Poste ancora indecise sul ruolo da giocare nel risparmio gestito

Continua a esserci poca visibilità, secondo Banca Imi, sulla strategia che il ceo di Poste italiane , Matteo Del Fante, intende porre in atto nel business della gestione del risparmio, dove è presente con masse totali (dati Assogestioni) di 81 miliardi, al quarto posto dopo Generali , Intesa Sanpaolo e Amundi. Il ceo ieri ha anticipato in Parlamento alcuni punti del piano industriale in corso di elaborazione e che dovrebbe essere presentato entro qualche mese. Gli esperti sottolineano che il business plan si focalizzerà sui servizi di pagamenti, sfruttando la recente acquisizione del 15% di Sia, e sul risparmio postale con l’obiettivo di frenare i deflussi nel comparto, che hanno toccato quota 10 miliardi all’anno nel 2015 e nel 2016 e si attestano finora sui 9 miliardi nel 2017. Ci si concentra anche sui servizi a maggior valore aggiunto nel segmento delle spedizioni, come quelle internazionali.

Mentre nel campo assicurativo, dove Poste è già leader nel business vita, l’intenzione è quella di cominciare a spingere anche la parte non vita come la protezione della casa e della salute (e a MF-Milano Finanza risulta che in cantiere ci sia anche il debutto nel rc auto, anche se Del Fante l’altro ieri non ne ha parlato). Secondo Mediobanca (target a 8 euro) nel settore dei pacchi l’attuale quota di mercato è troppo bassa e Poste cercherà di focalizzarsi sulle consegne estere e su quelle più pesanti, che sono anche le più profittevoli. Ciò a cui Del Fante non ha fatto alcun cenno è ciò che intende fare nell’asset management, dove c’era -avviato dal suo predecessore Francesco Caio- un piano per la creazione di un polo del risparmio gestito conferendo la sgr di Poste, BancoPosta fondi, in Anima salendo al 1-25% del capitale.

Piano che non si è ancora capito se sarà portato avanti e con quali eventuali modifiche. Ragion per cui Imi -pur confermando il target price a 7,5 euro- conclude inesorabilmente che la strategia in questo segmento «resta un’incognita». Una situazione di incertezza della quale finisce per soffrire anche Anima , il cui titolo ieri è tornato a toccare quota 5,5 euro (dai 6,6 euro del 6 novembre) malgrado non più tardi di venerdì10 abbia comunicato conti relativi ai nove mesi in linea con le attese: utile netto a 78,3 milioni (dopo commissioni nette di gestione per 157 milioni e commissioni di incentivo per 4,5 milioni), in crescita del 24%, raccolta netta positiva per circa 2,5 miliardi di euro per un totale delle masse gestite a fine settembre che ha superato quota 76 miliardi di euro, in crescita del 7% rispetto alla fine del 2016. Rispetto a una capitalizzazione di borsa di 1,7 miliardi, al 30 settembre Anima registrava una posizione finanziaria netta positiva per 224,1 milioni (dai 192,9 di fine 2016).

Fonte: logo_mf