Unipol decisa a restare tra i soci di Carige e insidia Malacalza

MASSIMO MINELLA
L’AUMENTO. AZIONISTI STORICI VERSO L’ADESIONE
GENOVA.
Il piano industriale prevede un rafforzamento patrimoniale da oltre un miliardo di euro, ma per conoscere il destino di Carige forse basterà capire le manovre legate a una piccola fetta di aumento di capitale, 60 milioni su 560 complessivi. Quella quota, infatti, poco più del 10 per cento, è riservata ai titolari di bond senior derivanti dalla conversione di 510 milioni di subordinati. L’operazione, lanciata il mese scorso, è andata in porto con successo e fra breve si potrà scoprire chi vorrà fare il passo successivo. I riflettori, così come anticipato da
Repubblica nei giorni scorsi, sono tutti puntati su Unipol, che ha convertito i suoi bond subordinati e ora sembrerebbe intenzionata a non mollare la presa. Ancora da capire, invece, le mosse di Generali e Intesa, che hanno aderito anch’esse all’operazione. La Borsa ha comunque premiato il titolo Carige, che ha chiuso la sua giornata con un più 2,4%, dopo uno strappo iniziale di oltre il 5, con più di 13 milioni di pezzi scambiati. La sensazione che con l’aumento si possa allargare la platea dei soci pronti a sostenere il piano di rilancio è quanto mai evidente. E d’altra parte, sono stati gli stessi vertici di Carige, a più riprese, ad augurarsi l’ingresso di nuovi azionisti. La banca dei liguri, che martedì ha approvato i conti dei primi nove mesi (chiusi con un rosso di 210 milioni su cui pesano 150 milioni di oneri straordinari e accantonamenti), si prepara infatti al terzo aumento di capitale negli ultimi quattro anni. Dopo i primi due, che hanno chiesto ai soci un contributo di 1,65 miliardi, è imminente il terzo, appunto da 560 milioni. L’azionista di riferimento, la Malacalza Investimenti, holding della famiglia genovese titolare del 17,6% del capitale, dovrebbe sostenere per intero l’investimento. E lo stesso dovrebbe valere per il secondo azionista, Gabriele Volpi, titolare del 6, e per gli altri titolari di quote significative del capitale (la famiglia Spinelli e le fondazioni bancarie). Ma per rimettere in piedi il malato e farlo camminare, il ricostituente messo a punto dall’ad Paolo Fiorentino prevede non solo denaro fresco, ma anche cessione di società (Creditis) e immobili, come avvenuto martedì per la sede di corso Vittorio Emanuele di Milano, venduta per 107,5 milioni con una plusvalenza di oltre 50.
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