La polizza cresce nei Pir

di Anna Messia
Non solo il mattone è riuscito a farsi spazio nei piani individuali di risparmio (pir) grazie all’ultima legge di Bilancio che ha fatto cadere il divieto di investire in titoli emessi da società immobiliari. Anche le compagnie di assicurazione sono pronte a prendersi una fetta ben più grande della ricca torta che è nata dai pir, i piani che investono nelle azioni di pmi quotate i cui rendimenti non sono tassati se l’investimento dura almeno cinque anni. A favorire le potenzialità delle assicurazioni è stato l’ultimo intervento del ministero dell’Economia tramite linee guida che hanno chiarito che le compagnie potranno utilizzare con più forza la leva delle gestioni separate nei pir multiramo. Come dire che potranno creare e distribuire piani con un maggiore contenuto assicurativo.

Finora il limite fissato per l’utilizzo delle gestioni separate all’interno dei piani era pari al 10%. Alla fine molte compagnie avevano preferito debuttare nel mercato dei piani individuali proponendo per lo più con prodotti di tipo unit linked, senza gestioni separate. Polizze che, come sottostanti, hanno fondi comuni e che quindi, per le loro caratteristiche, non si differenziano molto dai pir che nel frattempo sono stati lanciati dalle società di gestione italiane. Da tempo l’Ania, l’associazione delle compagnie presieduta da Maria Bianca Farina, aveva chiesto chiarimenti al ministero dell’Economia per poter aumentare il peso delle gestioni separate che, vista la loro natura di prodotti a basso rischio con la garanzia del capitale, avrebbero dovuto superare il limite del 10% investibile dai pir in un unico emittente. Dopo mesi di attesa è arrivata finalmente l’apertura da parte di Via XX Settembre e ora le assicurazioni sembrano pronte a giocare ad armi pari con le società di gestione che in questi mesi sono partite sprint, facendo la parte del leone.

In questo primo anno di avvio dei Pir, introdotti dalla legge di Stabilità dello scorso anno, i risultati sono andati oltre le più rosse previsioni. Per la fine dell’anno le attese dell’esecutivo sono di chiudere con un afflusso netto di 10 miliardi, e si tratta di una stima che già una volta è stata rivista al rialzo, per tenere conto del boom di raccolta inatteso. Mentre Intermonte, che lo scorso settembre ha presentato uno studio sull’argomento in Borsa Italiana, entro il prossimo quinquennio stima che i Pir siano destinati a catalizzare poco meno di 68 miliardi. Valutazioni che tra l’altro non tengono ancora conto degli ultimi interventi normativi che da una parte hanno aperto le porte al settore immobiliare e dall’altra hanno aumentato appunto la presa delle assicurazioni. E se le novità che riguardano il mattone avranno per lo più l’effetto di ampliare la gamma delle imprese che possono beneficiare dei capitali raccolti con i pir, sostenendo il settore immobiliare, gli interventi in ambito assicurativo potranno invece consentire di differenziare l’offerta e aumentare la raccolta. «Il legislatore si è reso conto che la legge sui pir ha bisogno di una continua manutenzione», osserva Gianluca Parenti, partner di Intermonte sim, aggiungendo che le aperture che ci sono state per il settore immobiliare e per quello assicurativo «avranno di sicuro ricadute positive». Del resto anche in altri Paesi dove i piani di risparmio a lungo termine sono partiti prima, come la Francia (nel 1992) o la Gran Bretagna (1999) «sono stati necessari aggiustamenti nel corso degli anni», spiega Parenti.

Da canto loro le compagnie sembrano pronte ad affinare l’offerta in pir e a recuperare terreno rispetto alle società di gestione. In Cnp Partners, che lo scorso aprile era stata la prima assicurazione a partire in Italia con i pir, scegliendo il multiramo, annunciano che entro fine anno sarà data ai clienti la possibilità di investire nelle gestioni separate fino al 30%. «È una leva che avremmo voluto utilizzare fin da subito», dice il responsabile marketing Girolamo Chiaramonte, aggiungendo che l’introduzione dei pir ha fatto sì che la produzione delle reti medio piccole raddoppiasse e «ora è stata avviata la distribuzione nelle reti maggiori con un notevole interesse». Anche Poste Vita entrata nel mercato con una pir Unit a fine giugno ha fatto numeri importanti raccogliendo in soli quattro mesi 188 milioni. Pure in Helvetia, dove offrono già pir unit, sono pronti ad arricchire l’offerta con un prodotto multiramo «per meglio soddisfare le richieste delle banche partner che già dispongono di pir gestiti dalle sgr», dice l’amministratore delegato, Fabio Carniol. Anche in Axa sono al lavoro: «I risultati di questi primi mesi sono sorprendenti e mostrano l’interesse degli italiani per soluzioni innovative che portano benefici individuali e collettivi», dice l’ad, Patrick Cohen. Mentre in Generali , dove a luglio hanno lanciato il pir GeneraCrescita, sottolineano che «la gestione separata, che garantisce il capitale investito permette di controllare maggiormente il rischio rispetto ai pir che investono esclusivamente in fondi», dice Giancarlo Bosser, a capo del Vita e Employee benefits di Generali Italia.
Novità che potrebbero spingere al debutto nei piani individuali anche compagnie di assicurazione che finora sono rimaste alla finestra, come Unipol o Groupama. Ma che anche chi, come Mediolanum che nei pir ha avuto grande successo raccogliendo a settembre scorso 1,7 miliardi, per cavalcare meglio il mercato, sembra invece intenzionato a continuare ad utilizzare solo prodotti di tipo unit linked. (riproduzione riservata)

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