centinaia di migliaia di professionisti dell’area sanitaria, intellettuale, tecnica ed economico-giuridica iscritti a Casse private e privatizzate (disciplinate dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996), mettendo in risalto, percentuali alla mano, in che modo potrà esser determinato l’ammontare della prestazione pensionistica.

Contributo soggettivo. Come è possibile osservare dalla tabella in queste pagine, il panorama delle aliquote è differenziato, frutto di riforme dell’impianto previdenziale approvate nel corso degli anni passati dai vertici degli Enti, cui hanno dato il proprio benestare i ministeri vigilanti del lavoro e dell’economia. Con l’intento di render più congrue le pensioni, nel 2019 la contribuzione di alcune Casse salirà: è il caso dell’Enpam (medici e dentisti), che ha disposto l’innalzamento per i liberi professionisti al 17,5, all’8,% per i pensionati e i medici convenzionati e per chi svolge attività extramoenia, dell’Eppi (periti industriali) che vedrà l’andata a regime il prossimo anno del 18% (ma, accanto all’aliquota obbligatoria, ciascun iscritto può optare per una «maggiorazione» dei versamenti, fino al massimo del 26%) e dell’Enpav (veterinari) che, avendo disposto l’aumento dello 0,5% annuo (fino ad arrivare all’aliquota massima del 22%), nel 2019 avrà un contributo soggettivo pari al 15% del reddito professionale, mentre l’Epap (attuari, geologi, chimici, dottori agronomi e forestali) fa sapere che, «sul contributo soggettivo, oggi al 10% del reddito netto, è in programma una discussione nei consessi elettivi» dell’Ente. Quanto alla Cnpadc (dottori commercialisti), dal 2012 riconosce sui montanti maggiori contributi soggettivi, rispetto a quelli effettivamente corrisposti dagli iscritti: a fronte, infatti, di un versamento del 12%, viene riconosciuto a montante il 15%, attraverso un «meccanismo premiale» che cresce al crescere dei versamenti dei professionisti «fino ad arrivare a riconoscere il 21%, a fronte del 17% di aliquota soggettiva» versata.

Contributo integrativo. L’aliquota a carico dei committenti privati oscilla da un minimo del 2%, ad un massimo del 5%. E, a seguito di una controversia su cui, nella scorsa estate, il massimo organismo della giustizia amministrativa ha posto la parola fine (dando ragione ad una Cassa), la percentuale è sulla rampa di lancio per elevarsi anche per gli incarichi svolti su impulso della Pubblica amministrazione. Il Consiglio di stato, con la sentenza 04062/2018, ha respinto, infatti, il ricorso presentato dai dicasteri dell’economia e del lavoro contro la sentenza del Tar del Lazio 00966/2016, stabilendo, quindi, la legittimità dell’incremento («dall’originario 2% al 4%») del contributo integrativo per le prestazioni rese nei confronti della Pubblica amministrazione, che era stato disposto dall’Epap per arricchire i montanti dei suoi iscritti (si veda anche ItaliaOggi del 7 luglio 2018). A seguito della decisione di palazzo Spada, pertanto, ad attendere il via libera all’ascesa dell’aliquota integrativa nella Pa c’è sia quello che aveva avviato l’azione giudiziaria (e, «ad adiuvandum», s’erano costituiti, in appello, l’Adepp, l’Associazione che raggruppa le 20 Casse professionali, e la Cnpr, la Cassa dei ragionieri, ndr), sia altri Enti di cosiddetta «nuova generazione», caratterizzati sin dalla loro istituzione dal metodo di calcolo contributivo della pensione, l’Enpapi (infermieri), l’Enpab (biologi) e l’Eppi.

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