Se il Pir corre, cresce anche l’Aim. Ma serve che salga anche il Pil

Oltre 10 miliardi di euro già alla fine del primo anno. E’ il traguardo dichiarato da Raffaele Russo, consigliere del ministro dell’Economia e Finanze (Mef) in merito alla raccolta attesa dai Pir sull’intero anno. La stima che era stata fatta al momento del lancio dei Piani individuali di risparmio era di una raccolta di 1,8 miliardi. A questo punto, secondo Russo, è necessario uno sforzo ulteriore, ossia incentivare la quotazione e favorire l’afflusso di capitali a società non quotate. «C’e’ spesso», ha ricordato, «un timore rispetto al tema della quotazione. Tutte le misure dell’iniziativa di governo Finanza per la Crescita tendono a mitigare questo timore». Russo era tra i partecipanti alla presentazione, avvenuta a Milano, di Pmi Capital, piattaforma digitale organizzata da Ir Top dedicata alle società del mercato Aim Italia e rivolta a investitori qualificati per facilitare l’analisi di rischi e opportunità delle società emittenti del listino secondario di Borsa italiana.

Quella di ieri è stata anche l’occasione per conoscere i numeri di «Aim Insight 2020», studio sull’evoluzione del mercato Aim Italia nel prossimo triennio realizzato sempre dall’Osservatorio Aim di Ir Top sulla base degli incentivi ipo previsti nel ddl di bilancio 2018 che dovrà essere approvato dal Parlamento entro dicembre. Il disegno, che ha introdotto tra l’altro il credito d’imposta sul 50% dei costi di consulenza sostenuti dalle pmi per l’operazione di collocamento fino al 31 dicembre 2020, mira a favorire uno scenario di sviluppo del mercato azionario, in particolare delle pmi, ipotizzando che prosegua la raccolta Pir secondo le previsioni del governo. Il mercato Aim Italia, che ha visto negli ultimi anni il maggior numero di collocamenti, comprende oggi 89 società con una capitalizzazione di 5,3 miliardi e una raccolta totale in ipo (e successivi aumenti di capitale e bond) di oltre 2,3 miliardi di euro. Le conclusioni a cui arriva lo studio Aim Insight 2020 è che per quell’anno si possa raggiungere una capitalizzazione complessiva di 16 miliardi con un target potenziale di circa 200 nuovi collocamenti sull’Aim Italia nel triennio.

In attesa di vedere se le previsioni saranno rispettate, non resta che prendere atto dei progressi fatti dal mercato delle pmi, che ha cambiato passo con l’arrivo dei Pir: «L’Aim si sta consolidando per le pmi ad alto potenziale di crescita», sono state le parole di Barbara Lunghi, capo del primary markets di Borsa Italiana, «il mercato si sta modificando rapidamente. L’infrastruttura di mercato è stata irrobustita. Prima mancavano investitori dedicati a questo tipo di asset class».«I Pir hanno aumentato la nostra potenza di fuoco», ha aggiunto Andrea Buragina, portfolio manager di Mediolanum gestioni fondi sgr, primo investitore istituzionale sull’Aim con quasi 73 milioni di euro. «L’Aim aveva criticità che sono state superate con l’arrivo dei Pir». Tutto bene quindi? Il meccanismo pare ben avviato. Se corre il Pir, il mercato delle pmi non potrà che beneficiarne (e in proporzione anche l’Aim). Ma il presupposto è che a muoversi sia l’intera economia italiana. La notizia, giunta ieri, di un’economia italiana in accelerazione (pil 2017 +1,5% e stima Istat di 1,4% nel 2018) resta però una base che non può venir meno.
Fonte: logo_mf