Non è mai troppo tardi

di Carlo Giuro
Come evidenziato da una recente elaborazione della Cgia di Mestre l’Italia è uno dei Paesi con la popolazione lavorativa più anziana d’Europa. L’età media degli occupati in Italia nel 2016 è stata infatti di 44 anni, a fronte di una media di 42 registrati nei Paesi principali del Vecchio Continente. L’incidenza degli ultra 50enni sul totale degli occupati è poi del 34,1 per cento. Solo la Germania registra un dato superiore al nostro, il 35,9%, mentre in Spagna è del 28,8, in Francia del 30 e nel Regno Unito del 30,9 per cento. In termini evolutivi tra il 1995 e il 2016 gli over 50 occupati sono aumentati di oltre 3.600.000 unità, facendo incrementare questa quota dell’89,8%. Si è cioè verificato quello che viene definito come uno smottamento demografico ed occupazionale. Diventa allora importante approfondire quale sia il potenziale interesse dei Middle Aged nei confronti della previdenza complementare.

La prima possibilità, fortemente auspicabile, è che abbiano già aderito ad un fondo pensione/pip. In questo caso occorre adottare un atteggiamento di “partecipazione consapevole” , monitorando nel tempo l’andamento del proprio investimento previdenziale in logica di check up. Va valutata la coerenza del proprio portafoglio rispetto alla finalità da perseguire. Il tutto in un contesto in profonda evoluzione sia dal punto di vista finanziario con un “prolungato scenario di bassi tassi di interesse” che normativo laddove si verifichino innalzamenti dell’età pensionabile. Potrebbero poi modificarsi le caratteristiche soggettive del risparmiatore (ero un lavoratore dipendente e decido successivamente di avviare la libera professione per esempio, temporanea incapacità o sovracapacità di risparmiare).

Come procedere con il controllo? I punti focali sono rappresentati dalla verifica delle quotazioni del fondo pensione rispetto al benchmark (nel caso dei lavoratori dipendenti del settore privato può essere utile il raffronto anche con la rivalutazione legale del tfr che costituisce una sorta di benchmark “ombra”) o l’andamento del pip, esaminando con attenzione il rendiconto annuale; il fine è quello di elaborare e maturare un proprio ragionamento sulla bontà della gestione finanziaria. Va comunque ricordato che tratta di un investimento di lungo periodo per cui un intervallo ragionevole di confronto non può considerarsi inferiore ad almeno 5 anni. Il tutto va poi filtrato con gli occhi della realtà finanziaria (come sono andati i mercati in generale, in che fase del ciclo economico ci si trova, quali sono le prospettive di ripresa). Durante questo processo può anche essere presa in considerazione l’opportunità di operare eventuali switch, sia tattici che strategici (all’avvicinarsi dell’età pensionabile per esempio) ricordandosi comunque di dovere operare in maniera razionale e non emotiva.

Nel caso in cui il middle aged non avesse invece ancora aderito alla previdenza complementare va metabolizzato che non è mai troppo tardi, considerando il progressivo innalzamento dell’età pensionabile. Anche in età prossima al pensionamento può ravvisarsi un vantaggio significativo di tipo fiscale. Va ricordato infatti come il diritto alla prestazione pensionistica integrativa si acquisisce al momento della maturazione dei requisiti di accesso alle prestazioni, così come stabiliti nel regime obbligatorio di appartenenza, con almeno cinque anni di partecipazione alle forme pensionistiche complementari. Le prestazioni pensionistiche possono essere erogate al 100 per cento sotto forma di rendita o in capitale, secondo il valore attuale, fino ad un massimo del 50 per cento del montante finale accumulato.. Eccezione prevista è rappresentata dalla circostanza in cui la rendita derivante dalla conversione di almeno il 70 per cento del montante finale sia inferiore al 50 per cento dell’assegno sociale; in questo caso la prestazione erogata può essere interamente sotto forma di capitale Il risparmiatore prossimo al pensionamento che aderisse ( può aderire anche il pensionato di anzianità/pensionato anticipato purchè l’età anagrafica non sia inferiore meno di 1 anno dall’età di pensionamento di vecchiaia) potrà quindi percepire verosimilmente la intera prestazione in forma di capitale. Dal punto di vista fiscale dedurrebbe nel corso della partecipazione con vantaggio in termini di aliquota marginale Irpef per essere poi soggetto ad imposta sostitutiva del 15 per cento sulla prestazione in forma di capitale. Vi è poi un ulteriore aspetto che il Middle Aged può considerare, vale a dire il ruolo previdenziale nei confronti dei propri figli.

Interessante ricordare le evidenze del recente Rapporto Ocse «Preventing Ageing Unequally» che rimarca come nel nostro Paese negli ultimi 30 anni i giovani hanno perso sempre più terreno rispetto alle generazioni più anziane, hanno difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro e si ritrovano sempre più frequentemente con lavori atipici. In particolare si evidenzia la criticità dei Millenials rispetto alla situazione della generazione più anziana quando era nella loro fascia di età. Dalla metà degli anni Ottanta, calcola l’Ocse, i redditi dei lavoratori con più di 60 anni sono saliti del 25% di più rispetto a quelli di chi ha meno di 35 anni. Un squilibrio aumentato quindi con un ritmo quasi doppio rispetto a quello già ampio (13%) della media dell’Ocse. Le disuguaglianze durante la vita lavorativa si proiettano poi in disuguaglianze al momento del pensionamento in considerazione dell’applicazione del metodo di calcolo contributivo che rapporta il trattamento di quiescenza ai contributi versati lungo l’arco della vita lavorativa. Livello ancora più elevato di criticità si ravvisa per il segmento femminile con un tasso di occupazione di 20 punti inferiore a quella degli uomini con ancora maggiori difficoltà in età senile. Cosa può fare il Middle Aged a supporto previdenziale dei propri figli? Può fare in modo che aderisca, versandogli il contributo, sia in forma individuale che collettiva, se tale possibilità sia espressamente prevista dallo statuto del fondo pensione negoziale cui aderisca egli stesso nel caso in cui sia un lavoratore dipendente. Dal punto di vista fiscale può dedurre il versamento a fondo pensione/pip fino a limite di deducibilità annuo di 5164,57 euro anche includendo i contributi versati nell’interesse dei familiari a carico. (riproduzione riservata)

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