Alimenti a rischio speculazione

Il maltempo devasta uliveti, aranceti, kiwi, soia e frumento. E persino l’insalata in busta
14 milioni di alberi abbattuti. Danni per miliardi di euro
di Mariangela Latella

Italia a rischio speculazione agroalimentare. Dopo la grave ondata di maltempo che ha devastato le principali regioni agricole nel pieno della raccolta invernale, si teme che la mancanza di prodotto made in Italy possa far scattare distorsioni di mercato. Come quelle occorse all’indomani del terremoto delle Marche quando, per intendersi, si trovavano confezioni di lenticchie di Norcia a prezzi esorbitanti, mentre venivano acquistate dai produttori messi in ginocchio dal disastro, per pochi centesimi al chilo. La denuncia arriva dalle principali associazioni di categoria che hanno iniziato da giorni a fare la conta dei danni. Quattordici mln di alberi distrutti, saltata la raccolta delle olive con perdite di prodotto in tutt’Italia che partono dal 50% in su (Puglia, Calabria, Toscana, Sardegna, sono tutte con le olive in mezzo al fango); oltre mille ettari di aranceti allagati in Sicilia nella sola piana di Catania; in ginocchio la nostra cerealicoltura, danni ai kiwi in Lazio e Veneto o alle pere in Emilia-Romagna.

Qualche distorsione di mercato si comincia già a intravedere, ci spiega un produttore calabrese. «Le clementine, prevalentemente prodotte nella Piana di Sibari sono quotate al produttore a 30-40 centesimi al chilo e rivendute a scaffale al decuplo del prezzo anche se qui non abbiamo avuto danni da maltempo». Per Coldiretti, le perdite all’agricoltura, fra raccolti saltati e infrastrutture danneggiate, ammonterebbero a centinaia di mln di euro, ma le ricognizioni che si effettuano di giorno in giorno potrebbero far lievitare ancora di molto questa cifra. Intanto in Lazio è stato dichiarato lo stato di calamità ma, dalle regioni più colpite, come Friuli Venezia Giulia, Liguria e Veneto (con danni complessivi denunciati dai rispettivi governatori, che sfiorano il miliardo di euro), si invoca lo stato di emergenza nazionale. «Impossibile perimetrare gli ettari colpiti in tutto il paese», ci spiega Rolando Manfredini, responsabile sicurezza alimentare Coldiretti, «ci vorranno settimane.

Certo è che di fronte alla mancanza di prodotto, potrebbero lievitare i prezzi e occorrerà vigilare affinché non si verifichino bolle speculative». In Veneto, le colture più colpite sono la soia e il frumento con buona pace degli accordi Ue-Usa che, a seguito della guerra dei dazi di Trump verso la Cina, hanno portato le due potenze atlantiche ad accordarsi (incontro Junker-Trump di luglio) per l’apertura dell’export siderurgico Ue vs Usa e, viceversa, per favorire l’arrivo di soia Usa in Europa. «In Lombardia e Lazio», precisa una nota di Confagricoltura, «le serre di IV gamma, le insalate in busta, sono state spazzate da raffiche di vento che hanno superato in certi momenti, anche i 150 km/h». Ferma anche la pesca professionale per il blocco dei pescherecci dato dai forti venti e dalle mareggiate, e la mitilicoltura poiché il maltempo ha colpito anche le infrastrutture degli allevamenti offshore. E sono oltre 14 mln gli alberi abbattuti dal vento in tutto il paese; c’è chi stima ci vorrà almeno un secolo per ripristinare lo status quo. Il rischio è lo spopolamento delle zone montane». In un rapido consuntivo, ieri Confagri ha stimato danni complessivi al settore per oltre 2 mld di euro.

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